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VENEZIA - Dopo le carabiniere, le alpine, le aviere, le quote rosa infrangono l´ultima barriera finora preclusa alle donne con le stellette: quella dei Marò, i fucilieri del glorioso Battaglione San Marco, i marines di casa nostra. E a sfondare non poteva che essere una specialista delle truppe d´assalto: Silvia Di Siervi, 24 anni, che il 3 maggio comincerà ad affrontare il corso riservato agli specialisti del San Marco. Così la giovane sottufficiale di Galatina (Lecce) darà un bacio al marito (anche lui nei lagunari e con lei in missione per "Antica Babilonia" a Nassiryia) e alla figlia di un anno, Sara, per calarsi nei panni del soldato Jane, la Demi Moore arruolata ad Hollywood per raccontare la storia della prima marine americana. «Sì, quel film l´ho visto durante il corso volontari - ammette Silvia - e devo dire che mi ha dato una grande carica, spingendomi a diventare quella che sono».
All´età in cui le ragazze coronano i propri sogni borghesi, il caporalmaggiore Di Siervi si è sobbarcata marce veloci con zaino in spalla, salti in acqua da quattro metri d´altezza, guadi, arrampicate su scogliere e tutto quello che Hollywood ci ha mostrato a proposito di addestramento militare: solo così ha potuto superare il corso di qualificazione anfibia che ora permette a lei e ad altri 130 commilitoni lagunari di partire per Brindisi e cominciare una nuova fase di preparazione insieme ai Marò del San Marco. La prova del fuoco sarà l´esercitazione "Mare Aperto", con sbarchi simulati al poligono di Capo Teulada, in Sardegna, preludio alla «forza nazionale di proiezione del mare» che nascerà nei prossimi mesi per riunire in un solo corpo le truppe da sbarco della Marina e dell´Esercito. Ma l´idea di calarsi in corda doppia da un elicottero sospeso a trenta metri d´altezza non spaventa Silvia, già svezzata dalla missione in Iraq, nella quale vide morire il suo amico e collega Matteo Vanzan: «Se avessi avuto un figlio maschio - dice - l´avrei chiamato Matteo e oggi affronto questa sfida anche per lui».
Non teme neppure l´impatto con il San Marco, l´ingresso nella caserma Carlotto di Brindisi, dove finora mai nessuna donna in divisa ha messo piede: «Non so che ambiente troverò, ma penso che siano esseri umani pure loro, sono tranquilla. Ho imparato a farmi rispettare dagli uomini nell´unico modo possibile: sudare insieme a loro, senza paura e senza diffidenza reciproca. Mio marito? È molto contento, tra l´altro partirà anche lui dopo di me per l´addestramento con un´altra compagnia». Una fortuna, quella di imbarcarsi in scaglioni diversi, così la piccola Sara avrà sempre qualcuno ad occuparsi di lei, anche se il caporal maggiore Di Siervi, quando parla della figlia, non nasconde un approccio tutto femminile alla vita da caserma: «Spero che prima o poi anche gli asili nido possano fare il loro ingresso nelle caserme, come già avviene all´estero».
L´improvvisa popolarità non sembra turbare più di tanto la giovane sottufficiale. Alle domande di chi l´ha cercata in queste ore, risponde con voce ferma, senza troppi giri di parole. Si sente una donna speciale? «Niente affatto - risponde il "soldato Jane" - penso di essere una ragazza come le altre che affrontano le grandi sfide della vita, in divisa o in abiti civili. Semmai vorrei che la mia storia potesse servire da stimolo, da esempio per le donne che vogliono raggiungere un obiettivo».
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