Il petrolio il sangue l'acqua. Liquidi di questa primavera, qui da noi asciutta polverosa e metereologicamente anomala, come ormai da lungo tempo è il clima tutto. Liquidi comunicanti, liquidi debordanti, dal vaso della vita a quello della morte.

Il petrolio, l'energia, la guerra. Gli USA ospitano il 5% della popolazione mondiale, e consumano il 25% dell'energia prodotta nel mondo. Ogni anno l'americano medio consuma 3650 chilogrammi di petrolio, 2132 di gas naturale e 2335 di carbone e 40 grammi di uranio. Ma il petrolio estraibile a basso costo in America sta inesorabilmente finendo; il barile è vuoto, empty; resta quello del Golfo Persico. Rumsfeld e Wolfowtiz se ne preoccuparono già nel 1998 quando scrissero a Clinton esortando una guerra contro l'Iraq e la rimozione di Saddam Hussein perchè “rappresenta un pericolo per una significativa porzione dei rifornimenti mondiali di petrolio”... semplice. Ecco qua, il PNAC Progetto per il Nuovo Secolo Americano. E' ufficialmente iniziato la notte del 19 marzo con le bombe sopra il cielo di Baghdad. Attacca terrorizza, manda le immagini e tutti vediamo la guerra in televisione narrata perlopiù da voci femminili. Non che queste la rendano meno shoccante, forse aggiungono un tocco di emotività a quelle immagini suggestive ma lontane, dove i morti ancora non si vedono; dovranno esserci le telecamere di Al Jazira per farci vedere almeno lo strazio dei feriti; mentre i videotelefoni ci mostrano solo i militari, tanti, la propaganda ci mostra gli arresi, i vinti, quelli che non ne potevano più, qualcuno che saluta con la mano i vincitori, i pozzi che ardono e l'aria che dicono, è irrespirabile. Brucia il petrolio, tattica difensiva di chi non sa come fare ad oscurare un pezzo di cielo contro chi ha dalla sua tecnologia fantascientifica da conquista spaziale. Energia convertita in armi, tanto per cominciare... chissà se tireranno moab la superbomba... energia convertita in tecnologia sopraffina, per la logistica e la comunicazione, e, che dire, pure energia mediatica, per trasmettere i breefing con luci e fondali da cinema hollywoodiano. La maggior parte degli americani sono gran consumatori di tutto e soprattutto di realtà convertita in opportuna finzione; quando qualcuno tenta di mostrare il trucco, viene blindato: millecinquecento manifestanti contro la guerra arrestati a S.Francisco... Il trucco appunto. Si può dissertare su Saddam dittatore.., -come poi, se ci fosse solo lui! come se non fosse stato vecchio amico e acquirente (di armi) degli USAe quant'altri, Italia compresa...- si può definire l'equazione Bush war = E$$O war, ma difficilmente nei commenti mediatici emerge il campo di esistenza del risultato, difficilmente si arriva al dunque: la quantità, l'utilizzo e l'impiego dell'energia, le conseguenze. ...”(la termodinamica classica) è l'unica teoria fisica di contenuto universale di cui sia convinto che, nell'ambito del suo spettro di applicabilità, non sarà mai messo in discussione” diceva Einstein, e a quanto pare, l'inquinamento, l'effetto serra e il conseguente cambiamento climatico gli danno ragione. E questa cosa la sanno perfettamente anche i cervelloni del MIT che di questi tempi lavora sulla maggior parte di commesse per il ministero della difesa, quindi per i militari. La tendenza non si inverte, anzi si arriva all'estremo, alla guerra, perchè, sembra non poter cambiare stile chi come popolo è nato rubando risorse a incominciare dalla terra dei popoli nativi. “Non si vende la terra dove cammina un popolo” diceva Cavallo Pazzo; infatti gliel'hanno rubata a suon di genocidi; ora tocca al petrolio dell'Iraq. Volli, volli, volli, fortissimamente volli sembra dire la faccia nervosa di Condoleezza alle spalle di Bush dall'eterna espressione di pandôlo ... Si prende, allora, è nei piani, con le buone cioè la copertura dell'ONU o con le cattive, con la guerra. Sangue per il petrolio. Un sangue che non si vede, che non si sa, perchè soffocato nei rifugi improvvisati, censurato dall'informazione e