TERRA E LIBERTA’
Per ultimo, al 23 dicembre, nella nostra mail è arrivato il volantino che denuncia la devastazione prodotta dal collegamento delle autostrade A27-A23 “Longarone-Amaro” del comitato popolare di Forni di Sopra e di Sotto “Per Altre Strade“. E si aggiunge ad una lunga lista di devastazioni prodotte o in programma di prodursi per la Carnia, per il Friuli, per la “Venezia-Giulia”.
Un 2006 generoso di
porcherie tutte pensate, programmate, autorizzate da una sciagurata politica regionale che tratta il territorio come proprietà da dare in uso e consumo agli industriali e alle varie lobby di interessi particolari che si presentano all’orizzonte, come un tempo gli invasori e i colonizzatori che nella storia di questa terra non sono mai mancati.
Passiamole allora in rassegna, le questioni sulle quali comitati e proteste popolari hanno dovuto impegnarsi nel corso di questi dodici mesi:
Collegamento delle autostrade A27-A23 pensato da Galan-Illy (governatori del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia) & C.; 60 Km di assurda autostrada a discapito di una statale gratuita e funzionale già esistente;
Funivia fra Pramollo e Nassfeld frutto di un accordo finanziario fra Illy e Heider con stazione sciistica, alberghi su zone protette e incontaminate; ha protestato il wwf; sarà il cambiamento climatico e la sparizione della neve a farlo fallire?
Casse di espansione sul fiume Tagliamento, fortemente sostenute e volute ("Se non tre, almeno una!" Ha detto) da Moretton, vicepresidente della regione, assessore ai lavori pubblici, alla protezione civile e pure assessore all’ambiente (sic!). Un’inutile opera di cementificazione sull’ultimo fiume europeo ad aver mantenuto ancora la sua naturalità;
Cava di gesso di Raveo, voluta da Grigolin il cementiere, odiata dalle genti del luogo, osteggiata da tutti i comuni interessati, con i pareri negativi di amministrazioni locali e ARPA; unico parere positivo quello del magnifico assessore di cui sopra
Cementificio, di marca Grigolin, legato alla cava di cui sopra e proposto e voluto dai personaggi di cui sopra, accettato dal sindaco di Torviscosa, paese in cui dovrebbe allocarsi (e da quello di S.Giorgio di Nogaro) e dal quale diffonderà nel cielo della bassa friulana le sue emissioni inquinanti, che andranno ad unirsi a quelle della MegaCentrale a turbogas da 800 mv edificata in sostituzione di quella a carbone dell’industria chimica Kaffaro, non ancora sostituita e tutt’ora inquinante.
E così, dal cielo della bassa ricadranno su questa terra e nei polmoni della gente pure le emissioni di una prevista
megavetreria, di un inceneritore di residui plastici di auto ed eventualmente anche quelli di una ulteriore centrale termoelettrica a biomasse.
Un cielo di inquinanti e un mare di energia; energia come merce, da vendere, soprattutto da vendere a prezzo più basso agli industriali. Da qui nasce il progetto dell’
elettrodotto Wurmalch-Somplago che dall’Austria dovrebbe rifornire in via privilegiata le industrie Pittini e Fantoni. E quello Okroglo-Udine passante per le Valli del Natisone. Oppure; qualcuno ha suggerito, -ed a Illy è piaciuto-, per non intaccare le valli mettiamolo dentro il Corridoio 5 e così diamo a questo una ragione concreta per esistere! Follie! Così in funzione del C5 si inizia a dar vita al Polo intermodale di Ronchi, intanto chiudendo i pozzi di approvvigionamento idrico, mentre un po’ più in là, dal golfo di Trieste occhieggiano ben due rigassificatori.
Per essere brevi abbiamo tralasciato altre cose, e non parliamo di discariche, business dei rifiuti, acquedotti vs fontane e business sull’acqua. Ci fermiamo invece al
TAV: l’ultima invasione.
Facilitata dalla famigerata “legge obiettivo”, quest’ultima pensata e creata per Lunardi, la sua gang, e quelli come lui, sposata e ripresa a livello regionale; piace, piace, piace; piace perché permette di fare tutto e subito, senza valutazioni, senza vincoli, senza ostacoli.
Il “Piccolo compendio dell’universo” si riassume così in un vademecum politico affaristico, un manuale sulle mafiette locali, qualche inchiesta della magistratura e corposi dossier ambientalisti di informazione, critica e denuncia.
Non se ne può più! Un piccolo universo triste, già a suo tempo costretto nell’idea di “regione ponte“ con progetti di infrastrutture indorate dall’idea del passaggio e collegamento fra culture. Ora che quelle infrastrutture sono un fallimento sotto gli occhi di tutti (vedi scalo di Cervignano), e le culture altre, se non si sfruttano al nero, si rinchiudono nei CPT (vedi Gradisca d‘Isonzo); si riavvia e riavvita tutto ex novo attorno all’idea che la vocazione (!) di questa terra sarebbe quella di essere “piattaforma logistica”…
Piattaforma logistica. Già orribile la parola: Piatta Forma, forma piatta… ecco: “quella sorta di geografia volontaria…” quel “forzare la morfologia” come suggerisce Franco Migliorini operatore e sostenitore del Corridoio 5 che …“bucando prima i Pirenei e poi due volte le Alpi” pure ci interseca e dove ci interseca, passando per il basso Friuli, nel suo assurdo percorso da Lisbona a Kiev, ci distrugge . Appiattire, spianare, perforare, il principio fallologocentrico sulla terra, su questa terra, dove viviamo, abitiamo, respiriamo .. Il nostro essere qui, il nostro “luogo di enunciazione” ovvero il pensare ed abitare, -l’esistere- in un luogo corridoio ovvero in un non luogo, asse di passaggio di merci e persone; autostrade di mare e di terra, asfaltate e ferrate e pure ad alta velocità. Alta velocità: la maggior porcata politico/economico/affaristica di questi anni che si sta pensando di far digerire (imporre) con la formula delle “compensazioni” ovvero quella forma di prostituzione territoriale, l’unica che sa mettere in campo questa politica che Migliorini chiama “proattiva”, ovvero orientata a far dire “Si!”, ovvero a creare un popolo di Pimby (Please in my back yard). Ecco il compito dei politici e della politica di oggi. Convincere a svendere, a svendersi. Dai piani alti dell’UE, a quelli più bassi dei sindaci di casa nostra, anzi delle sindache… Ma sì, guardiamo pure l’operato delle donne nell’affare TAV… Dall’Europa al piccolo comune..., guardiamole ai vari livelli dell’organizzazione politica. Loyola De Palacio a suo tempo coordinatrice europea per il C5, definì retro-ambientalisti chi osava argomentare contro la grande opera, e in quel lavorio tipico (ahinoi, ben conosciamo) di attenuazione dell’impatto se non di vera e propria falsificazione, sulla Torino-Lione accreditò uno studio sull’amianto assolutamente parziale e scientificamente non attendibile, oltretutto fornito dall’ente proponente e non dall’ente controllore. Loyola De Palacio è morta di cancro quest’anno e chissà se, assorbita nella logica di questo protervo affarismo, ha mai capito quanto fosse legittima la lotta della gente della Val di Susa per la propria salute, contro i danni dell’amianto imprigionato nella montagna che si voleva perforare.
Mercedes Bresso: la vera retro-ambientalista; nel suo libro “Per una economia ecologica” del ’93 scriveva: “«Se la specie umana vuole sopravvivere, deve riuscire a fermare il treno in corsa della crescita che sta minando le basi naturali della sua stessa esistenza» e anche: «L'ansia da velocità colpisce ormai tutti gli individui, creando l'impressione di una società in cui nessuno riesce più a fare nulla: la velocità impedisce il pensiero, produce un aumento degli errori e della congestione, riduce la qualità delle attività intellettuali e della concentrazione, per cui gli errori si moltiplicano, creando a volte situazioni drammatiche» e ancora: «Qualità, lentezza, contemplazione: le parole d'ordine dello sviluppo sostenibile» e infine: «La velocità è d'altronde una delle principali origini dei danni all'ambiente e dello spreco delle risorse. Per risparmiare tempo umano si spreca sovente il tempo della natura...». Che dire? E’ stata la carriera politica a rovinarla?
E le sindache, (due, che non ce n’è altre tra i 15 comuni della bassa interessati al progetto C5/TAV) che abbiamo saggiato in loco in occasione della votazione nei consigli comunali sul protocollo “Sonego”, una specie di accordo con la Regione con funzione di implicita accettazione del TAV?
Silenti e obbedienti. Mai presenti alle conferenze pubbliche organizzate dai comitati; volutamente incapaci di pretendere informazioni dalla regione, latitanti nell’informare la popolazione sulla realizzazione del progetto, infine, obbedienti agli ordini di scuderia. Possiamo dire di aver convinto (o condizionato) una delle due a propendere per la netta bocciatura del protocollo; al momento della votazione, davanti a lei c’erano i cittadini le cui case sarebbero state condannate alla demolizione o alla convivenza con un muro di nove metri davanti. Continuiamo però a chiederci se ha capito e se nel prossimo futuro sarà coerente con quella presa di posizione. Speriamo e dubitiamo, ma fortemente dubitiamo perché sta avanzando sempre più uno stile politico arrogante e sfacciato, sfacciato perfino nell’ostentazione dell’illegalità. Intorno a tutti i casi che abbiamo riassunto all’inizio di questo scritto, si sta palesando sempre più una politica di rapina che intacca tutti gli attori politici in ballo. E il TAV è una rapina certificata (andate a leggervi il numero dell’Espresso di questa settimana); ciononostante è fortemente voluta e perseguita; perseguitata solo dai popoli che si vedono espropriati della terra e della libertà di decidere; zittiti da una legge obbiettivo che è un vero scandalo, ma che, da destra a sinistra, ci si guarda bene dal cancellare. E se ne guarda bene la senatrice Anna Donati dal pronunciarsi in merito; come tutti, un po’ di fumo negli occhi con “indagini conoscitive in Parlamento“;… come se non si sapesse già chi se li mangia i soldi del TAV! Ma che ce ne facciamo delle quote rosa che non sanno fare altro che le stesse cose che hanno fatto le quote celesti? Non per dire che questo sesso debba restare politicamente silente; ma per carità… facesse uno sforzo per iniziare dai presupposti giusti. 1-la terra sulla quale poggiamo i piedi, non è una piattaforma, come vorrebbero Illy, compari e comari, le varie CCIAA e l’Assindustria… 2-la logistica migliorata per le merci e velocizzata per le persone (quali e quante?), non è sinonimo di libertà, non ne è nemmeno un lontano surrogato. … E poi…, dobbiamo ricordarlo ogni volta che: “non si vende la terra dove cammina un popolo…”?! Non si vende e, diremmo alle amministratrici, non si prostituisce.
Qui si aspira a tenere cara la propria libertà.
Buon anno a tutte.

Dumbles - Feminis furlanis libertaris - 31 dicembre 2006