Articolo da "La Repubblica" del 8 settembre 2005


Vivere tra le bombe di bagdad
La strage dei bambini, l´autobomba che esplode sotto casa, l´acqua che non c´è: è la vita degli iracheni dopo la caduta di Saddam
Terza e ultima parte del diario di Amal: la guerra è finita, ma c´è una nuova minaccia, quella degli attentati

Giovedì 23 giugno 2005
Questo giorno non è iniziato con il canto del gallo, come al solito, ma con il frastuono dell´esplosione di una bomba nel nostro quartiere, Karrada. Intorno alle 7 del mattino una fortissima esplosione ha squassato la zona e il bersaglio era l´Abdel-Rasul Ali Husseiniya (un luogo di culto sciita) che si trova dalla parte opposta del caseggiato in cui vivo. Mi sono svegliata terrorizzata dal boato, con il cuore che batteva forte e la paura che qualcuno potesse essere rimasto ucciso o ferito; i miei fratelli, mia madre e la nostra vicina, Um Haider, sono usciti sul balcone. Nella strada c´erano molte persone venute a vedere o a cercare parenti e amici. La polizia è arrivata e si è messa al lavoro. Ma la cosa più spaventosa è stata che, quando la gente è accorsa, cinque o dieci minuti dopo la prima deflagrazione, un attentatore suicida, alla guida di un´auto, si è fatto esplodere davanti al negozio di succhi di frutta di Jabbar, che si trova esattamente dalla parte opposta della strada. E´ stata un´esplosione spaventosa che mi ha lasciato senza respiro, perché in quel momento mi trovavo sul terrazzo. Per un momento ho creduto di essere morta. Poi mi sono resa conto di essere ancora viva, ma piena di terrore. In un attimo l´auto della polizia ha preso fuoco e quelli che c´erano dentro sono morti bruciati. Un uomo giovane, che aveva appena annunciato il suo fidanzamento, è morto e così un buon vecchio che viveva nel quartiere e che si chiamava Abu Karrar. Anche Khalil il Curdo, il proprietario di un piccolo negozio che si trova qui vicino, è morto. Nella strada c´erano molti cadaveri e persone ferite, mentre un edificio stava bruciando.

Questa è stata la prima volta nella mia vita che ho assistito ad una scena del genere dal vero e non attraverso il telegiornale. È stato un vero disastro che non dimenticherò per tutta la vita. I vetri in frantumi erano disseminati sopra i cadaveri e sull´asfalto della strada c´erano ovunque resti umani e rottami. Poi è arrivata la polizia, hanno portato all´ospedale i feriti e i morti, infine sono arrivate le forze americane. Ma la tragedia che ha colpito Karrada non era finita perché i parenti delle vittime sono venuti in cerca dei loro cari. I familiari, i fratelli, le madri, tutti cercavano e chiamavano a voce alta «Figlio mio, fratello mio, padre, dove sei?».

Non so cosa scrivere perché sono spaventata e ferita nel profondo del cuore per aver visto queste cose. Per quanto tempo gli iracheni dovranno soffrire? Dopo circa otto ore dall´esplosione è arrivato un camion militare americano carico di bottiglie d´acqua. Una donna soldato si è messa a distribuirle nello stesso punto in cui era avvenuto l´attentato. La gente si è messa in fila davanti al camion e tutti hanno ricevuto l´acqua. Era una scena difficile da descrivere, era come se gli iracheni stessero chiedendo l´elemosina, in fila, in un modo umiliante!

Mercoledì 29 giugno 2005
Oggi è stata una giornata tranquilla e la gente non ha parlato che dell´esplosione. Questo è un quartiere tranquillo: le persone che ci abitano sono brave persone che non fanno male a nessuno. I terroristi hanno voluto colpire questo quartiere e la sua gente. Per la mia famiglia è stato un vero shock, perché lo abbiamo sempre considerato un posto tranquillo. La grande sorpresa l´abbiamo avuta alle 11 e mezzo, quando la polizia irachena è venuta a perquisire il nostro condominio. Io ero spaventatissima perché era la prima volta che vedevo da vicino dei poliziotti e parlavo con loro. Mamma non c´era perché era andata nell´hotel in cui lavora. Eravamo da sole, Fatima, Duaa, Hibba ed io. Avevamo paura, ma i poliziotti ci hanno detto che stavano cercando delle armi, che avevano avuto l´informazione che qualcuno degli abitanti del caseggiato nascondeva armi perché era un terrorista. Chissà, dopo l´esplosione, tutto può succedere.

Martedì 5 luglio 2005
Stamattina ero di sotto a prendere l´acqua potabile. Mentre ero giù è arrivato mio fratello Mahmoud e ha detto che la strada era bloccata. Tutti chiedevano la ragione, e qualcuno ha detto che avevano arrestato dei terroristi. La verità, però, era che la polizia aveva trovato una borsa e a prima vista sembrava che dentro ci fosse una bomba, ma in realtà hanno trovato una ragazza di 16 anni morta, decapitata, e nuda. È stata gettata in strada, dentro una borsa, dopo essere stata violentata da uno sconosciuto. Che ingiustizie! La gente non ha più nessuna pietà.

Mercoledì 13 luglio 2005
Oggi non voglio parlare di questa cosa triste. Oggi è il giorno del dolore, il giorno del massacro dei bambini. Ne sono stati uccisi trentadue, e questo è un giorno molto triste per via di questa tragedia. Che male hanno fatto quei bambini per essere uccisi? Erano dei bambini piccoli, tra i 7 e i 12 anni, e sono stati uccisi mentre i leader iracheni sono tutti presi a litigare per le cariche, lasciando che la gente muoia sotto il fuoco dei terroristi. I politici viaggiano da uno Stato all´altro, ma in Iraq non c´è sicurezza, né stabilità e mancano cose di prima necessità, come l´elettricità o l´acqua.

Giovedì 14 luglio 2005
Oggi ci sono stati i funerali dei bambini uccisi nell´esplosione a New Bagdad. I terroristi continuano ad essere una minaccia, cosa dovrebbe fare la gente? Che Dio li aiuti! I poliziotti vengono uccisi, e così la Guardia Nazionale. Tutto ciò di cui sentiamo parlare ogni giorno al notiziario, è morte. Morti, massacri, omicidi, rapimenti e rapine. Nessuno sa perché.

Venerdì 14 luglio 2005
Oggi è stata una giornata normale, rovinata soltanto dalla mancanza di acqua e di elettricità. Il nostro vicino, Abu Habib, ha comprato un grosso generatore. Mia madre gli ha dato 25.000 dinari per diventarne comproprietaria e gliene ha promessi 15.000 al mese per rifornirci di energia elettrica. Il problema maggiore è l´acqua. Non ce n´è, e i pochi punti di rifornimento esistenti si trovano di sotto. Dobbiamo prendere l´acqua al pianterreno e portarla nel nostro appartamento con gran fatica. È molto pesante trasportare l´acqua per tutte quelle scale! Alcune persone del nostro caseggiato hanno l´acqua, ma non ne danno a nessuno. C´è molto egoismo!

(Copyright Washington Post - la Repubblica. Traduzione di Antonella Cesarini)

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