| Eritrea, 25 anni, spietata: dalla Libia dirige il traffico di clandestini diretti in Sicilia. La polizia di Tripoli sta per arrestarla In trappola Madame Genny la negriera del Mediterraneo La cattura grazie all´indagine avviata dalla Squadra Mobile di Agrigento. L´Italia aspetta l´estradizione DAL NOSTRO INVIATO E´ lei che ha pianificato il «traghettamento» verso Lampedusa di 1200 somali e di oltre 600 eritrei, ripescati dalle nostre motovedette dal maggio scorso fino all´altro giorno. Con tre compari ha spremuto i connazionali che arrivavano sulle sponde del Mediterraneo, dopo un lungo «viaggio» attraverso il Sudan e poi dentro il deserto libico. Li ha ricevuti tramite una rete di complici a Tripoli, li ha nascosti nei casolari dietro le palme e le dune di sabbia di Al Zuwara, li ha fatti caricare su quei barconi fradici che sono stati inghiottiti dal mare. Ci sono foto che la incastrano. E´ stata pedinata da poliziotti della Jamahiriya. L´hanno anche «intercettata» al telefono. Un ordine di custodia cautelare contro la giovane donna eritrea è già stato firmato dai magistrati della Procura della Repubblica di Agrigento, per ora l´accusa è quella di «favoreggiamento di immigrazione clandestina» ma si sta valutando se Madame Genny abbia responsabilità penali dirette anche per le stragi avvenute nel Canale di Sicilia. Nelle prossime ore partirà dalla Procura generale di Palermo un´«estensione in campo internazionale» di quell´ordine di cattura, destinato prima alla Farnesina e poi a Tripoli. Nell´indagine sulla «tratta» sono finiti anche tre uomini. Uno si chiama Majid. Libico, è il fidanzato di Madame Genny. Gli altri due sono eritrei. Il primo è un certo Samuel. Il secondo sembra che di cognome faccia Sayade, negli ambienti dei trafficanti è comunque conosciuto come «Saad». E´ la prima volta che si scoprono fazioni della «Libyan Connection» da quando sono cominciate le traversate che partono dalle spiagge della Tripolitania, pezzi di organizzazioni che controllano ormai quasi tutto il business dei clandestini nel Mediterraneo. Ogni clan ha i suoi. C´è una divisione etnica. I disperati dell´Africa occidentale si rivolgono alle cosche somale ed eritree dislocate in Libia, quelli dell´Africa orientale ai gruppi nigeriani. La polizia italiana ha accertato che sono quattro i clan più forti che operano per il momento ad Al Zuwara. Un´altra è invece la banda padrona dei territori del Sudan, mafia di Khartoum. E´ stata proprio la polizia italiana a incastrare Madame Genny. I libici dopo un po´ hanno cominciato anche loro a collaborare. Indagine della Squadra mobile di Agrigento iniziata sei mesi fa, quando centinaia e centinaia di somali ed eritrei venivano recuperati tra le onde al centro del Canale. I sopravvissuti ricostruivano il loro calvario, spiegavano da dove venivano e dove trovavano riparo in Libia, soprattutto parlavano di una bellissima ragazza «con i capelli neri e lunghi», una giovane eritrea che aveva un piccolo bar ad Al Zuwara, quella che è diventata la capitale del traffico dei clandestini nel bacino mediterraneo. Tutti i naufraghi presi a verbale ripetevano solo quel nome, indicavano solo soltanto lei a capo dell´organizzazione che li aveva fatti imbarcare: Madame Genny. E così i poliziotti della Mobile di Agrigento hanno trasmesso le informazioni raccolte ai loro colleghi del Servizio centrale operativo. E questi ultimi le hanno dirottate all´«Unità nazionale», la task force italiana che da qualche tempo opera in Libia ospite dell´ambasciata di Roma. Poliziotti che dall´altra parte del Mediterraneo seguono «da vicino» i trafficanti di esseri umani, lavorando fianco a fianco con gli investigatori libici. Quelle informazioni arrivate da Agrigento hanno segnato l´inizio della fine per Madame Genny. L´inchiesta è partita da lontano. Dalla Somalia e dall´Eritrea, dai paesi di origine di quelle migliaia di uomini e di donne che in ogni giorno dell´anno lasciano i loro villaggi per raggiungere il Mediterraneo e poi l´Italia. Prima Khartoum, la capitale del Sudan. Lì si fermano per qualche mese, lavorano nei pozzi petroliferi o nei campi di cotone e raccattano un po´ di soldi. Il «viaggio» successivo costa dai 200 ai 500 dollari. Da Khartoum ad Al Uweinat, un centro di raccolta di clandestini proprio sulla frontiera tra Sudan, Egitto e Libia. E altri 300 o 400 dollari devono sborsare per arrivare poi all´oasi di Cufra, nel sud della Libia. Tappa obbligata per il rifornimento d´acqua prima dell´ultimo tragitto. Da lì i somali e gli eritrei vengono portati tutti a Tripoli. L´indagine della polizia italiana ha scoperto dove esattamente tutti i clandestini si incontrano con i capi del traffico: il bar «Chenis». E´ una caffetteria proprio al centro della capitale libica, a trecento metri dall´hotel Corintia, di fronte c´è una stazione di polizia, a sinistra una grande moschea. La strada principale di Tripoli corre accanto al «Chenis». Qui i clandestini prendono accordi con i negrieri. Parlano del «biglietto» per l´Italia, contrattano il prezzo. Di solito varia tra gli 800 e i 1200 dollari. Ma prima di pagare devono raggiungere il mare, il mare di Al Zuwara che è a una quarantina di chilometri dal confine tunisino. La maggior parte viene caricata su furgoni e su camion dell´organizzazione, alcuni salgono invece su autobus di linea e arrivano da soli nell´ultima grande città libica prima della frontiera. Tutti poi si dirigono nello stesso posto: il bar di Madame Genny. Già quando partono dal Corno d´Africa hanno quel nome scritto su un foglio di carta, su un´agendina, nella mente soprattutto. E´ il loro «passaporto» per l´Europa. Le fotografie inchiodano la giovane eritrea. Una processione ogni giorno, una fila infinita di clandestini che entrano ed escono dal suo bar che è proprio tra i vicoli della medina di Al Zuwara. I poliziotti libici che si appostano e «documentano» i movimenti, che seguono la donna mentre monta sul suo gippone «Mazda» e va in campagna a controllare dove sono ammassati i clandestini, che dà ordini al suo fidanzato Maijd di procurarsi qualche vecchio legno da far scivolare in mare, che telefona agli altri due eritrei - Samuel e Saad - per ricevere i soldi dell´imbarco. Che vanno sempre a lei. Alla bella eritrea che dissangua il suo popolo. A Madame Genny nuova negriera ormai in trappola |
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