L´orgasmo è la salvezza ora mi amo e posso scrivere
"Non mi limito a esprimere me stessa: creo me stessa". Così Susan Sontag, una delle più grandi intellettuali americane del Ventesimo secolo, parla del rapporto con il suo diario inedito. Dei fogli trovati dopo la morte, questa è una selezione del periodo tra il ´58 e il ´67. Ricordi, ritratti da Sartre a Mailer, ma anche confessioni su omosessualità, amori, cadute e quelli che chiama i "luoghi morti" del sentimento
La vita interiore si oscura, tremola e comincia a spegnersi se si cerca di tenersi stretti a qualcosa
Sola, sola, sola Ho il cervello stanco e il cuore che fa male Dov´è la pace, il centro?
SUSAN SONTAG
29 dicembre 1958, Parigi
St. Germain des Prés. Non proprio lo stesso che il Greenwich Village. Tanto per cominciare, a Parigi gli espatriati (americani, italiani, inglesi, sudamericani, tedeschi) hanno un ruolo diverso, sono più preoccupati della loro identità rispetto ai provinciali (per esempio i ragazzi di Chicago, della West Coast, del Sud) che si trasferiscono a New York, dove non c´è nessuna incrinatura nell´identità nazionale, o incapacità di identificazione. Stessa lingua. Si può sempre tornare a casa. E, in ogni caso, gli abitanti del Village sono perlopiù Newyorchesi - esuli interni, se non addirittura cittadini.
La routine dei caffè. Dopo il lavoro, o dopo aver cercato di scrivere o dipingere, si va in un caffè in cerca di gente che si conosce. Preferibilmente con qualcuno, o quanto meno dopo aver preso un appuntamento preciso… Bisognerebbe andare in vari caffè - in media quattro - nella stessa serata.
A New York (Greenwich Village), poi, si ha in comune la commedia dell´essere ebrei. Anche questo manca nella boheme di qui. Non così heimlich. Nel Greenwich Village, gli italiani - lo sfondo proletario su cui gli ebrei sradicati e i provinciali mettono in scena il loro virtuosismo intellettuale e sessuale - sono pittoreschi ma piuttosto innocui. Qui, arabi turbolenti e predatori. […]
I ratés, gli intellettuali falliti (scrittori, artisti, presunti studiosi). Le persone come Sam Wolfenstein [matematico, ndr], con l´andatura zoppicante, la cartella, i giorni vuoti, l´ossessione per i film, la taccagneria e l´orrido nido familiare da cui fuggire, mi terrorizzano. […]
Harriet [Sohmers, scrittrice e modella per artisti]. Splendido fiore della boheme americana. New York. Ebrea. Appartamenti di famiglia dalle parti della 70ma e dell´80ma strada. Padre di ceto medio nel commercio (non un professionista). Zie comuniste. Anche per lei passeggera infatuazione per il Partito Comunista. Cameriera negra. New York High School, New York University, college sperimentale con pretese artistiche, San Francisco, appartamento nel Greenwich Village. Precoci esperienze sessuali, negri inclusi. Omosessualità. Scrive racconti. Promiscuità sessuale. Parigi. Vive con un pittore. Il padre si trasferisce a Miami. Frequenti viaggi per tornare in America. Lavori notturni da espatriata. La scrittura si dirada.
30 dicembre
La mia relazione con Harriet mi turba. Io vorrei che non fosse pensata, premeditata, ma l´ombra delle sue aspettative rispetto a ciò che dovrebbe essere una "storia" sconvolge il mio equilibrio, mi fa annaspare. Lei con le sue insoddisfazioni romantiche, io con i miei bisogni e i miei desideri romantici… Un dono inatteso: che è bella. La ricordavo decisamente non bella, piuttosto volgare e poco attraente. È tutto fuorché questo. E per me la bellezza fisica è enormemente, quasi morbosamente, importante.
Sul Tenere un Diario. Superficiale intendere il diario solo come il ricettacolo dei propri pensieri privati, segreti - come se fosse un confidente sordo, muto e analfabeta. Nel diario non mi limito a esprimere me stessa più apertamente di quanto potrei farei con un´altra persona; creo me stessa.
