Articolo da "Il Messaggero Veneto" del 7 agosto 2008


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La norma in vigore prevede un terzo di componenti di sesso femminile nell’esecutivo
I tre assessori donna: «Giusto toglierle»
Rosolen, Savino e Seganti pronte a cambiare la legge: conta la competenza
LA CURIOSITÀ
TRIESTE. Tre su tre. I tre assessori donna della giunta Tondo, Alessia Rosolen, Sandra Savino e Federica Seganti sono contro le quote rosa e si dicono favorevoli alla modifica della norma che oggi obbliga il governatore a inserire nell’esecutivo almeno tre donne.
«Sono d’accordo con Roberto Asquini spiega Alessia Rosolen, assessore al lavoro , non penso che il numero di donne in giunta debba essere regolato. E’ importante però che ci siano entrambi i sessi». E sull’iniziativa definita solitaria dal capogruppo del Pdl, Daniele Galasso, l’assessore aggiunge: «Le provocazioni sono importanti perché aprono le discussioni continua in consiglio c’erano più donne senza le quote rosa».
Sul ruolo degli “esterni”, l’assessore promuove il suo presidente. «E’ giusto che in giunta ci sia chi è stato eletto, ma la proporzione (50% eletti, 50% esterni, ndr) di Tondo mi sembra positiva».
«Le quote rosa non sono un problema sostiene invece l’assessore alle finanze Sandra Savino il problema è la responsabilità del governo, la serietà. Inserire le rappresentanze di genere è cosa corretta, ma non servono le quote rosa».
«La scelta di prendere degli assessori esterni Savino è appunto una degli “esterni” non è compresa dai consiglieri, che ritengono sia giusto premiare lo sforzo di esser stati eletti, ma è giusto che il presidente abbia possibilità di scegliere in base alle competenze».
Favorevole allo stop anche la leghista Federica Seganti: «Le norme parlano di rappresentanza di genere fa notare l’assessore ai rapporti internazionali Federica Seganti e non di minoranza delle donne. Il principio non sarebbe sbagliato di per sé, il triste è che l’interpretazione è negativa». La Seganti crede però nel valore degli esterni. «Se crediamo in chi eleggiamo gli diamo anche la capacità di scegliersi la miglior squadra possibile». (b.p.)
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