Articolo da "La Repubblica " del 25 giugno 2006


Breve storia di una figura sociale emergente
Dal boom delle ragazze Coccodè a Flavia Vento sotto vetro
ANTONIO DIPOLLINA

Ma le vallette di Mike, ai tempi, cosa sapevano fare? Lasciamo la parola a Enzo Biagi: «Prendevano le buste che il conduttore strappava e le portavano via. Avevano la funzione del cestino». Il salto ai giorni nostri, con le ragazze di estrema avvenenza che popolano la tv corrente e che forse non riuscirebbero a prendere le buste con presa sicura, è di quelli sensibili, ma solo impegnandosi nell´analisi (una Sabina Ciuffini valeva il Nobel in confronto a queste). Per il resto, la tv non si è mai fatta mancare la figura della giovane e bella ragazza con compiti decorativi. E questo è un punto fermo.
Il problema data dal momento in cui diventano protagoniste, vere, assolute. In cui nascono programmi inconcepibili senza la presenza dei metri quadri di tette esibite. Qualcuno ricorderebbe allo stesso modo Drive In se fosse stata solo una sfilata di cabarettisti bravi? E dire che Drive In (Tinì Cansino, Lory Del Santo eccetera) non aveva inventato nulla. Antonio Ricci era il capo nobile di una gang di malfattori che operavano nelle tv locali lombarde. Il regista Beppe Recchia, soprattutto, il quale aveva concepito il seguente programma: Il Pomofiore, una sorta di Corrida più smandrappata, i concorrenti si esibivano, il pubblico votava lanciando sulla scena dei pomodori (o fiori) finti. A quel punto entravano in scena loro: una decina di ragazze in abitini succinti e con misure toraciche dalla quarta in su (sotto la quarta non può essere vero amore, recita un detto immortale). Le quali si chinavano a raccogliere mentre un volontario con la telecamera passava tra di loro inquadrando dall´alto: ogni operazione poteva durare anche un quarto d´ora. Quello "era" il programma, gli autori scrivevano e ideavano partendo da quello. Senza le tette, non ci sarebbe stato il resto.
Il successo inevitabile (da Drive In, appunto, alle decine di imitazioni negli anni) ha fatto sì che l´esibizione femminile scosciata, nuda e cruda, diventasse il punto fermo della tv corriva, che intanto allargava gli spazi. Prezzi bassi (nel senso del costo dei programmi), alta resa. Non se ne sarebbe più usciti, non solo: dall´esibizione pura alla richiesta, precisa, verificabile, che le ragazze in questione appartenessero a un genere, diciamo, non impegnativo sotto alcun punto di vista, meno che mai quello di possedere talenti artistici o colloquiali, il passo è stato brevissimo.
Il tunnel è senza uscita, e lo dimostra quello che è passato alla storia come il "paradosso Arbore". A Indietro Tutta (1987) si inventa le ragazze Coccodè, e proclama ovunque: «Con questo programma facciamo una satira feroce alla tv dei quiz e delle ragazze scosciate».
Buonanotte. Le ragazze Coccodè spiccano il volo, il genere si sdogana anche presso altro pubblico, loro sono belle e poppute al punto giusto. Oggi ci si imbatte in testi di storia televisiva che identificano anzi in quel momento l´inizio della tracimazione. Arbore, defilato, sogghigna con l´aria di quello che pensa «fa quel che devi, accada quel che può». E lui faceva satira, come contestarlo?…
Finisce che quando, nel sottotesto, si scopre un intento grottesco, c´è quasi da esultare. Alla fine dei Novanta, la ragazza Flavia Vento chiusa nel plexiglas sotto il neoconduttore Teo Mammucari fa scandalo, l´inchiostro scorre, ci si chiede dove si andrà a finire. Intanto, tutto attorno, ci si va a finire. Decine di trasmissioni, migliaia di ore-tv che passeranno alla storia per la loro inutilità e per l´impossibilità di venire mai replicate (replicare il nulla?) si affollano di ragazze di ottima presenza, sbucate da chissà dove. Saranno passati dieci anni dall´ultima volta in cui qualcuno si è chiesto: ma queste cosa sanno fare? Prima per l´inutilità della domanda, poi per la paura di darsi una risposta.
Il modello nobile, anche qui, sono le Veline, quelle vere, però, quelle di Striscia. Che però sono due al quinquennio, ma il richiamo (dieci milioni di telespettatori a sera, soldi, fama, spot e calciatori garantiti a vita) è irresistibile. L´ultima squinzia di terza fila a I fatti vostri ammicca alla telecamera sperando che per qualche strano motivo in quel momento ci sia Ricci alla visione.
Il caso di Raisport negli ultimi anni è di quelli leggendari. A rotazione continua, in ogni spazio possibile, decine di ragazzone ben messe si sono alternate a fianco dei conduttori, facendo fiorire leggende irripetibili (quante intercettazioni mancate…). Bene, una di loro, Elena Santarelli, sbucò un giorno nella trasmissione domenicale più seguita, lesse la classifica della serie A e si capì subito che non solo non distingueva un terzino da un commercialista, ma che non aveva mai visto una trasmissione calcistica in vita sua. Bene: è andata all´Isola dei famosi e adesso gira film quasi d´autore. Chi ferma le sue epigone? Quella collega disincantata che dice: «Ma io seguo la tv e la Gregoraci nemmeno la conosco. A che serve quello che (forse, eh) ha fatto?». E intanto, in giro per paesi e contrade, a migliaia, belle e giovani, sognano l´aereo privato di Flavio Briatore.

 

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