| Sotto il velo del nudo IDA DOMINIJANNI Facile facile, lo schema di gioco numero uno, nel caso della Nigeria, vuole le reginette di bellezza esibite dall'Occidente libero e democratico contrapposte alle nigeriane vittime della sharia islamica. Le prime libere, le seconde oppresse. E' lo stesso schema di gioco che voleva la liberazione dal burqa delle afghane tramite bombe, solo che stavolta è più esplicito: allora non si osava dire quello che adesso si vede, e cioè che al velo delle islamiche l'immaginario maschile democratico non contrapponeva la libertà bensì la nudità delle occidentali, cioè la loro (presunta) disponibilità sessuale. Lo schema si commenta da sé: adesso che il velo dell'ipocrisia democratica è caduto, è più chiaro che cosa si nasconda sotto la parola d'ordine dell'esportazione dei diritti occidentali alle donne dell'altro mondo. Il secondo schema di gioco contesta giustamente il primo, e lo ribalta: invece di inorridire per il fondamentalismo islamico, dice, l'occidente farebbe bene a pensare al fondamentalismo della merce e del mercato che regna in casa sua e che fa merce e mercato del corpo femminile e d'ogni altra cosa e persona. Segrete simmetrie fra opposte civiltà, appunto. Giusto. Salvo che anche questo secondo schema, come il primo, concepisce il corpo femminile come puro oggetto: oggetto del consumo capitalista oltre che del godimento maschile, ma sempre oggetto, e oggetto passivo. Il bello del corpo femminile, invece, è che a dispetto di tutti i tentativi, capitalisti e fondamentalisti, di ridurlo a oggetto, è anche soggetto, non è solo tramite d'altro ma parla da sé e per sé, e non solo in Occidente dove la libertà femminile si avvale dei diritti scritti ma li eccede, ma anche nel mondo islamico dove quei diritti non ci sono ma di libertà femminile se ne vede sempre più, nell'arte, nel cinema, nella letteratura, nei comportamenti e in qualunque altra lingua essa trovi il modo di parlare. Rovesciando i codici della lingua patriarcale, o tradendoli, o rigiocandoli in controsenso. Le afghane e altre donne del mondo islamico ci hanno spiegato che è quello che può avvenire con l'uso del burqa e del chador; dalle nostre parti può avvenire sotto la mascherata di una nudità altrettanto imposta. Sotto le segrete simmetrie dei fondamentalismi incrociati, c'è l'asimmetria di quello che una donna vuole dire e fare di sé, che sempre meno coincide con quello che altri vorrebbero dire e fare di lei. L'elemento imprevisto della partita globale in corso, che potrebbe rivelarsi decisivo. |
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