Irlanda del nord, un muro tra i banchi
Separati in casa
Un gruppo di madri, riunite in una cittadina nordirlandese, discutono della possibilità di spezzare la storica divisione tra scuole cattoliche e protestanti La località è Omagh, dove nove anni fa un attentato uccise ventotto persone. Dopo un dibattito imbarazzato e teso, i progetti di integrazione fanno passi avanti
"Se unificassimo gli istituti, i bambini perderebbero presto la loro identità"
"Qui da noi c´è un forte razzismo Una delle cause è l´insegnamento"
JOHN LLOYD
OMAGH
In una stanza, con otto donne, una delle quali è lì per presiedere la riunione. Nella cittadina di Omagh, nell´Irlanda del nord, dove nell´agosto del 1998 una bomba lasciata in un furgoncino da un gruppo di terroristi repubblicani, in una strada affollata da gente che faceva shopping, uccise ventotto persone, in maggioranza donne - una era incinta - e in maggioranza cattoliche.
La stanza era silenziosa. Le donne evitavano di guardarsi negli occhi. Erano state radunate, insieme ad altre centocinquanta persone, un sabato mattina di inizio febbraio, per discutere dell´istruzione dei loro figli. In realtà, la convocazione era rivolta anche ai padri ma, com´è nella natura delle cose, a rispondere all´invito sono state soprattutto le madri, le donne. La richiesta era quella di partecipare a un sondaggio deliberativo sulla scuola, un progetto ideato da un professore americano, James Fishkin. Tutti gli intervenuti avevano compilato un lungo questionario prima di venire; e un altro questionario li aspettava al termine della giornata, scandita alternativamente da discussioni in piccoli gruppi e sessioni plenarie in cui tutti i centocinquanta genitori intervenuti potevano porre delle domande a un gruppo di amministratori scolastici ed esperti del settore.
Questo gruppo di donne aveva passato la mattinata insieme, inizialmente con un certo disagio, dato che nessuna si conosceva; poi, con l´aiuto della donna che presiedeva la riunione (una moderatrice di professione), avevano cominciato a parlare più liberamente, discutendo della qualità delle scuole frequentate dai figli, della difficoltà degli esami, se la selezione scolastica sia necessaria o meno, tutti interrogativi che stanno a cuore ai genitori di ogni parte del mondo. Durante la sessione plenaria del mattino avevano fatto delle domande, poi alcune di loro erano andate a pranzo insieme.
Quando è ripresa la riunione, però, c´è stato un momento di silenzio e di disagio. La pausa tra la domanda fatta dalla moderatrice e la risposta che non arrivava si prolungava. Le donne si spostavano nervosamente sulle sedie disposte a semicerchio nella spoglia sala delle riunioni dell´istituto di formazione professionale superiore della città. La moderatrice ha riformulato la domanda, ma la risposta è stata ancora il silenzio.
La domanda era una delle tante che la gente, in Irlanda del nord, cerca di evitare. Quelle donne sarebbero state disposte a mandare i loro figli in una scuola di un´altra fede? I protestanti sarebbero stati disposti a mandare i loro figli a scuola con i cattolici, e viceversa?
In Irlanda del nord - dopo la divisione dell´isola nei primi anni Venti, quando la Repubblica irlandese proclamò l´indipendenza dalla Gran Bretagna e il Nord, in maggioranza protestante, rifiutò di unirsi alla nuova Repubblica e insistette per rimanere sotto la corona inglese - le scuole sono divise. La Chiesa cattolica insisteva che tutti i cattolici dovevano frequentare scuole cattoliche; il governo nordirlandese, dominato dai protestanti, fece uno sforzo per creare scuole miste, ma rinunciò quasi subito, senza sforzarsi più di tanto: molti protestanti preferivano scuole separate. E così, per oltre ottant´anni, le scuole nella provincia sono state cattoliche o "statali" (che voleva dire, per lo più, protestanti). La maggior parte degli osservatori, e molti cittadini nordirlandesi, ritengono che scuole divise significhino comunità divise: è più facile odiare, perfino uccidere, gente che non hai mai incontrato.
Ma di fronte alla domanda diretta - «Che cosa fareste?» - dare una risposta non era semplice. Alla fine, però, qualcuno ha rotto il silenzio. Una donna che chiameremo Mary e che durante la mattina spesso aveva assunto un ruolo guida nella discussione ha fatto un lungo respiro e parlando lentamente e misurando le parole ha detto: «Mi piace l´idea di un´istruzione cattolica. Mantiene un equilibrio fra istruzione e moralità. È bello avere un´istruzione religiosa. Ha una lunga storia, una storia positiva, e a me sta bene».
Un´altra donna, Bernadette, che anche lei era stata fra le più attive nelle sessioni mattutine, ha preso la parola per sostenere la posizione di Mary. «La cosa spaventosa dell´istruzione pubblica è che tratta i bambini come unità. La cosa importante è l´etica della scuola. Io capisco le argomentazioni di chi vuole una scuola integrata; ma il governo è ingenuo se pensa che mettere protestanti e cattolici nella stessa scuola possa cambiare qualcosa. In ogni caso, in questa cittadina, c´è dialogo fra di noi, non è un problema se sei cattolico o se sei protestante».
Mentre le prime due parlavano, una delle altre donne, di nome Carol, sembrava irrequieta, ed è intervenuta parlando velocemente, quasi con aggressività: «Io sono decisamente a favore dell´integrazione scolastica. Non penso che sia un´idea ingenua, tutt´altro. In questo momento, a Omagh, esiste un forte razzismo e una delle cause è la divisione delle scuole. Secondo me ci illudiamo se diciamo che c´è dialogo fra di noi».
Un altro momento di silenzio. Come in qualsiasi gruppo di persone civilizzate l´intenzione delle donne era di rimanere in buoni rapporti con le altre. E così era stato, fintanto che non era stato affrontato questo argomento. Ora si trovavano di fronte a una domanda che le invitava a dire: la mia religione è migliore della tua e voglio tenere i miei figli lontano dai tuoi. Una quarta donna, Christina, è intervenuta, anche in lei in modo quasi aggressivo, per replicare a Carol: «La religione è parte della tua identità: l´essere cattolici è una parte importante di quello che sei. Se perdi la tua identità, non sai più chi sei e da dove vieni. I bambini perderebbero rapidamente la loro identità se imboccassimo la strada dell´integrazione scolastica».
Poi ha preso la parola una donna di nome Brenda, che fino a quel momento aveva parlato poco. Dall´accento e dal modo di parlare sembrava provenire da un ambiente più popolare rispetto a quelle che avevano parlato prima, tutte donne della classe media. «Secondo me l´integrazione scolastica è la strada giusta. Io sono cattolica, ma ho sposato un protestante. I miei figli vanno a una scuola cattolica. Mia figlia, quando la gente glielo chiede, dice: "Mia mamma è verde e mio papà è arancione" [i colori che identificano rispettivamente i repubblicani e gli unionisti] e ne è tutta orgogliosa. Ma qui sento molta ostilità. Se la gente frequentasse le stesse scuole, fin da piccoli, ce ne sarebbe meno».
L´ultima a prendere la parola è una ragazza, vestita piuttosto male, che fino a quel momento non aveva mai parlato. Anche lei sembra meno benestante delle altre: parla con chiarezza e con enfasi. «Io sono favorevolissima all´integrazione scolastica. Anche la mia famiglia è mista: io sono protestante e il mio compagno è cattolico. Mio figlio ha frequentato scuole cattoliche e scuole protestanti, e ha amici dall´una e dall´altra parte. Dovrebbe essere così per tutti».
Le inibizioni cominciano a cadere, gli schieramenti diventano più evidenti. Mary riprende la parola con decisione. «Vogliamo una società atea? Vogliamo che la separazione fra Stato e Chiesa arrivi al punto in cui è arrivata?». Carol replica seccamente: «Io penso che Stato e religione debbano essere separati. Secondo me, dire che c´è un´etica cattolica nelle scuole, e che quest´etica è migliore, è arrogante: siamo tutti cristiani, dopotutto».
La moderatrice interviene con gentilezza per spegnere sul nascere il diverbio. La conversazione continua, ma ben presto scivola su questioni di minore importanza, come condividere i campi sportivi o prevedere giorni in cui le scuole fanno lezione insieme. La sessione giunge a termine.
Più tardi, nella riunione plenaria, gli esperti che rispondono alle domande cercano di nascondere il loro disaccordo e si comportano educatamente. Ma una cosa esce fuori con chiarezza. Protestanti e cattolici hanno una visione fondamentalmente differente della scuola. Per la maggioranza dei protestanti, le scuole devono essere responsabilità dello Stato. La religione deve avere un ruolo, ma molti dicono di non essere contrari all´integrazione se verrà lasciato spazio alla religione. Per gli esponenti cattolici all´interno del gruppo di esperti - uno era un gesuita, un´altra una suora preside di una scuola - la scuola fa parte di una trinità della fede cattolica composta da famiglia, scuola e comunità. Le scuole, secondo loro, non potrebbero decidere di diventare miste, perché sono gestite sulla base della fede in Dio.
Tra gli esperti c´era un uomo chiamato Michael Wardlow, direttore del Consiglio per l´integrazione scolastica dell´Irlanda del nord. Wardlow dice che il suo movimento è nato vent´anni fa, quando un gruppo di genitori, stanchi della divisione, hanno messo in piedi una scuola integrata in un´aula della cittadina di Lagan. Oggi circa il sei per cento dei bambini nordirlandesi frequenta una scuola integrata e la percentuale è in crescita: sono state fondate nuove scuole e qualcuna di quelle già esistenti - tutte protestanti - hanno votato a favore dell´integrazione. Wardlow dice che la gente ha un´idea sbagliata delle scuole integrate: sono scuole fortemente religiose, l´unica differenza è che sono presenti entrambe le religioni. La scuola chiude sia in occasione delle festività cattoliche che delle festività protestanti. Vengono insegnati anche i precetti dell´altra confessione. Alla morte di Giovanni Paolo II, tutti i bambini hanno partecipato a un servizio funebre.
È straordinario che in uno Stato democratico avanzato ci sia tutta questa necessità di fare discorsi del genere; è straordinario che abbia tutta quest´importanza. Nel resto della Gran Bretagna ci sono scuole anglicane e scuole cattoliche, e anche scuole metodiste, quacchere, ebraiche e battiste. Tutte queste scuole hanno elementi legati alla tradizione delle rispettive fedi, ma tutte, quale più quale meno, sono miste, con genitori che cercano le scuole migliori per i loro figli: e tutte sono finanziate dallo Stato.
Ora, in Gran Bretagna, anche i musulmani chiedono di avere delle loro scuole: una richiesta a cui molti guardano con timore, perché è dimostrato che le scuole islamiche possono insegnare ai bambini a odiare i cristiani e gli ebrei. L´esempio dell´Irlanda del nord non è incoraggiante: dove esistono divisioni e sfiducia, la segregazione scolastica sembra peggiorare le cose. E una volta che si creano scuole separate, tornare alle scuole miste è difficile.
Alla fine della giornata, i partecipanti all´incontro di Omagh hanno riempito i loro questionari. Analizzandoli, è uscito fuori che sia i protestanti che i cattolici, in molti casi, avevano cambiato idea: avevano un´opinione migliore gli uni degli altri, si guardavano con meno diffidenza, ed erano molto più numerosi, una netta maggioranza, quelli che pensavano che l´integrazione scolastica fosse una buona cosa. La sfida ora ricade sulle spalle dei politici, e soprattutto delle gerarchie ecclesiastiche. Seguiranno l´orientamento dei loro fedeli? Eviteremo un´altra divisione nelle scuole britanniche?
traduzione di Fabio Galimberti