Articolo da "La Repubblica" del 30 agosto 2002

"Tutti in vetrina per le multinazionali"

"Nei ristoranti di lusso i delegati si raccontano a cena quanto sono preoccupati dei poveri"

NAOMI KLEIN
Il primo vertice sulla terra che si svolse a Rio nel 1992 fu definito senza ironia il "summit per salvare il mondo". Oggi a Johannesburg, all´atmosfera stile "we are the world" si sono sostituite squadre antisommossa dal grilletto facile e arresti di massa. Nessuno sostiene che il vertice sullo sviluppo sostenibile possa salvare il mondo, l´interrogativo è se il summit riuscirà a salvare se stesso. La colpa per il ritardo nell´esecuzione degli accordi è stata in buona parte addossata agli Stati Uniti. È stato il presidente Bush a non ratificare il Protocollo di Kyoto. È stato lui a decidere di non venire a Johannesburg (persino suo padre si presentò a Rio). Ed è la delegazione Usa ad ostacolare con più veemenza tutte le proposte che coinvolgono direttamente le multinazionali.

Ma è troppo facile dare la colpa a Bush: il vertice sta fallendo perché tutto il processo è stato bloccato fin dall´inizio. A Rio erano presenti tutte le parti in causa: i governi, le Ong e le multinazionali; la partecipazione della società civile e i finanziamenti da parte delle imprese raggiunsero livelli mai toccati prima. Ma la sponsorizzazione ebbe un prezzo: il mondo degli affari respinse ogni regolamentazione diretta. A Johannesburg le imprese "eco-responsabili" sono diventate la parodia di loro stesse, con le auto ecologiche della Bmw in bella mostra nella sede della conferenza e cartelloni della De Beers con la scritta "L´acqua è per sempre". Per il World Business Council for Sustainable Development, lobby delle grandi imprese fondata a Rio, la via verso lo sviluppo sostenibile coincide con la formula del Wto e dell´Fmi: i paesi poveri devono aprirsi agli investimenti stranieri. Ma queste teorie suonano in maniera diversa rispetto a dieci anni fa. Dopo il caso Enron è già difficile fidarsi delle imprese per la gestione dei libri contabili, figurarsi quando è in ballo la salvezza del pianeta. Il modello economico del laissez faire è ormai oggetto di un rifiuto militante in diversi paesi del mondo, America Latina e Sudafrica in testa.

A Johannesburg molte delle parti in causa non siedono al tavolo ufficiale, ma restano in strada a organizzare controvertici. Il più ambizioso degli eventi paralleli è la "settimana dei senza terra" in cui gli attivisti discuteranno di come la mancanza di una vasta riforma agraria sia la più grande barriera allo sviluppo sostenibile globale. Questi movimenti non si limitano alle parole, sono pronti ad agire. Si riuniranno in una marcia prevista per domani, ma l´esito della marcia è tutt´altro che certo per motivi di sicurezza. Il governo sudafricano ha deciso che questo sfortunato vertice dovrà essere almeno un´opportunità per dimostrare che il Sudafrica è un posto sicuro dove andare in vacanza o avviare un´attività. Il commissario provinciale di polizia Perumal Naidoo ha spiegato che il governo vuole smentire i pregiudizi sulla pericolosità del paese e attirare sia turisti che investitori stranieri. I delegati sono invitati a "tastare il polso" di Sandton (il quartiere ultraricco in cui è ospitata la conferenza e trasformato in zona militare sottoposta a rigidissimi controlli). I contestatori, invece, sono confinati in una sorta di "recinto" in cui si svolgono le manifestazioni autorizzate. Le strade sono state sgomberate da ambulanti e mendicanti. Uno di loro, Moss Moya, ha ben poche speranze che il summit possa aiutare i poveri del Sudafrica: «Devono vederci, se vogliono aiutarci».

La settimana scorsa, durante una manifestazione pacifica davanti agli uffici del primo ministro del Gauteng (la provincia della capitale) sono stati arrestati 77 dimostranti. Sabato notte la polizia ha caricato alcuni manifestanti che protestavano contro l´arresto di duecento attivisti e le rigide restrizioni imposte alle manifestazioni. Gli attivisti locali dicono di non aver mai visto una reazione così violenta contro i movimenti sociali dalla fine dell´apartheid.

Il vertice non salverà il mondo, ne sta offrendo solo un´immagine ingrandita. Nei ristoranti di lusso di Sandton i delegati si raccontano a cena quanto sono preoccupati per i poveri del mondo. Intanto, fuori dalle zone protette, i poveri sono nascosti, aggrediti e imprigionati per un atto di resistenza che è diventato il simbolo di un mondo non sostenibile: il rifiuto di sparire.

(Traduzione di Emilia Benghi)