Articolo da "La Repubblica" del 16 giugno 2008


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L´intervista
Helen Benedict, l´autrice
"Donne e guerra in un mondo tutto al maschile"
Helen Benedict, doente alla Columbia University di New York e romanziera, ha dedicato alla violenza sulle donne militari il suo prossimo libro: The lonely soldier, durissimo atto di accusa contro il Pentagono, uscirà in America nel 2009 ma su giornali e blog è già diventato un caso.
Perché ha scelto di occuparsi di questo tema?
«Dall´inizio ero contraria alla guerra in Iraq. Quando il conflitto era in corso, mi sono trovata a un incontro di veterani che erano appena tornati e parlavano contro il conflitto: fra loro c´erano delle donne. Erano in disparte, non parlavano molto. Ho cominciato a frequentarle e a capire cosa avevano vissuto».
Cosa?
«Le militari in Iraq si sono ritrovate in prima linea come i colleghi maschi. La regola delle donne che non combattono nel caso di questa guerra dove non c´è stata una vera trincea è caduta. La pressione è stata immensa. In più si tratta di un conflitto molto selvaggio, senza regole, che ha reso selvaggi coloro che lo combattevano: ansia, frustrazione, paure si sono spesso sfogate in episodi di violenza contro gli anelli più deboli, spesso individuati nelle donne».
Ma anche il Pentagono lo ha capito: i provvedimenti messi in atto a partire dal 2005 ne sono la prova...
«Sono un cerotto, non la cura. Non si è mai tentato di cambiare la cultura delle Forze armate. Per definizione il soldato è maschio, prepotente e vede le donne come un oggetto sessuale. Questa tendenza non è stata scoraggiata nonostante il numero delle donne sotto le armi sia aumentato. È stata piuttosto tollerata. Non importa quanto buone siano le regole: nella pratica il messaggio è "gli uomini sono uomini, tocca alle donne difendersi". Il risultato sono le violenze che tante donne mi hanno raccontato e che ho raccolto nel libro».
(f.caf.) |
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