| Iraq, Bush risponde a Cindy parte la "guerra delle mamme" Contro la "pacifista" una campagna di genitori pro-Casa Bianca Si allarga il cerchio di solidarietà delle famiglie di caduti che chiedono il ritiro Accuse di antipatriottismo e antisemitismo per demolire l´immagine della donna La Sheehan attraverserà gli Usa con un "bus della pace" fino a Washington La leader della protesta: il suo Casey è stato ucciso nel 2004 a Bagdad La "contro-madre" Tammy: 5 figli e un marito in azione, ma favorevole alla guerra DAL NOSTRO INVIATO Lo spettro delle «due Americhe» riprende nella crudele rappresentazione di ciò che il trascinarsi della guerra in Iraq sta facendo pagare al Paese al quale sono state raccontate troppe bugie, ripetuti troppi slogan stanchi e uccisi troppi figli perché non scoppiasse la guerra delle mamme, tra le madri di chi è già caduto e di chi ha paura di cadere. E´ un mese ormai che davanti al ranch nel quale Bush pedala in mountain bike con Lance Armstrong («il presidente si era informato ed era molto emozionato al pensiero di andare in bicicletta con il primo uomo arrivato sulla luna», l´ha preso in giro il comico Jay Leno) e batte ogni record storico di vacanze presidenziali, con 351 giorni in cinque anni, un anno intero, campeggia Cindy Sheehan, la madre di Casey, ucciso nel 2004 a Bagdad. Accanto al suo accampamento di pacifisti, attivisti, ribelli che finalmente hanno un causa e portano i loro camper e la loro frustrazione in Texas, odiatori di Bush e famiglie dolenti si distende il controcampo dei boia chi molla bushisti. Quelli del «Dio benedica George», dei padri, soprattutto padri, orgogliosi di avere dato un figlio alla Causa e pronti a darne altri. E´ un presepe allegorico, ma non per questo meno autentico, dello smarrimento che il pasticcio iracheno sta diffondendo nel corpo sociale americano. Da qualunque croce la si guardi, questa «guerra delle mamme» fa male, perché dietro la sfacciataggine delle strumentalizzazioni politiche, ci sono 1.867 (finora) morti veri, diecine di migliaia di feriti e mutilati e c´è la certezza che qualcuna, fra quelle donne che oggi «benedicono» Bush riceverà la visita dei due ufficiali che suoneranno alla porta per portare la lettera ufficiale. Come Celeste Zappala, Karen Meredith, Vicky Castro, Jennifer Blickenstaff e le altre madri della associazione delle famiglie di caduti, «Gold Star», che hanno raggiunto Cindy nel suo «Camp Casey». Il terrore che questa inoffensiva signora californiana venuta da Vacaville, California, ha scatenato dentro la Casa Bianca si è potuto misurare nella furibonda reazione che Karl Rove, il «cervello di Bush» e il maestro degli attacchi ad personam, ha orchestrato. Ossessionati dal cedimento nei sondaggi e preoccupati dallo spazio che i media cominciavano a dedicare a Cindy Sheehan, i consiglieri di Bush hanno riassemblato la macchina dei veleni. Hanno diffuso i loro messalini con i talking point, gli spartiti da cantare, e su Cindy sono piovute accuse devastanti. E´ stata bollata come «anti semita» e complice degli «islamofascisti» da uno dei siti più letti della destra bellicista, Power Line, perché aveva detto di «avere scoperto che il mio primogenito, Casey, era morto per difendere Israele». Il velenoso e vivace Christopher Hitchens l´ha chiamata «un ventriloquo per un morto», una che «sputa desolante nonsense sentimentale». La Fox TV di Murdoch, battendo 24 ore su 24, l´ha dipinta come una marionetta nelle mani degli estremisti radicali di sinistra, i Michael Moore, l´ex ministro Ramsey Clark, i Noam Chomsky, tutto il pantheon dei personaggi che fanno scattare i riflessi di esecrazione tra i buoni americani. E il colpo di grazia è venuto sempre dagli schermi della Fox News Network: «Le sue proteste sono l´equivalente delle bombe improvvisate dai terroristi». La madre del caduto descritta come colei che di fatto lo ha ucciso. Nel partito di cosiddetta opposizione, il democratico, nessuno dei leader, non la cauta Clinton, non il senatore Biden, non il fantasma Kerry, ha osato schierarsi con lei. La sinistra ufficiale, sorpresa da questo embrione di protesta, per ora guarda, in attesa di leggere i sondaggi e decidere se cavalcare la protesta. Ma neppure l´evanescenza della opposizione ufficiale e l´aggressione personale potevano bastare. Occorreva trovare una «contro mamma», una faccia vera da opporre a una faccia vera, perché la persuasione televisiva impone volti, personaggi, non astrazioni e concetti. Dagli archivi è stato ripescato il nome di una certa famiglia Pruett nell´Idaho, più volte intervistata e raccontata dai giornali, versione contemporanea e, finora, più fortunata, della immaginaria famiglia Ryan nel film di Spielberg. I Pruett sono una «Army Family», tutti soldati. Hanno dato all´Iraq, il padre Leon, il primogenito Eren e ora ben quattro fratelli insieme al fronte, Evan, Jeff, Erin e Gregg, uno dei quali, Gregg, addirittura un missionario. Era la perfetta «famiglia carosello» da opporre alle immagini politicamente scorrette di Cindy. La madre buona, Tammy Pruett, è stata chiamata al telefono dalla Casa Bianca, trasportata nella sala dove Bush si preparava a ripetere lo stesso discorso sul «mantenere la rotta» che ripetete da tre anni («un disco rotto» s´è scocciato anche un suo fan, David Frum) e Tammy si è sciolta in lacrime, per l´emozione, l´onore, il pensiero dei suoi quattro ragazzi in Iraq, quando il presidente l´ha additata al pubblico e all´audience televisiva, come «esempio». Madre contro madre, icona contro icona, anche se Tammy Pruett, intervistata poi dalla Cnn ha rifiutato di attaccare Cindy perché «lei ha sepolto un figlio» e «ha il diritto di parlare». Cindy Shehan non farà cadere il presidente, neppure quando alzerà le tende da Crawford, nel Texas, percorrerà l´America su un «autobus della pace» e poi si accamperà in Lafayette Square, nella piazzetta davanti alla Casa Bianca, il 24 settembre. E´ soltanto una voce nel vento che sale e che ripete, adesso anche da spot tv costati 67 mila dollari l´uno, parole che fanno male: «Lei ci ha mentito, presidente, e mio figlio è morto per le sue menzogne». |
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