Articolo da "Il Messaggero" del 30 marzo 2004


Bambini venduti prima di nascere
La “nuova” tratta: donne dell’Est incinte costrette a partorire in Italia

di FRANCESCA NUNBERG
ROMA - Se sono tanti arrivano con un camion; quando il gruppo è ristretto, solo tre o quattro, li trasportano in macchina, perfino in taxi. Ma il passaggio del confine italo-sloveno avviene comunque a piedi, dove il bosco è più fitto e i controlli più radi. E durante la notte, senza luna e con la bocca tappata dal terrore, si compie il destino delle piccole vittime. Stanno d’inferno, staranno peggio. Questi bambini percorrono strade già percorse, migliaia di donne li hanno preceduti: vengono dalla Russia, dalla Moldavia, dall’Ucraina, sono diretti in Italia, in Germania, in Gran Bretagna. Scopo del viaggio: lo sfruttamento sessuale (e la giovane età è un valore aggiunto «espressamente richiesto dal mercato»), ma anche lavoro nero, accattonaggio, adozioni illegali, traffico di organi.

«Continuiamo a criminalizzare i paesi di origine, ma il fenomeno non si può sganciare dalla domanda», dice Pippo Costella, coordinatore dei programmi di Save the Children Italia che ha presentato a Roma il rapporto sulla tratta di minori in Italia, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Romania e Bulgaria. Obiettivo: quantificare il traffico, armonizzare le legislazioni nazionali (la Ue ha cominciato a farlo nel 1996), investire risorse e soprattutto «riconoscere la titolarità dei diritti dei bambini». Finora negletta: sono migliaia in Europa i minori tra gli 8 e i 18 anni venduti e comprati, a volte il traffico coinvolge perfino i neonati e il prezzo varia tra i 7mila e i 15mila euro. Emerge un fenomeno nuovo: la tratta delle donne incinte, rumene o albanesi, che vengono fatte partorire in Italia o in Grecia per cedere poi il neonato a coppie in attesa. Aumenta anche la prostituzione maschile: a Napoli da parte di minori marocchini che la affiancano ad altre attività, lavavetri o vendita ai semafori; a Roma e Torino da parte di bambini rumeni e albanesi coinvolti in giri organizzati.

«La nostra legge sull’immigrazione - spiega Carlotta Sami - non prevede tutele specifiche per i minori, che anzi, se trovati privi di documenti vengono affidati ai sedicenti genitori e comunque trattenuti nei centri di accoglienza temporanea assieme agli adulti, cosa che li mette ancora più a rischio. Un dato fa paura: in Italia il 40 delle espulsioni riguarda in realtà vittime di tratta. E anche il fatto che per ottenere il permesso di soggiorno a 18 anni bisogna essere in Italia da tre anni ed aver seguito i programmi sociali per due, non ha fatto altro che abbassare l’età di chi entra illegalmente: anzichè a 15 anni, ora arrivano a 12-13».

E tanti sono i punti da risolvere: «Occorre maggiore cooperazione tra i ministri del Welfare per creare una vera reta anagrafica - spiega Enrico Ragaglia, responsabile della componente informativa del progetto - in Albania si può cambiare cognome con estrema facilità e questo rende impossibile l’identificazione. Occorre un ruolo più attivo dei sindacati per far emergere il lavoro nero minorile, una migliore collaborazione tra Procura e Tribunali dei minorenni, il contrasto della corruzione nelle ambasciate da parte del ministero degli Esteri, il potenziamento degli scambi di informazioni tra le polizie». Altrimenti la vittima “liberata” scende dall’aereo e viene subito ripresa in consegna dall’aguzzino che l’aveva imbarcata.