Articolo da "Il Manifesto" del 15 gennaio 2004
La madre kamikaze

Rim Al-Rayashi è la prima donna-bomba degli islamisti di Hamas. La ragazza aveva due bambini; si è fatta esplodere ieri mattina a Gaza, uccidendo quattro militari israeliani

MICHELE GIORGIO
GERUSALEMME
Il movimento islamico Hamas e le Brigate dei martiri di Al-Aqsa (Fatah) hanno rivendicato l'attacco compiuto ieri mattina da una giovane kamikaze palestinese, Rim Al-Reyashi, 22 anni, che si è fatta esplodere al valico di Erez, tra Gaza e Israele, all'interno di una palazzina utilizzata per il controllo dei manovali che si recano a lavorare in Israele. È la prima volta che Hamas usa una donna per questo tipo di azioni. Le kamikaze invece erano state protagoniste di alcuni attentati compiuti, nel 2002, da altre organizzazioni armate palestinesi. L'esplosione ha ucciso quattro israeliani: due soldati, un poliziotto e una guardia privata addetta ai controlli di sicurezza. I feriti sono stati una dozzina, uno dei quali è stato ricoverato in ospedale, ad Ashqelon, in gravi condizioni. La deflagrazione è avvenuta nella palazzina n.12 di Erez, quindi all'interno di Gaza e non di Israele. Gli accordi di Oslo (1993) infatti stabilirono che tutte gli edifici e gli uffici dei punti di transito sarebbero stati costruiti all'interno del territorio palestinese. Il governo israeliano ha accusato i palestinesi di non voler un soluzione pacifica del conflitto ma di proseguire con il «terrorismo». L'Anp da parte sua non ha condannato l'attacco. Il premier Abu Ala e il portavoce palestinese Nabil Abu Rudeinah, hanno invece affermato che l'occupazione israeliana e la costruzione del muro stanno creando una situazione insostenibile che spinge i palestinesi a compiere atti disperati.

«Sognavo di diventare una martire e di morire per il mio popolo fin da quando avevo 13 anni», ha detto Reem al-Reyashi in un messaggio video ripreso prima dell'attacco suicida. La giovane, madre di una bambina di un anno e mezzo e di un bambino di tre, è apparsa a volto sorridente nelle immagini in cui esprime il suo amore totale per i figli. «Dio mi ha dato due figli che ho tanto amato. Solo Dio sapeva quanto io li amassi», ha detto mentre in tuta mimetica e con un mitra posato sul grembo si rivolgeva alla telecamera. Al-Reyashi abitava nel rione popolare di al-Zaitun, una delle roccaforti di Hamas, ed era impiegata nella zona industriale di Erez, dove si recava quotidianamente. Ieri mattina per distrarre i soldati ha escogitato uno stratagemma: giunta di fronte al metal detector ha spiegato di avere una placca metallica nel ginocchio, impiantatale durante un'operazione alla gamba. I militari le hanno chiesto allora di mettersi da parte, per sottoporsi ad ulteriori ispezioni. La giovane donna è così entrata nella stanza dove si trovavano i militari senza destare eccessivo sospetto. Dopo alcuni istanti ha attivato il meccanismo di esplosione.

Hamas ha affermato di aver utilizzato per la prima volta una donna per compiere un attentato suicida, allo scopo di aggirare le contromisure della sicurezza israeliana, e ha detto che intensificherà gli attacchi. Lo sceicco Ahmed Yassin in passato si era espresso contro l'uso delle donne. «Fintanto che ci saranno combattenti (maschi) non abbiamo bisogno di ricorrere alle donne», aveva spiegato. Ieri invece ha dichiarato che l'utilizzo di «shahide» (martire donna) è «un nuovo sviluppo nella resistenza contro il nemico». Ha poi aggiunto che «è un dovere di tutti i musulmani partecipare al Jihad. La resistenza contro il nemico si intensificherà fino a che non lascerà la nostra terra e patria».

A Gaza city tuttavia, se da un lato il gesto di Rim Al-Reyashi ha trovato il consenso della popolazione, dall'altro molti hanno condannato l'impiego di una madre di due bambini in una azione suicida costata la vita ad altre quattro persone. Si attendono ora le reazioni del governo israeliano che ieri ha ordinato il blocco totale della Striscia di Gaza e chiuso l'area industriale di Erez. «Non chiuderemo il valico completamente», ha detto il portavooce di Sharon, Raanan Gissin, «ma nessuno potrà lamentari se faremo controlli più severi». Israele nega di infliggere punizioni collettive ai palestinesi ma a pagare per l'attacco suicida di ieri mattina saranno proprio i tremila operai di Gaza impiegati, con paga giornaliera, nelle fabbriche di Erez.