Gaza, le donne come scudi sangue e orrore alla moschea
Israele spara sulla folla: "Coprivano i miliziani armati"
La battaglia al tempio di Nasser, uno dei più antichi a Gaza. Una persona è stata uccisa sul colpo, un´altra è deceduta all´ospedale
Fuoco verso un corteo inerme: Tshal assediava da tre giorni Beit Hanun per dare la caccia a decine di palestinesi
I militari: "Volevamo colpire i guerriglieri che si erano intrufolati nel corteo"
Alcuni miliziani accusati di lanciare razzi travestiti con abiti femminili
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
alberto stabile
GERUSALEMME - Prima in silenzio, poi invocando l´aiuto di dio per farsi coraggio, le donne velate scivolano lungo il muro che costeggia la moschea Nasser, nel cuore di Beit Hanun. Gli israeliani, che da tre giorni assediano la cittadina, hanno stretto la moschea in una tenaglia perché all´interno si sono rifugiati alcune decine di miliziani armati. All´improvviso, secchi come colpi di frusta, si odono gli spari di un tiratore scelto. I bianchi fazzoletti ondeggiano, svolazzano, si disperdono e si raggruppano, come uno stormo d´uccelli impazzito. Un corpo giace immobile sul marciapiede, avvolto nel lungo soprabito marrone. Qualche metro più in là, un´altra donna è riversa in un lago di sangue.
Se mai quella che gli israeliani chiamano, poeticamente, Operazione "Nuvole d´autunno" sarà ricordata, rispetto ai molti assedi stretti su Beit Hanun nel corso del conflitto, è per la scena appena descritta. Donne palestinesi che, seppure non in gran numero, una cinquantina, sembrerebbe dalle immagini riprese da alcuni operatori tv, scendono per la prima volta direttamente in campo per aiutare i combattenti. L´esercito che apre il fuoco verso il corteo inerme. Una donna uccisa sul colpo, un´altra spirerà in ospedale, parecchie sono ferite. Un incidente, chiamiamolo così, imbarazzante per uno dei più potenti eserciti del mondo.
Non a caso, la spiegazione del portavoce militare non s´è fatta aspettare. Quelle donne erano state chiamate per essere usate come "scudi umani", è la versione dei militari, per frapporsi tra esercito e miliziani, assedianti e assediati, permettendo a questi ultimi di fuggire. Quanto agli spari, i portavoce sostengono che erano diretti contro uomini armati che s´erano intrufolati nel corteo. Tsahal avrebbe le immagini, a conferma. Il filmato della Reuters, però, lo esclude.
Di certo, attorno alla moschea Nasser, una delle più antiche della Striscia di Gaza, s´è svolta una battaglia di 18 ore cominciata al tramonto di venerdì. È allora che alcuni armati, fra cui, dice sempre l´esercito, miliziani ricercati dell´ala militare di Hamas responsabili del lancio di missili Kassam contro il territorio israeliano, si barricano nel luogo di culto. Quanti?
Qui le versioni variano grandemente: da una dozzina ad alcune dozzine. Scambi di armi automatiche, granate assordanti, colpi d´artiglieria. È evidente che, se l´avessero voluto, gli assedianti, visto il potente dispositivo aereo, navale e terrestre messo in campo, avrebbero potuto radere al suolo la moschea in pochi secondi. Invece, nel tentativo di costringere i miliziani ad arrendersi, un buldozer comincia a demolire un muro esterno. È una tattica che ha già dato i suoi frutti nella cattura degli uomini accusati dell´uccisione del ministro del Turismo, Avraham Zeevi, i quali si sono arresi prima che il carcere di Gerico venisse completamente demolito.
Ma gli assediati della moschea non si arrendono. Una radio di Gaza, appartenente ad Hamas, lancia un appello alle donne palestinesi, perché corrano alla mosche di Beit Hanun ad aiutare i combattenti.
In cinquanta o sessanta rispondono. Vanno. I soldati sparano. Ma, superato l´iniziale smarrimento, le donne tornano alla carica.
Alcune riescono a entrare nella moschea. Nel caos che ne segue, i miliziani fuggono. In un fotogramma tv, uno dei miliziani appare vestito da donna, mentre gli amici si congratulano. Potrebbe essere stato questo lo scopo dell´appello lanciato dalla radio: dare agli uomini armati la possibilità di fuggire nella confusione provocata dall´entrata in campo delle donne. «È stata un´operazione di sicurezza piuttosto complessa» dice, infatti, Abu Ubaide, uno dei comandanti di Hamas. «Da alcune case vicine, i nostri combattenti hanno aperto dei buchi nei muri della moschea, facendo entrare le donne e contemporaneamente guidando i miliziani fuori». Quando, intorno a mezzogiorno, crolla il tetto della moschea, all´interno non c´è più nessuno.
L´operazione "Nuvole d´autunno", decisa per fermare il lancio di missili Kassam e, per tenere Hamas, secondo le parole di un alto ufficiale israeliano, «sotto una pressione costante», ha solo prodotto frutti amari. Trentamila persone, quante ne conta la popolazione di Beit Hanun, sono costrette a vivere in stato di guerra. Il giorno prima dell´assalto alla moschea, l´ordine di Tsahal, diffuso per altoparlante, a tutti gli uomini tra i 16 e i 40 anni era di presentarsi in una scuola per essere interrogati.
L´esercito si compiace di una statistica, in tre giorni «34 terroristi uccisi». I palestinesi parlano, invece, di 24 morti, fra i quali un bambino di 4 anni e parecchi civili. I Kassam continuano a piovere sul Negev. Il soldato Shalit, rapito il 25 giugno, è sempre ostaggio dei suoi rapitori. Dal suo pulpito settimanale, nella città di Gaza, il premier Ismail Haniyeh è netto: «Hamas non farà concessioni».