| IL REALITY SHOW DELL'ORRORE
JEAN BAUDRILLARD Quelle immagini sono lo specchio di una superpotenza che, giunta al suo punto apicale, non sa più che farsene di se stessa, di un potere che ormai non ha più obiettivi, che è senza finalità perché senza nemici plausibili. Nella totale impunità. Essa non può far altro che infliggersi un´umiliazione gratuita, e - come ben sappiamo - la violenza che si infligge agli altri non è altro che la manifestazione di quella che si infligge a se stessi. Essa non può far altro che umiliare al contempo anche se stessa, avvilirsi, rinnegarsi in una sorta di perverso accanimento. L´ignominia, l´abiezione, è il sintomo estremo di una potenza che non sa più che farsene di se stessa. Con l´11 settembre, vi è stata come una reazione globale, la reazione di tutti coloro che non sanno più che farsene di questa potenza mondiale, che non la sopportano più. Nel caso delle sevizie inflitte agli iracheni è ancora peggio: è la potenza medesima che non sa più che farsene di se stessa e che non si sopporta più, salvo parodiare se stessa in modo disumano. Quelle immagini sono altrettanto funeste per l´America di quelle del World Trade Center in fiamme. Ciò nonostante l´America in sé non è messa in discussione, è inutile accusare gli americani: la macchina infernale si inceppa da sola, in gesti specificatamente suicidi. Di fatto gli americani sono sovrastati dalla loro stessa potenza, non hanno più modo di scongiurarla. Noi siamo coinvolti da quella potenza. È l´occidente intero, la cui cattiva coscienza è cristallizzata in quelle immagini, è l´Occidente intero ad essere là, nel sadico scoppio di riso dei soldati americani. Così come è l´Occidente intero ad appoggiare la costruzione del muro israeliano. Quella è la verità di quelle immagini, una verità di cui esse sono pregne: la smodatezza di una potenza che si designa da sé abietta e pornografa. La verità, non la veridicità. Perché a partire da lì è inutile appurare se quelle immagini sono vere o sono false. Ormai e per sempre ci troviamo nell´incertezza, per ciò che concerne le immagini. Soltanto il loro impatto conta davvero, nella misura stessa in cui quelle immagini sono calate nella guerra. Non vi è neppure più bisogno di giornalisti embedded, al seguito delle truppe: sono i soldati stessi ormai a scattarsi da soli delle immagini. Grazie alla tecnologia digitale, le immagini sono definitivamente integrate nella guerra. Le immagini non la rappresentano più, non implicano più una certa distanza da essa, né implicano percezione soggettiva o giudizio. Le immagini non appartengono più alla sfera della rappresentazione, né dell´informazione in senso stretto e di colpo la questione di sapere se occorra pubblicarle, riprodurle, diffonderle, proibirle e persino la questione "cruciale" di sapere se siano vere o false è del tutto "irrilevante". Perché le immagini siano vera informazione occorrerebbe che fossero altro dalla guerra. E invece oggi esse sono diventate virtuali esattamente come la guerra, dunque la loro violenza specifica si somma alla violenza specifica della guerra. D´altronde, con la loro onnipresenza, grazie alla regola oggi universalmente applicata del mostrare tutto, del tutto-visibile, le immagini, le nostre immagini reali, sono diventate sostanzialmente pornografiche, perché sposano spontaneamente il volto pornografico della guerra. In tutto ciò, e specialmente nell´ultimo episodio in Iraq, vi è una giustizia immanente all´immagine stessa: ciò che punta sull´esibizione, perirà per causa sua. Volete il potere tramite l´immagine? Allora perirete per il ritorno di immagine che ve ne deriverà. Gli americani ne fanno e ne faranno l´amara esperienza e ciò nonostante i sotterfugi "democratici", nonostante le disperate parvenze di trasparenza, che a sua volta corrisponde a una disperata parvenza di potenza militare. Chi ha commesso quelle azioni? Chi ne è davvero responsabile? Gli alti vertici militari? La natura umana, che sappiamo essere bestiale, anche "in democrazia"? Il vero scandalo non è più nella tortura, è nella slealtà di chi sapeva e non ha detto nulla (o di chi l´ha rivelato?). Ad ogni modo, tutta la violenza reale è spostata sulla questione della trasparenza: la democrazia si trova a doversi rifare una virtù tramite la divulgazione dei propri vizi. Esulando da tutto ciò, qual è il segreto di quelle abbiette scenografie? Ancora una volta, queste rispondono - andando oltre le peripezie strategiche e politiche - all´umiliazione dell´11 settembre. Vogliono rispondervi con un´umiliazione ancora peggiore, peggiore della morte stessa. Senza contare i cappucci - che di per sé costituiscono già una forma di decapitazione (alla quale a sua volta ha corrisposto l´effettiva decapitazione di un americano) - senza contare le pile di corpi e i cani, la nudità forzata di per se stessa è già stupro. E così abbiamo visto dei soldati americani far camminare degli iracheni nudi e incatenati attraverso la città, e nel racconto Allah Akhbar di Patrick Dekaerke, si legge di Franck, l´emissario della Cia, che costringe l´arabo a spogliarsi, gli fa indossare con la forza una guêpière e delle calze a rete, lo fa infine sodomizzare da un maiale, e durante tutto ciò scatta delle fotografie che spedirà al villaggio dell´uomo e a tutti i suoi famigliari. Così l´altro sarà simbolicamente sterminato. Ed è lì che salta agli occhi lo scopo di una guerra, che non è quello di uccidere o di vincere: è quello di annientare il nemico, di spegnergli (credo sia stato Canetti a dirlo) la luce del cielo. In effetti, che vorranno mai far confessare a quegli uomini, qual è il segreto che dovrebbero estorcere loro? È semplicemente ciò nel cui nome, in virtù di cui, essi non hanno paura di morire. Quella è l´invidia profonda, la vendetta dei "zero morti" su coloro che non ne hanno paura, in nome della quale infliggere loro qualcosa di ben peggiore della morte? L´impudicizia radicale, la vergogna della nudità, la spoliazione da ogni velo. È sempre quello il problema, la trasparenza: strappare il velo alle donne, incappucciare gli uomini per farli sembrare ancora più nudi, più osceni? Tutta questa mascherata che incorona l´ignominia della guerra, fino a quel travestimento in quell´immagine, la più crudele di tutte (la più crudele per l´America) perché la più fantomatica, la più "reversibile" di tutte: la foto di quel prigioniero minacciato di essere folgorato e diventato tutto intero travestimento, un membro del Ku Klux Klan, crocifisso dai suoi consimili. In quell´immagine l´America si è davvero folgorata da sola con una scarica elettrica. (Traduzione di Anna Bissanti) |
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