Il diario è un mezzo per darmi un senso d´identità. Mi rappresenta come emotivamente e spiritualmente indipendente. Perciò (purtroppo) non registra semplicemente la mia vita concreta, quotidiana ma piuttosto - in molti casi - ne offre una alternativa.
C´è spesso una contraddizione tra il modo in cui ci comportiamo con una persona e ciò che in un diario diciamo di provare per quella persona. Ma questo non significa che quello che facciamo è superficiale, e che solo quello che confessiamo a noi stessi è profondo. Le confessioni, e naturalmente intendo le confessioni sincere, possono essere più superficiali delle azioni. Sto pensando adesso a quello che oggi (quando sono andata al 122 Bd. St-G per controllare la sua posta) ho letto su di me nel diario di H. - quel giudizio secco, sleale e ingeneroso su di me in cui dice in conclusione che non le piaccio veramente ma che la passione che io provo per lei è accettabile e opportuna. Dio sa se fa male, e sono indignata e umiliata. Raramente sappiamo ciò che gli altri pensano di noi (o, meglio, che pensano di pensare di noi…) Mi sento in colpa per aver letto quello che non era destinato ai miei occhi? No. Tra le principali funzioni (sociali) di un diario c´è proprio quella di essere letto furtivamente da altre persone, quelle persone (come i genitori e gli amanti) sui quali si è stati crudelmente sinceri solo nel diario. E H. lo leggerà mai, questo? […]
Scrivere. È corruttore scrivere con l´intento di moralizzare, di elevare i principi morali degli altri.
Nulla mi impedisce di essere una scrittrice se non la pigrizia. Una buona scrittrice.
Perché scrivere è importante? È soprattutto questione di egotismo, suppongo. Perché voglio essere quella persona, uno scrittore, e non perché ho qualcosa da dire. E tuttavia perché non anche quello? Rafforzando un po´ il mio ego - come attraverso il fait accompli offerto da questo diario - conquisterò la certezza di avere anche io (io) qualcosa da dire, qualcosa che dovrebbe essere detta.
Il mio "io" è gracile, cauto, troppo sano di mente. I buoni scrittori sono egotisti sfrenati, fino al punto della fatuità. Gli uomini sani di mente, i critici, li correggono - ma la loro sanità mentale è parassitica e vive della fatuità creativa del genio.
2 gennaio, 7.30 a. m.
Mio povero, piccolo ego, come ti senti oggi?
Non benissimo, temo - piuttosto ammaccato, dolorante, traumatizzato. Calde ondate di vergogna, e tutto il resto. Non mi ero illusa pensando che fosse innamorata di me, ma ero convinta di piacerle. […]
Stasera (ieri sera!) a casa di Paul ho veramente parlato in francese. Per ore e ore con lui e con i suoi gentilissimi genitori. Molto divertente!!
19 febbraio.
Ieri (nel tardo pomeriggio) sono andata al mio primo cocktail party parigino, a casa di Jean Wahl, in disgustosa compagnia di Allan Bloom. Wahl [filosofo] è stato all´altezza delle mie aspettative: un vecchietto esile e minuto, simile a un uccellino, con i capelli bianchi e una bocca larga e sottile, piuttosto bello, come lo sarà Jean-Louis Barrault [attore] a 65 anni, ma terribilmente distrait e sciatto. Abito nero cascante con tre larghi buchi sul fondo dei pantaloni attraverso cui si vedevano le mutande (bianche), e tornava allora da una conferenza pomeridiana - su Claudel - tenuta alla Sorbonne. Ha una moglie tunisina alta e attraente (con il viso rotondo e i capelli neri) che ha la metà dei suoi anni, tra i 35 e i 40, direi, e tre o quattro figli abbastanza piccoli. C´erano anche Giorgio de Santillana [storico della scienza]; due artisti giapponesi; delle vecchie signore rinsecchite con cappelli di pelliccia; un redattore di Preuves; bambini di taglia media che sembravano usciti da un Balthus, in costumi da Mardi Gras; un uomo che assomigliava a Jean-Paul Sartre, ma più brutto e zoppicante, ed era Jean-Paul Sartre; e tantissime altre persone i cui nomi non mi dicono niente. Ho parlato con Wahl, con de Santillana e (inevitabilmente) con Bloom. L´appartamento - è in rue Peletier - è fantastico - le pareti sono interamente coperte da disegni, schizzi e dipinti fatti dai bambini e da amici artisti - ci sono mobili nordafricani scuri e intagliati, diecimila libri, tovaglie spesse, fiori, quadri, giocattoli, frutta - un disordine davvero bello, ho pensato.
