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Articolo da "La Repubblica" del 4 settembre 2002 E´ scontro sul paragrafo del documento finale su diritto all´aborto e salute riproduttiva Al summit la rivolta delle donne "Qui si legittima l´infibulazione" Il riferimento ai "valori culturali e religiosi" ha provocato il no di Ue, Canada e femministe STEFANIA DI LELLIS Canada, Unione Europea, Svizzera, Australia e femministe hanno denunciato i rischi di omettere nel capitolo su sanità e sviluppo un riferimento alle libertà fondamentali: dare spazio solo a religioni e culture - hanno avvertito - significa avallare pratiche tradizionali come l´infibulazione e consentire una messa in discussione del diritto all´aborto. Stati Uniti, Vaticano e molti paesi in via di sviluppo hanno invece stretto una santa alleanza, nel timore che richiamare i diritti umani in questo contesto fosse soltanto un tentativo internazionale di sostenere l´interruzione volontaria di gravidanza anche dove questa non è legale. La materia è delicatissima ed è già stata oggetto di faticose mediazioni in altre conferenze Onu, in particolare quella sulla popolazione, nel '94 al Cairo. In quell´occasione è stato sancito il diritto degli individui e delle coppie a determinare liberamente e responsabilmente la riproduzione; la pianificazione familiare è stata iscritta tra i maggiori strumenti per promuovere lo sviluppo sostenibile e proteggere l´ambiente; ed è stato anche sottolineato come l´aborto illegale sia un´enorme minaccia alla salute pubblica, visto che ogni anno provoca la morte di almeno 70 mila donne. Il testo arrivato sul tavolo della conferenza di Johannesburg dagli incontri preparatori rappresenta invece un netto salto indietro. «Se quelle parole non verranno cambiate sarà un gran brutto giorno per le donne», ha avvertito ieri pomeriggio l´Alto commissario Onu per i diritti umani Mary Robinson, unendosi a decine di rappresentanti di movimenti femminili di tutto il mondo che hanno manifestato davanti al Sandton Convention Center. «E´ in atto un tentativo di legittimare i regimi che privano le donne dei loro diritti fondamentali, come i Taliban», il monito della delegata svizzera Lisa Magnollay. Le attiviste qui a Johannesburg sottolineano che il rischio maggiore nascosto nel paragrafo contestato è quello di dare un via libera con tanto di bollino delle Nazioni Unite a riti atroci come la circoncisione femminile, che viene correntemente praticata in ben 28 paesi africani e in diversi Stati del Medio Oriente e dell´Asia. Si tratta di una mutilazione più o meno drastica degli organi genitali che avviene normalmente senza alcuna precauzione igienica e senza il consenso della vittima. Rappresenterebbe il passaggio dall´infanzia all´età adulta e sarebbe una garanzia di castità. Conduce sempre a infezioni (talvolta mortali) e pregiudica fisicamente e psicologicamente la vita della ragazza. Nel mondo 135 milioni di donne l´hanno patita. Ogni anno sono a rischio due milioni di ragazzine, 6 mila ogni giorno. Il paragrafo della discordia (all´interno del capitolo del piano d´azione dedicato a salute e sviluppo) era stato approvato durante i lavori preparatori a Bali. Quando perciò il Canada ha sollevato la sua obiezione, il fronte del no ha minacciato di riaprire la discussione su altri argomenti su cui lo scontro sembrava già essere archiviato. Il braccio di ferro è andato avanti fino a ieri pomeriggio, quando la delegazione di Ottawa ha proposto di far slittare l´aggiunta su diritti umani e libertà fondamentali in un´altra parte non ancora «chiusa» del piano d´azione. Cioè nel capitolo sulla lotta alla povertà, lì dove si fa riferimento alla necessità di promuovere l´uguaglianza tra uomini e donne. L´idea non è piaciuta alle attiviste sul piede di guerra qui a Johannesburg. «Intervenendo soltanto sul passo riguardante la povertà e la parità si consente che il paragrafo sulla salute resti sbilanciato», avverte l´americana June Zeitlin, direttore di un´organizzazione non governativa Usa. In ballo, spiega la Zeitlin, c´è la salute di tutti. I governi «potrebbero prendere decisioni piuttosto pericolose per uomini e donne, ad esempio nel campo della lotta all´Aids e alle malattie sessualmente trasmissibili», proprio basandosi su principi religiosi e tradizionali.
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