|
Le donne al Forum. Un arcobaleno di esperienze a confronto in seminari e conferenze
Un altro mondo ha bisogno di noi Angela Azzaro Firenze - nostra inviata Donne di tutte le età, di tutti i colori, vestite nei modi più disparati, ma unite da un'unica passione: quella della politica come cambiamento. Alla Fortezza sono in tante e segnano con la loro presenza uno spazio comune che vorrebbero rendere ancora più loro, maggiormente segnato dalla loro elaborazione politica e culturale, un punto di vista che si connette all'antiliberismo, ma che a questo non può essere ridotto. Se le immagini, anche effimere, possono dire qualcosa, vedere la folla femminile che si è radunata alla Fortezza, animando i convegni, parla di più contraddizioni. Sicuramente quella donna-uomo, ma anche quella tra la forza soggettiva conquistata da molte e la realtà sociale e politica che le circonda e che vorrebbe in tutti modi negarne libertà, autonomia, autodeterminazione. Questioni non da poco, che ieri sono state lungamente dibattute in una delle Conferenze centrali della mattinata, "Donne-uomini: conflitto necessario per un futuro comune". L'incontro, coordinato da Nadia De Mond, della Marcia mondiale delle donne, e da Angelika Psarra, giornalista greca, ha visto una partecipazione grande, non solo per il numero delle presenti ma anche per la qualità dello stare insieme. Impossibile dare conto di tutte le articolazioni del confronto. Echi del mondo del lavoro, del sindacato, della scuola e della sanità, di tutti quei conflitti che il neoliberismo ha inasprito, in primo luogo per le donne. Lo sottolineano Christine Delphy della Marcia francese e Laura Gonzalez de Txabarri (Ela, Paesi Baschi), lo riprende, ma spostando l'ottica di analisi, Lidia Cirillo dei Quaderni viola, che si interroga su "Potere politico e democrazia di genere". Una relazione articolata che entra nel merito di alcuni nodi non ancora sciolti del dibattito femminista italiano. Per Cirillo sia le donne che dicono no al potere, sia quelle a cui basta raggiungere la quota del 50% come rappresentanza istituzionale si pongono su due estremi contrapposti e riduttivi. «Il punto non è quello di dire no alle quote - sottolinea - ma chiedersi quale sia la natura della democrazia della quale si entra a far parte. Questa non è quella che vogliamo». Il dibattito è aperto. Ventun interventi, la maggior parte di donne, quasi tutte non italiane, presentano uno spaccato di incredibile ricchezza, che oscilla tra la denuncia di un mondo di ingiustizie e la grande volontà di andare avanti. Tante le opzioni in campo. «Noi donne - sintetizza una giovane francese - abbiamo bisogno di un'altra globalizzazione. Un'altra globalizzazione ha bisogno di noi». Il rapporto con il movimento dei movimenti è uno dei temi più caldi, quello che più stimola ragionamenti, puntualizzazioni, speranze. «Ripongo molta fiducia nel popolo di Genova» - ci dice Lea Melandri, femminista storica della Libera università delle donne di Milano, che ha partecipato a uno dei seminari pomeridiani -. Vedo però il rischio che prevalga la tentazione di portare tutte le contraddizioni sul terreno dell'antiliberismo. Io per prima, davanti alle pressioni del mondo, mi faccio prendere da vere e proprie ire anticapitalistiche dimenticando, ma per poco, che ovunque - come qui al Social Forum - la contraddizione uomo-donna non è uno dei tanti conflitti, ma una contraddizione centrale». Che le cose non siano così semplici lo spiega bene Nadia De Mond, della Marcia mondiale delle donne, organizzazione internazionale che fa parte del coordinamento europeo del Forum. «Anche in Europa - sottolinea De Mond, che ha appena pubblicato il volume Donne in movimento per la Biblioteca Franco Serantini -, come a Porto Alegre, ci attestiamo sull'importante riconoscimento che il femminismo è uno dei soggetti che compongono il Social forum. Ma detto questo, non si può non sottolineare come la nostra partecipazione sia considerata ancora una parzialità e non una contraddizione che attraversa tutte le questioni. Da parte nostra, del movimento delle donne, siamo ancora poco presenti dentro il movimento dei movimenti». Nonostante tutti i se e i ma, il no alla guerra, oggi, non avrebbe le stesse caratteristiche e la stessa forza senza la critica incondizionata che il movimento delle donne, non da oggi né da ieri l'altro, porta avanti con grande coraggio. Un impegno che si articola in diverse associazioni, tra cui le Donne in nero e La Convenzione permanente contro la guerra, presente al Sfe con uno dei seminari. «In questa occasione - sottolinea Imma Barbarossa, portavoce della Convenzione insieme a Lidia Menapace - abbiamo avanzato la nostra proposta di una battaglia comune perché nella nascente Costituzione europea ci sia scritto che l'Ue debba essere «neutrale e disarmata», che non significa indifferente ma, per esempio, che non può vendere armi o non deve aumentare ulteriormente le spese militari. La nostra seconda proposta riguarda la cittadinanza sociale, un'idea che abbatte le frontiere e parla di un diritto alternativo». Un mondo ricco quello delle donne, anche qui a Firenze. Basta vedere l'arcipelago delle presenze nei seminari o i temi affrontati, dalla prostituzione al sindacato, dal corpo ai saperi. Le realtà sono davvero tante. Dalle giovani della rete internazionale Next genderation, composta da ricercatrici e studenti universitarie che chiedono al sapere di uscire da dentro le mura per collegare mondo accademico e società; per arrivare a strutture più organizzate come Arcilesbica, che oggi insieme al mondo gay, trans, bisex sarà protagonista di una delle conferenze del mattino ("Che il mondo non ci sia indifferente"). «Siamo qui - mette in evidenza Eva Mamini di Arcilesbica - perché speriamo di unire la nostra lotta a quella del movimento, portando il nostro bagaglio culture e facendo sì che le nostre rivendicazioni per maggiori diritti diventino di tutti». L'elenco potrebbe continuare. Forse basta aggiungere soltanto un fatto: tutte queste realtà si potranno ritrovare stamattina (ore 9.30, sala Attico 24) per discutere proposte, idee, strumenti per andare avanti nei prossimi mesi e per individuare punti comuni da portare, insieme, all'assemblea generale del Sfe di domani, quando si discuterà il documento finale. Una prospettiva per il futuro che già oggi sarà simbolicamente rappresentata dall'inizio del corteo, dove tutti questi mondi di donne saranno insieme per dire no alla guerra, marciando dietro i lavoratori e le lavoratrici Fiat. Come già prima avevano fatto molte delle loro madri, reali e putative. |
||