La tragedia in un condominio di Valmadrera. La piccola fuori pericolo. In casa anche un altro figlio, di 4 anni
Lecco, uccide la moglie incinta e ferisce la figlia di otto anni
Simona, la vittima, ha preso l´altro bimbo e l´ha passato attraverso il balcone a Daniela, la vicina di casa Le ha detto: "Tieni mi figlio"
DAL NOSTRO INVIATO
piero colaprico
VALMADRERA (LECCO) - Al New Roxy Bar i primissimi clienti guardano il cortile del condominio di fronte, illuminato dalle sirene e affollato di carabinieri. Una signora dice: «Per fortuna tra poco arriva Simona, dobbiamo andare insieme a portare le bambine a scuola, ci racconterà tutto lei». Ma è proprio Simona che è morta. E, minuto dopo minuto, è dal passaparola di vicini e passanti che si raggela la vita tranquilla di questa città di diecimila abitanti.
La ventottenne Simona, madre di due figli, e incinta di pochi mesi, tra le 6 e un quarto e le 6 e mezza di ieri mattina ha litigato con il marito, Marco, 34 anni. Li hanno sentiti attraverso le pareti di carta velina. Hanno urlato e bisticciato, finché l´uomo ha afferrato un coltello da cucina. E ha colpito. Alla schiena, mentre la moglie fuggiva, al petto e, infine, alla gola, ammazzandola. Nella furia, il papà ha colpito anche la figlia, Bea, otto anni, per cui stravede. La bambina ha alcune ferite alle braccia, s´è difesa, o ha difeso la mamma, ma è stata a lungo tra la vita e la morte per un fendente che l´ha colta in mezzo al piccolo petto. Solo in serata i medici si diranno «ottimisti», anche se la piccola resta in Rianimazione, nel moderno ospedale di Lecco.
A portarla giù per le scale è stato il papà: dopo averla colpita, l´ha avvolta in una coperta, l´ha caricata lui sull´autoambulanza, l´ha affidata ai medici e poi si è messo lì, sui gradini, ad aspettare di essere arrestato. «Dovevo andare al lavoro», ripeteva.
L´altro figlio, Lorenzo, di 4 anni, «non avete sentito come piangeva?», si chiedono l´un l´altro i vicini. Ci sono alcuni coinquilini che testimoniano della disperazione di Simona: «Ha aperto la finestra, ha chiamato Daniela, la vicina di casa, e le ha detto "tieni mio figlio". Gliel´ha passato, da un balcone all´altro, e solo così l´ha salvato. Stava cercando di aiutare anche Beatrice, ma non ce l´ha fatta, povera bambina». Non si sa bene come sia andata, in quel quarto d´ora di terrore, ma «Simona si lamentava, con voce sempre più fievole». Mentre Beatrice, alla quale forse il padre chiedeva di resistere, che stava per andare dai medici, ripeteva: «No, non l´intervento...».
I dettagli rivelati sono molti, ma non esiste la minima morbosità nel racconto di chi torna qui per fissare sconsolato e stupefatto il primo piano di via Della Pace 4, una strada in salita che porta al Santuario di San Martino. Le statistiche dicono che tra il 2000 e il 2005 si sono contati in Italia 495 omicidi tra coppie, e quasi nove volte su dieci sono stati gli uomini a uccidere. Sembravano storie impossibili, prima di Marco e Simona, «capisci, due di noi, due del paese»: due persone comuni. Con la vita «attenta alle spese» uguale a quella di tante giovani coppie. Si erano sposati in Comune, lei incinta, e «andavano d´accordo da sempre».
Marco, figlio di immigrati campani, primo di quattro figli, viene descritto come uno «tutto casa e lavoro, che esce alle 6.30 e torna con il buio». Un uomo dallo sguardo limpido che «giocava con i suoi bambini», gli «faceva scegliere il gelato preferito». Marco e i suoi fratelli, aggiunge un´anziana vicina del condominio popolare dei genitori, abitato interamente da immigrati meridionali arrivati al Nord trent´anni fa, «io li ricordo come i bambini più educati del cortile, con il papà operaio e la mamma che per arrotondare un po´ il bilancio familiare faceva qualche ora le pulizie».
Simona, «bruna, con gli occhi azzurri», era invece «molto meno socievole di lui, ci teneva alle distanze». Stava «sempre insieme ai bambini», o non raramente andava «a casa dei genitori, persone conosciute qui a Valmadrera come gente di chiesa». Che cosa sarà quello che ha spinto un brav´uomo a diventare uno sterminatore? Una gelosia che diventa paranoia, un amore che si trasforma in lampi di odio? I carabinieri, imbavagliati dalla Procura, dicono che l´omicidio è nato «per futili motivi riconducibili all´ambito familiare». E, scuotendo la testa increduli, hanno portato l´uomo in carcere.