Articolo da "Il Manifesto" del 2 agosto 2009




Miseria del maschile
di Tamar Pitch
Ciò che va in scena da un po' in Italia è la miseria della mascolinità. Più che, genericamente, le donne e, in particolare, le femministe, a dir qualcosa dovrebbero essere gli uomini. Non (soltanto) sulle bugie del presidente del consiglio e sul dibattito pubblico/privato, ma proprio sulla messa in scena di un maschile povero, misero, e, come bene messo in rilievo dalle «puttane», ridicolo. Qui il machismo tradizionale non c'entra proprio. Né c'entrano affatto le osservazioni sulle «donne all'epoca di Berlusconi» di un recente articolo su Repubblica di Michela Marzano. La quale si interroga su qualcosa che non è tipico delle donne italiane né delle donne in genere: ossia, l'ossessione di intervenire sul proprio corpo per renderlo simile a quello di qualche modella o modello. Ossessione rintracciabile ovunque, e in tutti i sessi/generi. Molto ci sarebbe da dire su questo, ma non voglio farlo qui. