NABUCCO
Và pensiero….
Nabucco è il nome del progettato gasdotto che dovrebbe affiancarsi all’oleodotto già realizzato Baku-Tblisi-Ceyan per portare il petrolio azero dal Mar Caspio fino al Mediterraneo bypassando la Russia.
Perciò: ….“Si scrive Georgia, ma si legge nuovo corridoio energetico per l' Europa.
La piccola repubblica caucasica è diventata la via alternativa con cui greggio - e un domani il metano - arrivano in Europa dai ricchi giacimenti asiatici."
La via alternativa al territorio russo e quindi ai ricchi contratti di Mosca con Eurolandia.
Perciò …Alla Russia questo non piace perché interferisce con i suoi interessi strategici in Georgia sulla quale invece si orientano quelli americani ed europei.

Una scarnissima sintesi per identificare la guerra fra Russia e Georgia un’altra guerra per il petrolio, o se si vuole, per il gas naturale, insomma un’altra guerra per il controllo delle fonti e dei tragitti energetici.
Però, la guerra fra Georgia e Ossezia del Sud, fra Russia e Georgia è anche una guerra per l’indipendenza; una guerra ad intensità variabile che dura da vent’anni. Così racconta la cronaca; gli osseti del sud vogliono la loro indipendenza dalla Georgia; indipendenza che la Georgia non vuole concedere.
Gli osseti del sud cantano il loro “va’ pensiero” per la terra di Russia della quale si sentono parte; una situazione complicata come dal punto di vista storico e geopolitico lo è sempre quello delle etnie che dalla caduta del regime comunista nei balcani e in Unione sovietica hanno osato rivendicare, nel bene e nel male (per sé, ma talvolta, non per l’altro) la loro esistenza.

Putin, fatta la sua dimostrazione di forza; dopo aver marcato il territorio con un certo numero di morti e di profughi, ha detto che se ne torna a casa; risponde allo scudo antimissile di Bush in Polonia con testate nucleari alle navi sul Baltico; mentre l’UE apre le porte della Nato alla Georgia e all’Ucraina, riconosce l’indipendenza del Kosovo e mentre l’Ossezia del sud rivendica per sé un’indipendenza che invece le viene negata.

Popoli e petrolio. Sovrapposizioni mortali. Talvolta non si riesce nemmeno a capire chi ha incominciato, ma si capisce subito chi ne fa le spese.
Il futuro del pianeta boccheggiante per l’aria asfittica che si è creato con i suoi scarti; ipotecato dal sistema venoso e velenoso degli oleodotti, dei tunnel e dei tracciati dei corridoi che devono far circolare soldi e merci ad alta velocità sopra e sotto la pelle dei popoli.
Ciononostante, la guerra per il controllo delle risorse è più facile da capire di quanto non siano i conflitti che si aprono sulla base di rivendicazioni indipendentiste.
Eppure, mai come in questi anni, è fondamentale fare uno sforzo per capire ciò che avviene da altre parti per capire ciò che avviene da noi.

Nabucco è andato in scena anche quest’anno all’arena di Verona. E ancora i leghisti si esaltano con il “va pensiero”, il coro che hanno eletto a inno nazionale; loro che si ritengono, -come gli ebrei schiavi di Babilonia-, popolo oppresso schiavo di Roma nella Verona leghista “Caput fasci“, intollerante, quella che le altre etnie le sparerebbe a vista; che se fosse Russia sparerebbe sui georgiani e se fosse Georgia sparerebbe sugli osseti.

“Noi stiamo con Tblisi… «Noi della Lega siamo sempre dalla parte dei popoli e non dalla parte dei carri armati: siamo intervenuti per il Tibet, adesso lo facciamo per la Georgia e lo faremo sempre e comunque per qualsiasi popolo che sia in difficoltà o la cui libertà venga messa in gioco»
Così Calderoli, ministro della semplificazione in uno spavaldo esercizio di semplificazione di coscienza, e dal momento che tibetani e georgiani sono lontani dai sacri confini della Padania, i discendenti di Alberto da Giussano, sono impegnati a tartassare a più non posso altre etnie in difficoltà; quelle che disturbano purezza ed interessi padani: rom, africani, pezzi di popoli vari in fuga da fame, guerre e miserie ai quali fior di sindaci leghisti si ingegnano a rendere impossibile vivere sotto il vessillo verde pisello che si vorrebbe esteso a tutto il Nord Italia.
... Ricordiamo che i friulani non sono razza piave; altra lingua, altra storia, altra ontologia…
Trapassati tutti, certo, noi e loro da un corridoio, il corridoio 5, in quel disegno di grandi traffici economico-energetici oriente-occidente chiesto a gran voce da governanti, leghisti e no e dai loro mandanti industriali,
disincarnati (come lo è il kapitale) dal territorio e dai popoli che lo abitano. …Che pure li hanno votati, certo, nell’epoca del berlusconismo che ha annientato l’opinione pubblica, eletto a valore unico e assoluto l’interesse individuale e della cialtroneria razzista ha fatto l’unico look riconoscibile.

Che opporre? L’ipocrita appello del Papa al rispetto delle minoranze? Il buonismo dell’ appello alla convivenza civile dei movimenti ormai praticamente scomparsi? Un’improbabile disidentificazione identitaria per paura di cadere nell’identificazione auoritaria?

L’indicazione della via di uscita forse viene da noi stesse. Per noi donne la nostra resistenza viene anche dalla nostra differenza. Anche su questa base noi rivendichiamo rispetto e autodeterminazione.
Sintesi lineare dall’articolazione complessa da coniugare nella storia individuale e collettiva; senza questi presupposti non possiamo capire le aspirazioni all’autodeterminazione degli altri, né individui, né popoli, né etnie e tutti saremo vittime sacrificali -così come migliaia di donne lo sono in quella forma di stato che è la (sacra)famiglia- degli stati e dei poteri economici nutriti dal grande tubo Nabucco, o delle grandi piste commerciali d’asfalto o degli artefatti di cemento e ferro chiamati TAV.

Alla fine dell’opera, quella di Verdi, Nabucco re di Babilonia soccombe e si converte al dio degli ebrei e il “popolo eletto” torna in libertà.
Né Dio né Stato…, dicono le/gli anarchiche/i, individuando in questi, i primi oppressori; così l’America nata sul genocidio dei nativi, così la l’Unione Sovietica e poi la Russia sulle sue infinite minoranze, così la Jugoslavia di Tito e quella del dopo Tito, … così la Georgia con l’Ossezia e via discorrendo, così fino alle minoranze e alle differenze di casa nostra.
Nessun popolo è eletto e tutti dovrebbero essere liberi; facile retorica che diventa subito complicata quando calata nel confronto storico-politico fra la “razza piave” con la “razza furlana” o fra questa e quella triestina o con quella carniella…, tanto per fare un esempio. E siamo solo dentro quell’
artificio amministrativo che si chiama regione Friuli Venezia Giulia.
Si, si, “Va’ pensiero”, và a capire come combattere le stronzate leghiste e fasciste, come
evolvere le identità con le differenze; và pensiero alla Georgia e all’Ossezia, magari anche alla Palestina, e perché no, ai Paesi Baschi; và che i luoghi e i popoli sono tanti… Và e porta soluzioni possibili prima che ciò che scorre nelle vene di Nabucco evapori velenoso a soffocare l’aria, la mente e il respiro di tutt*

Marinella - Dumbles feminis furlanis libertaris - 18 agosto 2008