disseccato nella lenta agonia di un popolo affamato da dodici anni di embargo. Una previsione Onu del gennaio di quest'anno recitava la cifra di oltre un milione di bambini morti in caso di conflitto della durata media da due a tre mesi. Le cronache ci dicono che la conquista va abbastanza veloce, fatto salvo qualche resistenza imprevista e qualche defaillance fra marines e alleati vittime di fuoco amico o di qualche imprevisto disertore, forse sarà una guerra breve, forse... alla fine molti cambieranno canale, ma le guerre e soprattutto quelle moderne si lasciano dietro uno strascico di morte che non finisce più perchè si chiama uranio. Quanti bambini e quante persone sono morte in Afghanistan durante e dopo e per colpa della guerra? Perfino i parenti delle vittime dell'11 settembre non hanno stomaco per questo conflitto. Quell'11 settembre che se non c'era bisognava inventarlo tanto è stato la chiave di volta della guerra al terrorismo e quindi alibi universale, passpartù per la guerra in ogni parte del mondo. E anche i commentatori e i giornalisti adesso, si lasciano sfuggire che questa probabilmente sarà la prima di una, ahinoi, lunga serie per via della “deriva imperiale” che sta prendendo la presidenza americana. Guarda un po', se lo dicono loro... scorrerà... scorrerà il sangue, schizzerà fuori a mostrarsi alla faccia di conflitti massmediaticamente confezionati per non evidenziarlo; o per amalgamarlo nel fluido informativo indefinito della notte degli Oscar o del periodico serial killer che si aggira per le strade di New York, o di qualche altra città, a mantenere il livello di fisiologica follia di una società candidata alla colonizzazione universale. Acqua. Colonizzazione e ladrocinio anche di quella, perchè anche l'acqua è fatta merce ed è preziosa quanto e più del petrolio. Da Kyoto dove in questi giorni è in corso il vertice mondiale sulla gestione delle risorse idriche giunge notizia di fallimento perchè Washington rifiuta di inserire nel documento finale ogni riferimento all'effetto serra come minaccia per l'equilibrio idrico del pianeta. Prevedibile. Così come ovvio che gli israeliani utilizzano l'80% delle risorse idriche palestinesi e i turchi sfruttano le risorse idriche in territorio kurdo obbligando i kurdi ad abbandonare la loro terra, con le buone o con le cattive, si sa. Dove non c'è acqua nelle falde, anche il sangue nelle vene si secca. 30.000 persone ogni giorno muoiono per mancanza d'acqua; dieci volte di più delle vittime delle Twin Towers; dieci volte, ogni giorno. Ma niente ci fa; chi è il maggior responsabile dell'effetto serra, non ne vuol sapere. La desertificazione avanza ma a casa d'altri... in ogni caso, se a casa d'altri c'è ancora qualche interesse materiale o strategico, con una guerra preventiva (quindi non giustificata da alcuna aggressione), si può sempre irrompere e servirsi. Vale la pena di ricordare che il Medio Oriente è strategico per il petrolio e per l'acqua e l'Iraq è il paese più ricco d'acqua e chi lo controlla ha in mano i rubinetti dell'intera area oltre che l'accesso diretto al Golfo Persico attraverso il Tigri e l'Eufrate i fiumi dei quali ci parlavano a scuola a proposito del fiorire della civiltà umana. In quel posto si son viste dittature e massacri, adesso si vedono le sagome delle palme nel bagliore dei bombardamenti; scenografia per i prossimi video games da lanciare sul mercato; è questo alla fin fine che converte e misura i liquidi organici e inorganici in liquidi inodore e incolore, in liquidi monetari. Tutto si trasforma, ma nulla torna spontaneamente allo stato originario. Il petrolio, -dinosauri e microscopiche alghe di miliardi di anni fa-, non torna nel suo bacino, il sangue lascia macchie dure da togliere dalle superfici e (talvolta) dalle coscienze, l'acqua inquinata porta morte. Kyoto dopo Kyoto, barile dopo barile, guerra dopo guerra, sappiamo di chi sono le responsabilità, quelle planetarie. ..(tralasciamo per un momento quelle locali)... Sputiamo su Bush.

Dumbles, 23 marzo 2003