Articolo da "La Repubblica" del 21 febbraio 2008


Sesso, svelato l´ultimo mistero ecco la foto del punto G
Uno studio italiano: non ce l´hanno tutte le donne
Sessant´anni dopo le prime teorie trovata la zona del piacere

ELENA DUSI
ROMA - Trovare la sorgente del Nilo non fu impresa così difficile. Sono serviti quasi sessant´anni di esplorazioni, ma ecco che ora i nipoti dei primi pionieri sono tornati fra noi con le immagini della sorgente del piacere. Il punto G si è finalmente arreso alle ricerche di quei medici che non hanno mai creduto alle stroncature di Kinsey prima e Masters e Johnson poi. «Hic sunt leones. Ecco da dove siamo partiti tanti anni fa» racconta oggi il "cacciatore" Emmanuele Jannini, che all´insegnamento della sessuologia medica dedica il suo lavoro all´università dell´Aquila. E che ora con un ecografo ben posizionato è riuscito a catturare l´elusivo scrigno dell´orgasmo femminile.
Il punto G esiste, è situato sulla parete che separa i due canali dell´uretra e della vagina a 6-8 centimetri di profondità e appare come un ispessimento del tessuto: un centimetro od oltre invece dei normali 3 o 4 millimetri. «Alcune donne lo hanno dalla nascita. Altre donne non lo hanno. Anche quando è presente, la sua grandezza è influenzata dagli ormoni in circolo dell´organismo» spiega Jannini. Lo studio che il sessuologo dell´Aquila e alcuni colleghi della Sapienza pubblicano oggi sul Journal of Sexual Medicine spacca il mondo femminile a metà. Ci sono donne cui la natura ha riservato il dono di un orgasmo vaginale. E altre cui questa via del piacere è stata preclusa.
«Ma no, non dobbiamo essere tranchant» protesta Jannini. Perché quando manca l´optional del punto G, a venire in soccorso c´è sempre il clitoride con il suo orgasmo niente affatto di serie B. «A calcolare i numeri delle due categorie penseremo presto, con il prossimo studio. Procediamo lentamente, ma è difficile pensare a un altro segmento della fisiologia umana così poco esplorato come la sessualità femminile» allarga le braccia il medico, quasi a giustificarsi per tutte le curiosità ancora sepolte dal mistero. E il dubbio che viene, a forza di aguzzare gli occhi su quelle sfocate ecografie transvaginali e sui millimetri di spessore che le separano, è che il mistero sia diventato in realtà ancora più fitto. Perché mai la natura che non gioca a dadi avrebbe dotato alcune donne di una sorgente del piacere in più, costringendo le altre ad accontentarsi del clitoride? «Per dirla con Freud - dice il sessuologo - nell´anatomia è scritto il destino. Le nostre osservazioni confermano che avere o meno il punto G è una condizione congenita».
Se la nuova osservazione spacca in due il mondo femminile, le va riconosciuto il pregio di lanciare un ponte verso quello maschile. L´identikit del punto G parla infatti di "tessuto fibro-connettivo arricchito da un gran numero di vasi sanguigni, fibre muscolari e terminazioni nervose". Così come nel clitoride si riscontra nell´86 per cento delle donne "la presenza di tessuto cavernoso". È l´identico vocabolario usato per descrivere gli organi genitali maschili. «Non c´è da stupirsi - dice Jannini - uomini o donne siamo fatti della stessa pasta. E la natura è portata a economizzare usando gli stessi meccanismi e gli stessi ormoni in entrambi i sessi. Il testosterone per esempio, nelle donne ha l´effetto di far irrobustire il punto G». Ecco spalancarsi la strada verso il Viagra femminile. Ma non solo, perché osservare il punto G permetterà alle donne di conoscersi meglio. «Una delle nostre venti volontarie - racconta il medico - non aveva mai conosciuto un orgasmo vaginale. Eppure era chiaramente dotata del punto G. Dopo aver osservato la sua anatomia sullo schermo dell´ecografia, si è incuriosita. E con il suo fidanzato è partita per un´esplorazione di successo».