Articolo da "Il Mattino_online" del 26 marzo 2003
LA DENUNCIA DELLE NAZIONI UNITE: IN UN MESE SI CONTERANNO SEICENTOMILA PROFUGHI
Trecentomila donne e bambini in fuga dalla guerra

La previsione: 600mila rifugiati in un mese. Da Baghdad come da Bassora, in marcia donne, bambini, vecchi e uomini lontano dalla guerra. Ieri, erano 300mila le persone che hanno abbandonato le loro case. A Mossul, città del nord sul fiume Tigri, la popolazione è in preda al panico per i bombardamenti che si susseguono da giorni. Secondo la Caritas altre 4mila persone hanno lasciato le loro abitazioni. Secondo le Nazioni Unite i profughi sono già più di 300mila ma poche si sono rifugiate nei paesi vicini, ha riferito il portavoce dell’Onu, Fred Eckhard. «Si tratta di persone che hanno lasciato le proprie case e si sono spostate da membri della propria famiglia in zone rurali», ha detto Eckhard. Assistenza agli sfollati è fornita dal personale locale dell’Onu anche se lo staff straniero delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite ha lasciato l’Iraq alla vigilia della guerra.

Nel nord la Nato ha «accettato» la creazione di una striscia di 20 km gestita dalla Turchia ma i curdi minacciano di cacciare con le armi i militari di Ankara. «È una catastrofe umanitaria, ammonisce il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. Bassora un milione e mezzo di abitanti sono costretti infatti ad usare l’acqua del fiume per cucinare e bere «con il pericolo crescente di infezioni ed epidemie», lancia l’allarme la Caritas. Anche in Giordania e in Iran, è atteso l’arrivo degli sfollati: il confine iraniano è solo a una ventina di chilometri da Bassora. Le autorità di Teheran temono anche che un peggioramento della situazione possa portare ad un massiccio afflusso di profughi anche se, fin’ora, non è arrivato alcun rifugiato. Sono in marcia, si accampano nelle campagne. Sono in fuga dalla morte. Donne, bambini, anziani e uomini costretti a fuggire da una guerra che, per ora, costringe molti di loro a trovare rifugio sottoterram a restare in trincea o chiusi in casa. «Le conseguenze per l’area e per i paesi del Mediterraneo, Italia compresa, se il conflitto diventasse ancora più grave di quanto previsto, saranno devastanti», afferma Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Unhcr.

I Paesi confinanti, Turchia in testa, saranno investiti in pieno dalla migrazione degli sfollati. La Macedonia per non essere coinvolta dall’emergenza-rifugiati (si prevede che 100mila sfollati iracheni possano dirigersi verso Balcani) ha già chiuso le sue frontiere. Eppure, giusto un paio di giorni fa, il responsabile dell’agenzia Onu, Ruud Lubbers, ha esortato tutti i governi a tenere aperte le frontiere «per quanti avranno bisogno di protezione temporanea e assistenza, per quanti temono per la propria vita». Anche perchè tutto fa prevedere che la fuga dalle città sia solo agli inizi. «Il Segretario generale (dell’Onu) ha bloccato l’afflusso di cibo su richiesta del presidente americano George Bush e del premier britannico Tony Blair», ha detto il ministro degli Interni iracheno, Mahmoud Ahmad, ieri in conferenza stampa. Prodotti alimentari e medicinali acquistati da Baghdad sono trattenuti fuori dall’Iraq, specie in Giordania. Il ministro ha chiesto ad Annan, la ripresa del programma Onu «petrolio contro cibo». Perchè la gente non sia costretta a morire.