Articolo da " La Repubblica" del 24 novembre 2006


Il lato debole della politica italiana
dal trionfo di ségolène al dibattito sulle "quote"

Storicamente le donne sono state emarginate dai luoghi delle decisioni
Nella crisi delle democrazie le donne diventano una risorsa indispensabile
Si parla molto oggi del "fenomeno Ségolène Royal". Il che significa, mi pare, che la gente non sa troppo che cosa dire o pensare a proposito di questa donna salvo che lei è apparsa. La parola "fenomeno" si è usata prima per designare un fenomeno celeste, e poi un evento insolito o sorprendente, una persona non comune o straordinaria, ma anche semplicemente quello che appare alla nostra coscienza tramite i nostri sensi o in modo solo mentale.
In che modo Ségolène Royal può corrispondere a queste definizioni? I diversi significati possono essere usati per cercare di capire qualcosa di ciò che succede dalla parte di Ségolène Royal. Ma forse ci si può fermare solo al fatto che lei è apparsa. E che questo non è usuale, stupisce e raccoglie la gente, come un fenomeno nuovo desta sorpresa, interesse, curiosità e raduna le folle.
Perché Ségolène Royal sarebbe un fenomeno di questo tipo soltanto per il fatto di apparire? Il luogo di apparizione di una donna in quanto donna non è quello in cui appare Ségolène Royal: o la donna rimane in casa, o si produce in simili luoghi vestita in qualche modo da uomo.
Ora, non è il caso. Ségolène Royal appare come una donna, con gesti e parole di donna, che sembrano provenire da lei stessa e non ubbidire a codici o stereotipi imposti dall´esterno. Per esempio, è seducente senza sacrificare a modelli di seduzione richiesti dalla nostra cultura per esercitare un fascino, in particolare sui maschi. È piacevole da guardare e da ascoltare perché è se stessa, almeno il più delle volte.
Questa maniera di comportarsi di Ségolène Royal è già di per sé un fenomeno. Una donna che è capace in un luogo pubblico e in simili situazioni di apparire quella che è in quanto donna non è una cosa banale ma sorprendente, e certamente la donna che è capace di farlo non è una persona comune.
Ma il carattere insolito di questo fenomeno raddoppia quando ha luogo in una campagna elettorale dove si tratta di scegliere il candidato socialista per la Presidenza della Repubblica. In effetti, Ségolène Royal in tale occasione non utilizza il linguaggio che i cittadini si aspettano, salvo talvolta quando cede all´uso di ribadire qualche parola di odio nei confronti dei partiti avversi.
Questo distrudde un po´ l´attrattiva del fenomeno che sta creando: aprire nella politica una scena nuova che risveglia l´interesse e la speranza dei cittadini.
La novità dell´evento è che una donna si presenta e si rappresenta da se stessa in quanto donna. Non è presentata né rappresentata da un uomo, come è usuale nella nostra tradizione, e non si presenta nemmeno al neutro. Non ci troviamo qui di fronte a un ruolo che pretende di rappresentarci in modo astratto, sedicente neutro. Ci troviamo di fronte a una persona: una persona concreta, viva e sessuata. Ora i cittadini non credono più alle parole pronunciate dai candidati alle elezioni, forse non si affidano più a nessuna parola. Sono in cerca di persone, di relazioni tra persone, che oggi tentano di trovare più negli ambiti religiosi che in quelli della politica. Ma questo rischia di dare vita a parecchie comunità separate, e perfino in conflitto fra loro, date le diverse tradizioni presenti sui nostri Paesi. Essere capaci di presentarci come una persona di fronte agli elettori sembra dunque valere più di molti discorsi convenzionali e in gran parte vuoti.
Il "fenomeno Ségolène Royal" è di origine culturale più che semplicemente politico, a mio avviso. Nella nostra tradizione, tutti i nostri modi di rappresentarci la realtà, compresa quella degli altri e di noi stessi, sono stati basati sull´esclusione dell´apparire da se stessa di una donna sulla scena pubblica. È così che si sono costruite la cultura e la democrazia greche. E non è per caso che Ségolène Royal può apparire sulla scena pubblica dopo un tempo di critica e di decostruzione della nostra tradizione, che chiama in causa i nostri sistemi di rappresentazione, compresi quelli usati dai discorsi detti democratici. Questa critica e decostruzione risultano in buona parte da un lavoro delle donne in nome della loro volontà di apparire sulla scena politico-culturale per quelle che sono.
Il "fenomeno Ségolène Royal" non è d´altronde unico oggi. Si può pensare ad Angela Merkel, a Hilary Clinton ma pure alle presidenti della Finlandia e del Cile, per fare solo qualche esempio. Quali siano le differenze tra le funzioni e le modalità elettorali, tutte queste donne partecipano allo stesso fenomeno tanto culturale quanto politico. L´impatto della rivoluzione culturale degli anni Sessanta - Settanta, quale ne sia la condanna di parte dei politici, fra l´altro della sinistra, interviene nell´apparire di donne in quanto donne sulla scena politica.
È bene che cultura e politica si intreccino e si fecondino l´una con l´altra. È augurabile che le donne che vogliono oggi fare della politica sappiano che la cosa è diventata possibile in parte grazie a una rivoluzione culturale condotta da donne che hanno aperto loro la strada, e che hanno interesse a considerare per definire e gestire nuovi modelli politici all´ascolto delle necessità culturali dei nostri tempi. Saranno credibili a questo prezzo. Altrimenti sarà facile dire che il loro successo è dovuto a una buona campagna condotta dai media, al fatto che una cultura che privilegia l´immagine garantisce loro sensibili vantaggi rispetto agli uomini, Anzitutto le donne che sono scelte oggi dai cittadini per rappresentarli non possono deludere la speranza che nutrono nei loro confronti, e non sarà una bella immagine che potrà a lungo rispondere alle loro aspettative.
La scelta di una donna testimonia il loro desiderio di altri valori, di cui pensano le donne portatrici e che possano portare a donne e uomini migliori possibilità di vivere, e di condividere pace e felicità.

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