28 feb
Ieri sera alla Sorbonne ho sentito Simone de Beauvoir parlare sul tema "il romanzo, è ancora possibile?". È magra, tesa, scura di capelli e molto attraente per la sua età, ma ha una voce sgradevole, qualcosa a che fare con il tono alto e la rapidità nervosa con cui parla. Nel tardo pomeriggio ho letto Riflessi in un occhio d´oro di Carson McCullers. Furbo, davvero stringato e "scritto", ma non mi convincono le motivazioni dettate da apatia, catatonia, empatia animale… (In un romanzo, voglio dire!)
Inizio 1959, New York City
La bruttezza di New York. Ma mi piace qui, mi piace persino Commentary [rivista a cui collaborava]. A NY la sensualità si trasforma completamente in sessualità - nessun oggetto che susciti la reazione dei sensi, non un bel fiume, belle case o persone. Odori terribili per strada, e sporcizia… Niente, se non il mangiare, forse, e la frenesia del letto. […]
Adeguarsi alla città piuttosto che far sì che la città corrisponda meglio a se stessi.
12 marzo, 4.15 p. m.
Sono malridotta. Lo scrivo qui; lo scrivo lentamente e guardo la mia scrittura che sembra OK. Due vodka martini con Martin Greenberg [direttore di Commentary]. La testa mi pesa. Il fumo ha un sapore acre. Tony e un tipo dal volto molliccio (Mike Harrington) stanno parlando dello Stanford-Binets. Kleist è meraviglioso. Nietzsche. Nietzsche.
19 nov
L´arrivo dell´orgasmo ha cambiato la mia vita. Mi sento liberata, ma non è questo il modo giusto di dirlo. Più importante: mi ha limitato, ha chiuso delle possibilità, ha reso chiare e nette le alternative. Non sono più illimitata, e cioè un niente.
La sessualità è il paradigma. Prima, la mia sessualità era orizzontale, una linea infinita suddivisibile all´infinito. Ora è verticale; sale e ricade, oppure niente. […]
L´orgasmo mi fa concentrare. Ho una gran voglia di scrivere. L´arrivo dell´orgasmo non è la salvezza ma, qualcosa di più, la nascita del mio ego. Non posso scrivere finché non trovo il mio ego. L´unico tipo di scrittore che potrei essere è il tipo che si espone… Scrivere è spendersi, giocarsi d´azzardo. Ma fino ad ora non mi era piaciuto nemmeno il suono del mio nome. Per scrivere, devo amare il mio nome. Gli scrittori sono innamorati di se stessi… e i libri che scrivono nascono da quell´incontro e da quella violenza.
20 nov. (3 a. m.)
Con nessuno sono mai stata così esigente come lo sono con la [drammaturga cubano-americana Maria] I[rene Fornés]. Sono gelosa di chiunque veda, sto male ogni minuto che è lontana da me. Ma non quando sono io a lasciarla, e so che lei c´è. Il mio amore vuole incorporarla totalmente, mangiarla. Il mio amore è egoista. […]
Oggi dopo il lavoro ha incontrato Inez al San Remo. C´era anche Ann Morrisett [giornalista e drammaturga]. Dopo, al Cedar Bar. È tornata a casa alle 12.00; io dormivo… Si è messa a letto, mi ha raccontato le conversazioni della serata, alle 2.00 mi ha chiesto di spegnere la luce, si è addormentata. Io ero paralizzata, muta, gonfia di lacrime. Io fumavo, lei dormiva. […]
24 dic.
Il mio desiderio di scrivere è connesso alla mia omosessualità. Ho bisogno di quell´identità come di un´arma, da contrapporre all´arma che la società usa contro di me.
Ciò non giustifica la mia omosessualità. Ma mi accorderebbe - lo sento - una certa licenza.
Solo adesso mi sto rendendo conto di quanto mi sento in colpa d´essere omosessuale. Con H. ero convinta che la cosa non mi turbasse, ma mentivo a me stessa. Ho fatto in modo che gli altri (per esempio Annette [Michelson, studiosa di cinema]) credessero che il mio vizio fosse H., e che se non fosse per lei non sarei omosessuale, o almeno non prevalentemente. […]
Essere omosessuale mi fa sentire più vulnerabile.
28 dic
Fino ad ora avevo pensato che le sole persone che potessi conoscere a fondo, o amare veramente, fossero doppi o versioni del mio io infelice. (Le mie propensioni intellettuali e sessuali sono sempre state incestuose) Ora conosco e amo qualcuno che non è come me - e cioè non un´ebrea, non un´intellettuale newyorchese - senza nessuna perdita di intimità. Sono sempre consapevole del fatto che I. è straniera, dell´assenza di un background comune - e ne provo un gran sollievo.
1960
(frontespizio privo d´indicazione di data)
Cogito ergo est
Feb.
Quante volte ho raccontato che Pearl Kazin ha avuto una storia importante con Dylan Thomas? Che a Norman Mailer piacciono le orge? Che [F. O.] Matthiessen era omosessuale? Tutte cose di pubblico dominio, certo, ma chi diamine sono io per andare a raccontare in giro le abitudini sessuali degli altri?
Quante volte mi sono biasimata per quest´abitudine, che è solo un po´ meno offensiva di quella di riempirsi la bocca con i nomi di persone famose (quante volte ho parlato di Allen Ginsberg l´anno scorso quando lavoravo per Commentary?) o di quella di criticare gli altri quando sono invitata a farlo… Ho sempre tradito la fiducia degli altri. Non c´è da stupirsi se sono sempre stata così severa e scrupolosa nell´usare la parola "amico"!
Sabato:
sveglia alle 7
Museo alle 10.30
I. arriva all´1
caffè e pranzo al Museo
3.00 "Mancia competente"
4.30-5.15 caffè con I.; parliamo
lei mi accompagna in taxi fino alla 118ma strada
prendo David [Rieff, il figlio della Sontag, che allora aveva sette anni]
lascio I. nella 79ma strada - va a casa di Alfred [Chester, scrittore e critico letterario]
do da mangiare a D; e lo metto a letto
A. telefona per convincermi ad andare al party
Leggo il Listener - chiamo Jack, Harriet -
Esco alle 9.30
Taxi fino alla 14ma strada - compro i biglietti per il film di [Kenneth] Anger - Pirandello party - me ne vado - Times Square
Film con la Bardot - a casa alle 4
Domenica:
sveglia alle 7.00 - rabbia
chiamo A. alle 9.00
Jack viene a prenderci alle 9.15
colazione da Rumpelmayer
passeggiata a Central Park
Hotel Pierre con Jack, Ann e due amici (Jack e Harriet)
taxi fino a casa di Alfred
pranzo con I. e A. da Bocce
I. e io andiamo al Commons
parliamo
torniamo da Alfred alle 6.45
I. chiama Ann - andiamo tutti downtown, I. va da Ann, A., David e io al Frank´s Pizza. […]
andiamo a prendere I. alle 8 in Hudson Stret - andiamo al cinema alla Carnegie Hall Playhouse
10.30 - taxi fino a casa - messo D. a letto - I. vuole mangiare - sesso - senza parlare - dormire. […]
Domenica:
depressione, stanchezza
prendo la benzedrina alle 5.00
taxi fino a Washington Square alle 6.00 per incontrare A.
cena da Frank´s
poi caffé al Reggio
8 marzo (mezzogiorno)
Attraverso la benzedrina, l´impatto sempre più penetrante di Irene, il Dr. Puroshottam [studioso indù] la settimana scorsa, le lezioni di oggi sull´etica di Spinoza, la lunga meditazione su Kant cominciata a ottobre, l´idea di ieri sulla differenza tra "la verità che" e "la verità su".
Non c´è stasi. Restare immobili è tradire la verità; la vita interiore si oscura, tremola e comincia a spegnersi, non appena si cerca di tenersi stretti a qualcosa. È come cercare di servirsi di questo respiro per il prossimo, o pretendere che la cena di stasera funzioni anche per mercoledì prossimo… La verità corre sulla freccia del tempo.
8 agosto Lunedì mattina.
Devo aiutare I. a scrivere. E se scrivo anche io, metterò fine all´inutilità di starmene seduta così a fissarla e a implorala di amarmi ancora. […]
Fa male allora amare. È come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l´altra persona può andarsene via con la tua pelle.
14 agosto
NON DOVREI CERCARE DI FARE L´AMORE
QUANDO SONO STANCA.
DOVREI SEMPRE SAPERE QUANDO SONO
STANCA. MA NON LO SO.
MENTO A ME STESSA. NON CONOSCO
I MIEI VERI SENTIMENTI.
(Ancora?!)
3/12/61
Prendere coscienza dei "luoghi morti" del sentimento - Parlare senza provare niente. (Cosa molto diversa dall´antica avversione che provavo per me stessa quando parlavo senza sapere niente.)
Uno scrittore deve essere quattro persone:
1) il pazzo, l´obsédé
1) l´imbecille
1) lo stilista
1) il critico
1) fornisce il materiale
1) lo lascia venir fuori
1) è il gusto
1) è l´intelligenza
un grande scrittore li ha tutti e 4 - ma si può comunque essere un buono scrittore solo con 1) e 2); sono i più importanti.
9 dic. 1961
La paura di invecchiare viene nel momento in cui si riconosce di non vivere la vita che si desidera. Equivale alla sensazione di abusare del presente.
(Senza indicazione di data)
Il ghigno di Mary McCarthy - capelli grigi - abito stampato blu e rosso, fuori moda. Pettegolezzi da circolo femminile. Lei è Il gruppo. È gentile con il marito. […]
Scrivo per definire me stessa - un atto di auto-creazione - parte di un processo di divenire - in un dialogo con me stessa, con gli scrittori vivi e morti che ammiro, con i lettori ideali.
Perché mi dà piacere (un´"attività")
Non so per certo a cosa serva il mio lavoro
Salvezza personale - Lettere a un giovane poeta di Rilke
3 sett. 1962
Sono seduta sull´erba vicino al fiume. David gioca a palla con un uomo e un bambino portoricani.
Sola, sola, sola. Il fantoccio di un ventriloquo senza ventriloquo. Ho il cervello stanco e il cuore che fa male. Dov´è la pace, il centro?
Ci sono sette tipi d´erba qui dove sono stesa. Soffioni, scoiattoli, piccoli fiori gialli. […]
Voglio essere capace di stare sola, e di trovarlo stimolante - non una semplice attesa.
Hyppolyte dice, benedetta la mente che ha qualcosa di cui occuparsi al di là delle proprie insoddisfazioni.
Ho sognato Nat[han] Blazer ieri notte. Veniva a prendere in prestito un mio vestito nero, un vestito bellissimo, per la sua ragazza che doveva indossarlo a una festa. Io cercavo di aiutarlo a trovarlo. Lui si stendeva su un letto a una piazza e io mi sedevo accanto a lui e gli accarezzavo la faccia. Aveva la pelle bianca tranne che per alcune chiazze di barba nera, simile a muschio. Gli chiedevo come mai la sua faccia fosse diventata così bianca e gli dicevo che doveva prendere un po´ di sole. Volevo che mi amasse ma lui non ha voluto.