Articolo da "Il Corriere della Sera" del 25 aprile 2004


NARRATIVA Dionne Brand racconta la storia dei neri di Trinidad: una diaspora che muta ma non finisce
Donne in fuga dalla schiavitù

«Ho trovato la storia di Thisbe che nel 1802 venne impiccata e bruciata per gli avvelenamenti di massa avvenuti in una tenuta. Si narra che al momento della sua impiccagione abbia detto: "E' come bere un sorso d'acqua in confronto a quello che ho già patito". Lei è diventata il mio personaggio di Marie Ursule». Così Dionne Brand presenta la protagonista del suo libro Di luna piena e di luna calante (ed. Giunti). Il romanzo inizia nel 1824 quando la schiava Marie Ursule, deportata nell'isola di Trinidad dalle coste occidentali dell'Africa, trova il modo di liberare se stessa e i suoi compagni della società segreta «San Peur» da quella vita atroce attraverso un suicidio di massa: l'estrema ribellione sarebbe stata anche la loro vendetta mandando in rovina il padrone. Marie Ursule per tanto tempo aveva «colto i veleni (il curaro) nel modo in cui chiunque altro avrebbe potuto cogliere fiori, nel modo in cui si raccolgono aromi o piccoli desideri e gesti d'affetto. Ed era stata attenta e coscienziosa, nel modo in cui lo sarebbe stato un collezionista. Accumulava woorara nascondendone scorte in rifugi qua e là». Dal suicidio però Marie Ursule salva la figlioletta Bola che scapperà insieme allo schiavo Kamena e attraverso un lungo e avventuroso viaggio nella foresta arriverà a Culebra Bay, un luogo desolato e ormai abitato solo da fantasmi. Qui, lontano da tutti, riesce a sopravvivere: i suoi compagni sono gli alberi, la spiaggia, l'oceano e le balene. Dopo la liberazione degli schiavi (1834) alcune persone verranno a stabilirsi in questo posto sperduto. «Nessuno voleva sapere perché Bola si trovasse lì oppure come poteva essere stata la sua vita prima; non parlavano delle loro vite, figurarsi giudicare quelle altrui». Marinai di passaggio, mercanti, vagabondi saranno i compagni della giovane donna che darà alla luce tanti figli che, a loro volta, dalle coste caraibiche si sposteranno in varie parti del mondo. Il romanzo è diviso in capitoli che narrano la vita, i sogni, le passioni, i desideri, le delusioni e le difficoltà che incontrano figli, nipoti e pronipoti di Bola in un arco temporale di 150 anni, arrivando ai giorni nostri. In tutti i racconti c'è un legame che riporta all'originaria schiavitù perché, come scrive Eula (siamo a Toronto nel 1957) in una lettera alla madre: «La storia si apre e si chiude. L'altro giorno leggevo un libro sul XIX secolo e sembrava di leggere del presente. Io credo che ci dimentichiamo chi siamo stati. Non sta cambiando nulla, è solo che stiamo dimenticando. Tutti i secoli passati, può darsi che siano un lungo sonno. O ci fanno addormentare o scegliamo di dormire. Non sta cambiando nulla, stiamo solo dimenticando».

DIONNE BRAND Di luna piena
e di luna calante
Trad. Sara Fruner
Editore Giunti
Pagine 288, 12

Ilda Bassi