Violenze e stupri nelle basi Usa: un fenomeno che sempre più imbarazza i vertici dell´esercito Ora un libro, "The lonely soldier", raccoglie le storie delle soldatesse tornate a casa. E scoppia il caso
L´incubo delle reduci dell´Iraq un soldato americano per nemico
FRANCESCA CAFERRI
Nelle basi americane in Iraq le scritte sono ovunque: «Non aggiratevi per il campo da sole dopo il tramonto». «Cercate una compagna per andare alle docce». E ancora: «In caso di aggressioni a sfondo sessuale possiamo aiutarvi: rivolgetevi a.....». È un fenomeno imbarazzante ma sempre più difficile da tenere nascosto quello degli abusi sessuali sui militari donne nelle fila delle Forze armate americane, soprattutto in Iraq e Afghanistan. Qualche settimana fa, il Pentagono ha pubblicato dati da cui emerge che nel 2006 un terzo delle veterane ha dichiarato di essere stata molestata sessualmente - in modo fisico o verbale - mentre era sotto le armi, per lo più dagli uomini con cui si trovavano a servire: nello stesso anno, le denunce per abusi sessuali sono state 2688 e il 60% riguardava casi di stupro subiti mentre in servizio. Numeri contestati dalle associazioni di supporto ai veterani e da Helen Benedict, professore della Columbia University di New York e autrice di uno studio in materia: secondo Benedict, la percentuale di veterane che ha subito aggressioni sessuali è addirittura di un terzo, mentre fra il 71 e il 90% di loro ha vissuto molestie di tipo verbale. «Il Pentagono taglia le cifre perché danneggiano la sua immagine - dice la studiosa, che al tema ha dedicato un intervento sul New York Times ripreso anche da Barack Obama durante il suo discorso per il Memorial Day - ma la verità è che il problema non è mai stato così esteso».
Capire perché Benedict parla di un problema «mai così esteso» non è difficile: nei due teatri principali della "guerra al terrorismo" voluta dall´amministrazione Bush, è impegnato oggi il numero più alto di donne mai impiegate in azione dalle Forze armate americane. Più dell´11% dei soldati attualmente schierati nei due paesi sono donne: più in generale, le donne costituiscono il 15% delle forze militari attive e il 20% di quelle generali. Un incremento dovuto sia all´allargamento delle maglie del reclutamento scattato dopo il 2003 sia all´impiego in teatri di guerra dei componenti delle Guardia nazionale, una forza tradizionalmente impegnata all´interno degli Stati Uniti e con una componente femminile più alta. Per loro, denunciano le associazioni di supporto ai veterani, la tensione è enorme: «Subiscono, come tutti i militari, le conseguenze dello stress psicologico e quelle di eventuali ferite fisiche. In più, corrono il rischio di essere abusate e se questo capita sono sole - dice Suzanne Avila-Smith, fondatrice di Women Organizing Women - se un militare viene ferito in Iraq è trasferito in Germania e curato. Se una donna ha subito uno stupro non c´è nessuna forma di assistenza in Iraq: la risposta più comune che riceve è "torna al lavoro". Poi, se è coraggiosa, sporge denuncia e inizia un iter lunghissimo e molto duro dal punto di vista psicologico».
Come molte delle persone attive nel supporto ai veterani, Avila-Smith denuncia l´immobilismo del dipartimento della Difesa. In realtà dal 2005, quando la nuova proporzione del problema ha cominciato ad essere evidente, il Pentagono ha aperto alla possibilità di fare denunce anonime istituendo un sito Internet: «Collaboriamo con esperti civili e militari - spiega via mail da Washington Eileen Lainez, portavoce del Pentagono - stiamo preparando delle nuove linee guida in materia e abbiamo sviluppato trattamenti specifici per le donne veterane. Il dipartimento è impegnato a creare un ambiente di lavoro libero da ogni pregiudizio e barriera». Ma questo a molti non basta. «L´impegno resta sulla carta: in realtà sono sempre dalla parte di chi ha commesso l´abuso non di chi lo ha subito - ribatte Avila Smith - molte veterane mi hanno raccontato delle pressioni subite perché ritirassero le denunce, della paura di tornare sul campo con la stessa unità in cui c´era chi le aveva abusate». Parole dure, confermate da chi ha avuto il coraggio di denunciare: come la specialista Suzanne Swift, condannata per diserzione per aver rifiutato di tornare in Iraq nell´unità in cui c´era l´uomo che l´aveva stuprata, il cui caso, due anni fa, ha squarciato per la prima volta il velo sul problema.