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DUE DONNE PIU’ UNA
Una lavora al rendere falso il vero e vero il falso; due lavorano a raccontare il vero e il falso per quello che sono ad incominciare dalla realtà che vedono.
Delle due, ha più fortuna l’altra.
Condi: la pàcchera di Bush, apripista in Europa, mandata in via preventiva a vendere la perdurante carneficina irachena come successo democratico in vista di una rinnovata quanto necessaria alleanza accondiscendenza europea per la ripetizione del copione, obiettivo Iran.
L’Iran si sta pericolosamente armando, dice Condi, arriverà all’arma atomica, ci ammonisce, e noi, che ne ospitiamo non una, ma cinquanta delle loro, (sotto casa ad Aviano), dovremmo tremare di terrore, e con lei, dimentichi delle saddamiche armi di distruzione di massa e di una guerra costruita su una bufala, sostenere e plaudere l’opzione americana diplomatica o militare che sia.
In questa fase è d’uopo quindi la compravendita del consenso. Condi: agente di commercio in Europa; sorriso “stira e ammira” e vai di spot.
D’altra parte viviamo nell’epoca della falsificazione continua: la menzogna è verità, la realtà è finzione, la simulazione è l’evento, il reality show la sua fenomenologia.
"The Guantanamo giudebook” l’ultima frontiera. Dopo “L’isola dei famosi”, guarderemo al campo dei reclusi… la tortura è un gioco, tra una fiction e l’altra. Fiction: la magia che orienta i sentimenti e soprattutto riscrive la storia ad uso e consumo di masse teleutenti e soprattutto ad abuso di gestori di pubblici poteri. La critica è spenta, il dibattito è finto; è l’auditel che fa la differenza fra il vero e il falso, il reale e il fittizio. Stando ai dati, vince quest’ultimo.
Chi può più narrare ciò che accade? Solo chi è embedded in senso reale e metaforico. Tutti i telegiornali lo sono: proni alla replicazione del continuo comizio del Ceausescu col toupè, lui sì, vero maestro di falsificazione.
Chi non è intruppato rischia; in pace e in guerra, oltre che la vita, la galera; perché d'ora in avanti sarà soggetto al codice militare di guerra se in una “missione di pace” descriverà ciò che non avrebbe dovuto: da 2 a 20 anni per la diffusione di notizie ritenute riservate (ma che cosa è riservato? la tortura?, i bombardamenti sui civili? ….)
Vedremo la guerra con gli occhi di Condoleeza non con quelli di Florance o di Giuliana.
Senza donne e narratrici come loro, Mithal non avrebbe potuto dire delle torture subite né delle elezioni farsa del 30 gennaio; i bambini delle cluster bomb non avrebbero avuto volto e le cluster bomb non sarebbero esistite, di napalm nemmeno il sospetto, l’uranio impoverito solo un’opzione nel kit delle armi dell’ultimo video game… la crudeltà e la realtà della guerra sarebbero una defatigante quanto meravigliosa avventura per portare la democrazia dove non c’è perché ormai Bush è in missione per conto di Dio…
Chi ha rapito Florance e Giuliana non si sa, si sa invece “cui prodest”, questo sì. Oggi gli inviati italiani in Iraq si ritirano tutti, tornano a casa, (come a suo tempo invitò pure Chirac). Andrea Fabozzi (Il Manifesto 22febbraio) sintetizza il paradosso: “A chiedere il ritiro immediato non delle truppe ma delle troupes, sono proprio quelli che giurano che in Iraq la situazione è cambiata, che il paese è sull’orlo della pace…”. Ma, "la pace è guerra”. (come pure“la libertà è schiavitù”, “l'ignoranza è forza” - Orwell 1984) E questa pace non avrà narratori se non quelli del Ministero della Verità traditi forse da una foto digitale, fatta così per gioco ad Abu Ghraib, sfuggita di mano a qualche altra Lynndie England…
Condi ride, la verità piange.
Dumbles febbraio 2005
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