STUPRO SESSO E POLITICA
Chi moralizza chi?
Dunque, adesso che lo stupratore seriale di Roma è stato identificato nel coordinatore di una sede del Pd; il “mostriciattolo”, diminuitivo utilizzato da Alemanno, quando ancora non si sapeva chi fosse, … non sia mai che, visti i lontani precedenti del Circeo, fosse dei suoi; diventa subito "mostro".
E che mostro! Gli si attribuiscono tutti gli stupri che diconsi firmati dal suo codice genetico e anche quelli che no, finiti in archivio ; dieci o forse quindici… donna più, donna meno…
Nell’arte del seppellirsi da soli, il povero Dd non ne combina una giusta!
“Nel Pd enorme questione morale” ha detto il candidato alla segreteria Ignazio Marino, facendo così incazzare gli altri contendenti, tutti a difendere l’onorabilità propria nonché degli iscritti.
Sì, Marino ha ragione, solo che ha sbagliato oggetto: c’è una questione morale nel Pd, ma prima che di sesso, è una questione di soldi. Provate a incrociare negli archivi dei quotidiani online le parole “tangenti” o “inchiesta” o “rifiuti” o “mazzette” e la sigla “Pd”; ce n’è di materiale da leggere, e poi chiedetevi come mai quando alla Camera si è votato il ddl sulle intercettazioni tanto caro a Silvio fra i 318 voti a favore, ci furono 20 che provenivano dall’opposizione, coperti dallo scrutinio segreto voluto dal Pd… L’Italia è pur sempre il paese del malaffare, ed è giusto che tutti gli schieramenti abbiano uguali opportunità. Dunque: chi moralizza chi?
Parlando poi di violenza sessuale, la domanda “chi moralizza chi?” dovremmo scriverla con carattere impact 72 e in maiuscolo grassetto e potremmo perfino rassicurare il povero Marino nel caso in cui qualcuno lanciasse il tormentone se lo stupratore sia di destra o di sinistra.
Come i batteri, le spore e le nanopolveri, sono dappertutto; poi magari qualche contesto politico li incentiva, li giustifica e li ingrassa di più perché li alleva in un brodo di dispregio verso le donne che col tempo non tarda a mostrare i suoi frutti.
Allora riflettiamo un momento sul contesto e sul periodo passato ma non trascorso che mai come ora ci ha fatto sentire sulle spalle la cupa pesantezza di una diffusa violenza di genere.
Non solo noi che di questo ne parliamo spesso, e tenendo un monitoraggio della situazione potremmo pure essere ipersensibili. Questa volta signore, come ci diceva La Repubblica del 2 giugno, insignite delle più alte onorificenze dello Stato, docenti universitarie, giornaliste, suore, imprenditrici che rilevavano “un’ immagine femminile degradata con la complicità della quarta carica dello Stato”.
Eh già, eravamo ancora agli inizi, e le poverine nella speranza di ricevere, assieme al riconoscimento, il rispetto, si appellavano pure al Cavalier lupus in fabula.
Poi è arrivato l’avvocato parlamentare Ghedini che nella foia di difendere l’utilizzatore finale suo datore di lavoro ci ha conformate tutte alla nuova unità di misura del potere politico: la vagonata.
Il potere politico poi, incarnato nel corpo e nella cipria del presdelcons non ha mai mancato di ricordarci che le quote rosa sono null’altro che pezzi di carne fresca distribuiti nel modo giusto nei punti giusti così come prevedono i canoni dei calendari e dei fashion book che ognuna deve avere nel proprio curriculum.
Schifo e disgusto sono poi andati in crescendo con la vetrina ipocrita di un G8 che facendosi scudo dei cittadini de l’Aquila non è stato altro che il lavacro di Silvio.
Ecco a cosa è servito; a far dimenticare, rimuovere, a chiudere la porta che aveva mostrato l’uso di minorenni, il disprezzo, la volgarità, le donne da consumo. Semmai qualcuno volesse riprendere il discorso, sarà già tutto superato, perché già visto, già detto, già fatto e il confine del fàccìno pure sarà spinto ancora un po’ più in là, a beneficio degli utilizzatori, a detrimento delle donne tutte e senza scandalo per nessuno.
Nel frattempo a ricordare alla donna a quale immagine si deve conformare ci pensa, oltre che la solita e stolida TV, la pubblicità, sempre più spinta in un sessismo pervasivo che detta i parametri entro i quali siamo autorizzate ad esistere, ad essere a disposizione per il maschio alfa nel letto grande, per quello beta, gamma o delta, fino all’ultimo omega, o diciamo pure sfigato zeta che anche lui ha ricevuto il messaggio e ritiene di aver diritto alla sua quota rosa e, come tutti gli altri, primi o ultimi dell’alfabeto, si sente implicitamente autorizzato a prendere, … pure con la violenza.
Dumbles, 13 luglio 2009