Articolo da "Il Manifesto" del 26 novembre 2002.
Sotto il velo del nudo

IDA DOMINIJANNI
Il bello della globalizzazione è che non ci sono più zone franche dal pensiero: angoli di mondo che prima potevamo - sia pur colpevolmente - ignorare nella loro lontananza dal nostro mondo, adesso ci piombano addosso vicini e interconnessi. Siamo costretti a guardarli perché essi ci ri-guardano, la loro differenza interroga la nostra, le loro apparentemente siderali diversità culturali rivelano inattese simmetrie con i nostri codici e, per fortuna, altrettanto inattese asimmetrie. Acceso dalle più varie scintille, dagli attentati terroristi ai concorsi di bellezza, il confronto fra culture, modi di produzione, religioni, stili di vita deve avvenire per forza, e ogni volta che esso viene presentato come clash di civiltà, Occidente versus Islam, apre in realtà conflitti interni alle civiltà in campo. Adesso è il caso della Nigeria, pezzo di mondo piombatoci in casa per il tramite della fatua scintilla di miss mondo. Stavolta c'è di mezzo il corpo femminile, e non è la prima volta: c'era di mezzo un anno fa a Kabul, quando la guerra antiterrorista fu combattuta in nome della liberazione dal burqa delle afghane; c'era di mezzo poche settimane fa a Mosca, quando il commando ceceno affidò alle sue donne il messaggio del martirio e il gas di Putin stese per prime le loro sagome velate di nero. Non è una centralità casuale: segno cruciale dello stato di ogni civiltà, il corpo femminile è oggi il segno cruciale del passaggio di civiltà a cui l'intero mondo globale è chiamato. Ma è un segno tutt'altro che facile da decifrare, proprio perché è rivelatore di segrete simmetrie e ancor più segrete asimmetrie fra le parti in campo, depista gli schemi di gioco consolidati e suggerisce di ripensare i termini della partita.

Facile facile, lo schema di gioco numero uno, nel caso della Nigeria, vuole le reginette di bellezza esibite dall'Occidente libero e democratico contrapposte alle nigeriane vittime della sharia islamica. Le prime libere, le seconde oppresse. E' lo stesso schema di gioco che voleva la liberazione dal burqa delle afghane tramite bombe, solo che stavolta è più esplicito: allora non si osava dire quello che adesso si vede, e cioè che al velo delle islamiche l'immaginario maschile democratico non contrapponeva la libertà bensì la nudità delle occidentali, cioè la loro (presunta) disponibilità sessuale. Lo schema si commenta da sé: adesso che il velo dell'ipocrisia democratica è caduto, è più chiaro che cosa si nasconda sotto la parola d'ordine dell'esportazione dei diritti occidentali alle donne dell'altro mondo. Il secondo schema di gioco contesta giustamente il primo, e lo ribalta: invece di inorridire per il fondamentalismo islamico, dice, l'occidente farebbe bene a pensare al fondamentalismo della merce e del mercato che regna in casa sua e che fa merce e mercato del corpo femminile e d'ogni altra cosa e persona. Segrete simmetrie fra opposte civiltà, appunto. Giusto. Salvo che anche questo secondo schema, come il primo, concepisce il corpo femminile come puro oggetto: oggetto del consumo capitalista oltre che del godimento maschile, ma sempre oggetto, e oggetto passivo.

Il bello del corpo femminile, invece, è che a dispetto di tutti i tentativi, capitalisti e fondamentalisti, di ridurlo a oggetto, è anche soggetto, non è solo tramite d'altro ma parla da sé e per sé, e non solo in Occidente dove la libertà femminile si avvale dei diritti scritti ma li eccede, ma anche nel mondo islamico dove quei diritti non ci sono ma di libertà femminile se ne vede sempre più, nell'arte, nel cinema, nella letteratura, nei comportamenti e in qualunque altra lingua essa trovi il modo di parlare. Rovesciando i codici della lingua patriarcale, o tradendoli, o rigiocandoli in controsenso. Le afghane e altre donne del mondo islamico ci hanno spiegato che è quello che può avvenire con l'uso del burqa e del chador; dalle nostre parti può avvenire sotto la mascherata di una nudità altrettanto imposta. Sotto le segrete simmetrie dei fondamentalismi incrociati, c'è l'asimmetria di quello che una donna vuole dire e fare di sé, che sempre meno coincide con quello che altri vorrebbero dire e fare di lei. L'elemento imprevisto della partita globale in corso, che potrebbe rivelarsi decisivo.