IL GENE SECONDO EVELYN

Circa lo stato delle cose, ci sembrano molto rappresentative le due citazioni che Fox Keller riporta in chiusura del suo nuovo libro “Il secolo del gene”: la prima di R.C. Collingwood secondo il quale un ricercatore in scienze pratiche non cerca di arrivare all'enumerazione completa delle cause: “Perché dovrebbe? Se scopro di poter ottenere un risultato con certi mezzi, so per certo che non potrei ottenerlo se non fossero soddisfatte numerosissime condizioni, ma finché lo ottengo, le condizioni non mi interessano. E se un cambiamento in una delle condizioni mi impedisce di ottenerlo, non mi interessa conoscerle tutte: voglio soltanto conoscere quella che è cambiata”.

La seconda riguarda invece i dubbi a suo tempo espressi da Barbara McClintok relativi ai possibili effetti nel lungo periodo di quelle variabili non considerate: di quel disprezzo - quel senso così restrittivo di causalità - responsabile di molte catastrofi ambientali, per il modo in cui la tecnologia, basata sulle analisi parziali degli scienziati, “si rivolta contro di noi”. “Avevamo azzardato supposizioni che non avevamo il diritto di fare. Non sapevamo come funzionasse l'intero sistema, ne conoscevamo soltanto una parte (...) Non ci siamo nemmeno preoccupati di indagare, non abbiamo neanche visto cosa accadesse intorno. Stavano succedendo tante altre cose e noi non ce ne accorgevamo”.

Il collasso degli ecosistemi per inquinamento e distruzione delle diversità o i perniciosi e devastanti mutamenti climatici... per esempio... perché, come è evidente, ha vinto il principio ricordato da Collingwood, anche e soprattutto in quella scienza pratica che è la genetica. La varietà e la numerosità degli ogm sono da lungo tempo una realtà. Perlomeno da quando si è ritenuto che i geni fossero gli agenti causali dello sviluppo in virtù del fatto che manipolandoli è stato possibile “cambiare a volontà gli elementi critici dello sviluppo biologico”. La vecchia causalità lineare.

Ma non è più così, ci dice Fox Keller, o perlomeno, parlare di gene nei termini in cui se ne è parlato per tutto un secolo non è più così appropriato e il paradigma genetico: un gene-una proteina si va smantellando sotto i colpi di processi molto più complessi, di “programmi distribuiti” fra le varie entità in gioco (DNA, RNA, proteine, enzimi ecc), di operazioni continue di rettifiche, revisioni e correzioni, di abbondanti ridondanze e di interferenze con altri processi funzionali ecc. La meravigliosa complessità che la natura ha assemblato in millenni di evoluzione per permettere agli organismi di mantenersi stabili nella loro specie ma anche di poter variare per non sparire. Quella che sostanzialmente chiamiamo vita, ma il cui senso non si coglie se non si guarda alla natura con gli occhi giusti.

Abbiamo sentito un brivido quando nel retro di copertina del libro in questione abbiamo letto: “Con questo libro voglio celebrare gli effetti imprevisti che il successo del Progetto Genoma ha avuto sul pensiero biologico. Invece di rafforzare il concetto familiare di determinismo genetico che tanto ha colpito l'immaginazione del grande pubblico, lo ha rimesso in discussione....” ?????? Il Progetto Genoma! Sulla stampa, oltre al trionfalismo che serve a vendere il prodotto e guadagnare il consenso, la miserabile sceneggiata su chi ci è arrivato per primo, e sulla delusione di un DNA umano collocato per numero di geni fra una pianta di riso e una di arabidopsis non si sono colti affatto effetti imprevisti in grado di cambiare orientamento alla ricerca o alla pratica. Se, come si legge nell'introduzione: “...(il gene) è una comoda stenografia per gli scienziati che lavorano in contesti sperimentali specifici. Identifica leve o appigli concreti per ottenere particolari modificazioni. Infine è uno strumento di persuasione indubbiamente efficace, non solo per promuovere programmi di ricerca e ottenere finanziamenti, ma anche e forse soprattutto per vantare i prodotti di un'industria biotech in rapida espansione.”, c'è poco da celebrare, perché, ed è fondamentale, la ricerca genetica foraggiata per dare risposte e prodotti all'industria, deve anche capire ed imparare la complessità della natura per produrre meglio. L'amorphus computing della progettazione informatica che si ispira alla complessità dei sistemi biologici ci darà un web migliore e tutto questo viavai concettuale fra ingegneria e biologia reso possibile dalla fine di un pensiero riduzionista e lineare; la strada del nuovo pensiero biologico; che cosa ci darà? Prodotti e servizi sempre più adeguati ma in un contesto globale sempre più sclerato perché cresciuto sul buco nero del trionfalismo scientifico e tecnologico. Quindi in realtà non cambierà granché se il modo di guardare alla natura è ancora questo: ontologicamente ed eticamente insensato.

Mettendola giù banalmente: sapere per farne che? Quando il DNA ha preso forma e struttura lo si è potuto modificare, quando si sono compresi i processi dello sviluppo si è potuto clonare e si è creato un bazar di cloni, chimere e ogm. Una maggior conoscenza indurrebbe forse ad una maggiore coscienza nell'intervento scientifico su questo pianeta? Fox Keller ritiene che la graduale demolizione del concetto di determinismo genetico che si è portata a compimento come effetto collaterale del progetto genoma, segni l'inizio di una nuova era. Ne abbiamo seri dubbi, perché da qualunque parte guardiamo, non ne vediamo i presupposti. A dire il vero, era guardando a lei, a quel suo luogo di enunciazione in quanto donna, scienziata, femminista e soprattutto critica che pensavamo potesse venire un cenno al cambiamento... Che dire? Siamo contente che ufficialmente il gene non sia più l'egoista di una volta, quello che la comunità scientifica tentava di propinare al grande pubblico per giustificare i suoi interventi manipolatori; per parte nostra, questo giochetto era evidente e lo andavamo dicendo da diversi anni; l'ottimismo di Evelyn su questo aspetto ci preoccupa; oggi ormai, il “capire per agire” dovrebbe portare la scienza ad una arresto ed alla riparazione, (per quanto ormai questa sia possibile) dei danni ambientali compiuti con la sua complicità. Lo stesso vale per la ricerca genetica. Quanti anni fa gli scienziati più accorti ne chiedevano la moratoria? Prima che manipolando manipolando potesse produrre le aberrazioni che ci circondano? Siamo sulla via della complessità? Bene! Fermiamoci e, facendo tesoro di questa, ripariamo i danni che a suon di semplificazioni fin qui son stati prodotti, poi si vedrà. Il secolo del gene è finito; il libro di E. Fox Keller è interessante ...ma...

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