Orgoglio da single
Fascino e potere, chiamatele pure zitelle
«In questo momento c'è una tale paura di amare dice Cinzia Leone, attrice e zitella che da una parte ci sono uomini troppo ambigui, ammiccanti 24 ore su 24, e dall'altra donne che non sanno come interpretare il tutto. In verità finché non si sta bene con se stessi non si arriva a capo di nulla, accoppiati o no. La zitella? Me fa ridere, me ricorda le sorelle Materassi. Però così è!». Il tempo che non si perde allora è un «pro» come il sesso che, per la scrittrice, non è «mai in freezer» (lì invece lo terrebbe oggi la coppia sposata). E di pro c'è anche, per esempio, che non si corre il rischio della «perdita da divorzio», oltre all'immaginabile sulla libertà di scegliere (vacanze, città, orari).
Dalla Rice alla Hayek: la rivincita delle donne nubili per scelta
MILANO Zitella ringrazia la tua buona stella. Perché magari la fortunata sei tu. E chissenefrega se il termine fa sghignazzare i più. Quello è. Più indolore nubile o single? Ma chi l'ha detto che di dolore si tratta, poi? È ora di smetterla. «Da quel che mi risulta, sono le zitelle ad aver mandato avanti questo stramaledetto Paese», tuona Carol Clewlow, inglese, giornalista, impenitente, naturalmente, zitella, autrice del pamphlet (in uscita per Sonzogno L'importanza di essere nubili), che è un elogio, un'analisi, un divertente spaccato, della condizione cui sopra. Segue l'elenco: insegnanti, impiegate statali, infermiere e segretarie.
Aggiornato più avanti al capitolo «Hall of fame delle zitelle», scrittrici per lo più: Emily e Anne Brontë, Louisa May Alcott, Emily Dickinson, Cornelia Parker (scultrice, però) e la «santa» della categoria, Jane Austen.
Fuori (perché non sia mai detto che nel tempo di una lettura abbiano cambiato idea) per esempio una Condoleezza Rice (la zitella più potente del pianeta) e una Salma Hayek (recentemente in outing sul tema: «Da sola sto molto bene. Perché sprecare energie?»): cinquantenne la prima, quarantenne la seconda, in target insomma, in Italia. Come da vocabolario, zitèlla (o zittèlla): donna nubile d'età avanzata. Sebbene fu il Boccaccio a introdurre la parola, da «zitta» toscanizzata di «citta», cioè ragazza. Nel caso se l'età media delle donne al sì è di 28 la faccenda si fa seria: dalla Campbell (34 anni, caratterino poco incline al compromesso) a Valeria Marini (38 anni, «non mi sposo perché non trovo») non si salva nessuno. Perché comunque la «zitella» di nuova generazione (condizione sine qua non: niente figli), secondo la Clewlow, di uomini ne ha, solo o fugge o lascia che fuggano, perché a guardarsi bene dentro, magari, sì soffre di «gamofobia» (paura del matrimonio) e «philofobia» (paura di innamorarsi), però a chi le muove queste accuse può tranquillamente rispondere: «Ho semplicemente paura di perdere il mio tempo con te», vedi la testimonianza della piccola Salma Hayek.
I contro? Eccetto il discorso economico (vivere da zitella costa di più), quasi tutti solo luoghi comuni (va da sé che la scrittrice è ormai soddisfatta della sua «zitellitudine»): dalla gente che ti chiede sempre «perché non ti sposi?» o «come ci si sente donna anche senza figli?», o la conclusione che «sei sicuramente acida» e che «soffri di solitudine».
Paola Pollo