Articolo da "Il Corriere della Sera" del 23 dicembre 2002.
... ma nascono così, o le/i rovinano da piccole/i ????

Donne marines, in fila per andare al fronte
Svolta al Pentagono, che apre al gentil sesso sempre più posti “a rischio di combattimento”

dal nostro corrispondente
NEW YORK - Se Bush farà la guerra contro Saddam, al fronte ci saranno moltissime donne, molte più che in qualsiasi altra guerra combattuta dagli Stati Uniti. E questo perché nel corso degli anni Novanta, in sordina, anche l’Esercito ha aperto più spazi alle soldatesse, sulla scia di quanto avevano già fatto la Marina e l’Areonautica.

Le donne hanno ottenuto oramai da tempo di pilotare caccia e bombardieri. E i numerosi studi sulle loro performance hanno dimostrato che sanno farlo come, se non meglio, dei loro colleghi: sia nelle campagne aeree in Kosovo che in Afghanistan le pilotesse sono state giudicate impeccabili.

L’Esercito ha avuto però sempre paura rispetto alla presenza delle donne in prima linea: troppo grande il rischio che rimangano uccise, con la possibile conseguenza di minare il morale delle truppe. Per di più, per quanto atletiche possano essere molte donne, difficilmente arrivano allo stato di forza richiesto dagli uomini della prima linea, come le Squadre Speciali o gli Artiglieri.

Tuttavia nel corso degli anni le donne si sono trovate, anche se accidentalmente, in situazioni di vero e proprio combattimento, e il loro comportamento è stato coraggioso e freddo: pilote di elicotteri, autiste di camion, meccaniche, soldatesse delle unità di polizia militare si sono trovate accerchiate dal nemico sia durante l’invasione di Panama che durante la guerra del Golfo, e hanno dovuto difendersi con le armi. E lo hanno fatto bene. E per questo, senza annunciarlo a gran voce, l’Esercito ha aperto per loro molti posti “a rischio di combattimento", prima chiusi. Oramai ci sono reparti, come le brigate antimine, guidati da ufficiali donne: in caso di invasione dell’Iraq toccherà a loro andare avanti ad aprire la strada ai mezzi corazzati. Lo stesso compito toccherà ai reparti genieri, che dovranno costruire ponti o aprire strade. E se dovesse esserci la tanto temuta guerra casa per casa a Bagdad, le unità interessate sono tutte miste. Certo, combattimento vuol dire anche rischio. E gli Stati Maggiori si chiedono come reagirebbe l’opinione pubblica davanti a caduti di sesso femminile. Per ora si sa solo che per le donne cadute nel Golfo e in Afghanistan la reazione è stata serena, la gente era convinta che si trattasse di guerre "giuste". Allo stato attuale, però, lo stesso non si può dire di una possibile guerra contro l’Iraq: tre quarti degli americani affermano di non avere ancora capito perchè si debba fare.

A.Gu.