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Articolo da "Il Mattino_online" del 3 settembre 2002 INTERVISTA AL NOBEL NADINE GORDIMER TOMMASO DEBENEDETTI Signora Gordimer, qual è la sua valutazione sulle giornate del vertice? «Sono piuttosto scettica sulla possibilità che incontri come questo portino a risultati concreti. Seguo attentamente il vertice di Johannesburg, e talvolta provo una sensazione di grande amarezza: mi sembra, nonostante la buona volontà mostrata dal segretario generale dell'Onu Kofi Annan, che ci si trovi di fronte ad un fiume di discorsi, di belle dichiarazioni, magari di accordi parziali, di nobili risoluzioni, che però non cambieranno nulla per la gente, soprattutto per i popoli del Terzo Mondo». Cosa la spinge a questo pessimismo? «La constatazione, per me davvero dolorosa, che i Paesi poveri non contano nulla, e che a decidere sono solo i capi delle grandi potenze. Basta guardare cosa sta succedendo a Johannesburg: per dire qualcosa sull'esito del vertice tutti stiamo aspettando le decisioni degli americani e, in parte, dei russi. Tutto dipende dagli Usa, se ammorbidiranno o meno la loro posizione, e dai russi, se seguiranno o meno Bush sul tema del Protocollo di Kyoto. Questo, per chi, come me, appartiene a Paesi poveri, è triste, ed anche intollerabile». Come giudica l'atteggiamento degli Usa a Johannesburg? «Agli americani non importa nulla del fatto che il mondo stia diventando sempre più inquinato, non importa nulla dell'emergenza sanitaria nel Terzo Mondo, non interessa la vivibilità o meno delle metropoli. Loro si sentono forti, e lo sono davvero. Gli Usa, e quasi tutti gli Stati ricchi dell'Occidente, hanno la convinzione che basterà la loro ricchezza a salvarli. Per loro il vertice di Johannesburg è una sede dove far valere con prepotenza le proprie esigenze, magari facendo concessioni di facciata per non sfigurare di fronte all'opinione pubblica mondiale». Ha seguito le manifestazioni di protesta che accompagnano il summit? «Alle organizzazioni non governative che hanno protestato e agli ambientalisti va tutta la mia simpatia. Hanno avuto il coraggio di gridare con forza la loro disapprovazione per il monopolio vergognoso che le grandi potenze intendono esercitare su questo incontro, e hanno espresso con chiarezza la loro solidarietà verso quei poveri, quegli emarginati ai quali il vertice dovrebbe essere dedicato e che invece sono, come sempre, vittime delle decisioni dei più forti. Chi in questi giorni ha protestato, ha compreso che nel mondo sta dilagando una forma nuova, pericolosissima di razzismo». A quale razzismo allude? «Al razzismo dei ricchi, delle multinazionali e dei governi che appoggiano i loro interessi, contro i poveri, neri o bianchi che siano. Indipendentemente dalle singole decisioni, il vertice di Johannesburg è stato un esempio di quanto questa forma nuova di discriminazione, questa specie di razzismo globalizzato che non lascia voce ai Paesi più deboli, sia ormai un orribile dato di fatto della politica internazionale».
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