Marine violenta un'altra ragazza La rabbia delle donne dell'isola di Okinawa
a.pa.
Un affare assai spinoso aspetta il segretario di stato Condoleezza Rice che si appresta a fare visita, la prossima settimana, al Giappone. Una nuova inchiesta per stupro è stata aperta ieri ad Okinawa a carico di un altro soldato americano di stanza nell'isola giapponese, mentre Tokyo e Washington stanno cercando di arginare la rabbia mai sopita degli abitanti, da sempre contrari al fatto che lo 0,66% del territorio giapponese debba ancora oggi ospitare la metà dei 45mila militari americani stazionati nel paese.
Da martedì il comando americano aveva praticamente imposto il coprifuoco alle proprie truppe dopo che la settimana scorsa un marine, Tyrone Hadnott, era stato arrestato con l'accusa di aver violentato una ragazzina di 14 anni. Il nuovo caso di violenza sarebbe avvenuto il 18 febbraio in un albergo della città, e la vittima è una donna filippina che si trova ora in ospedale. Il soldato sospettato è stato arrestato dall'esercito americano ma sul caso sta indagando anche la polizia locale.
I fatti di questi giorni riportano alla memoria il terribile 1995 quando una bambina di 12 anni fu stuprata da tre soldati americani, facendo deflagrare una serie di violente proteste che costrinsero il governo giapponese a rinegoziare con Washington il posizionamento delle truppe non solo sull'isola ma anche in tutto il Giappone. Poca cosa, in verità, visto che il tutto si risolse con un accordo, siglato nel 2006, in base al quale gli Usa si impegnavano a trasferire 8.000 soldati nel territorio di Guam entro il 2014. Furono anche decisi alcuni spostamenti interni a Okinawa nel senso di liberare dalla presenza dei militari alcune zone densamente popolate, per trasferirli verso il nord dell'isola.
Per certo, poco o nulla è cambiato da allora nei rapporti tra le due comunità se, ancora lo scorso anno, 46 membri del personale Usa sull'isola sono stati arrestati per aver commesso crimini. Vero è anche che nel 2006, quando si svolsero le elezioni per il governatore, il voto non premiò, sia pure di poco, la signora Keiko Itokazu, che aveva fatto campagna per una più massiccia riduzione delle truppe Usa. Di fatto è il ricatto economico che pesa sulle scelte di un'isola che è anche una delle aree più povere del Giappone e alla quale non è mai stata offerta una decente alternativa di sviluppo. Così i militari spadroneggiano, come dimostrano episodi minori dei giorni scorsi quando un marine è stato trovato mentre dormiva su un divano all'interno di una casa della quale aveva forzato la porta.
Il punto vero della questione lo hanno colto le donne di Okinawa che, in una lettera scritta dopo la violenza contro la 14enne e pubblicata dal sito di Counterpunch, si dicono infuriate. «Questo incidente è solo la punta dell'iceberg» affermano «Ci sono state così tante vittime di violenze che hanno taciuto e pianto sole nei loro letti, che voi avete pensato di potervela cavare. Ma questi giorni sono finiti. Non permetteremo di essere umiliate più oltre» e continuano «E' lo stesso addestramento militare che vi ha insegnato a vederci come qualcuno che potete occasionamente stuprare (...) non vi odiamo come individui ma come membri dell'organizzazione militare Usa, voi non siete i benvenuti qui. Forse immaginate di stare qui a proteggere Okinawa. Ma finché sarete qui, noi non ci sentiremo sicure. Poiché voi siete qui, vivremo in una paura costante».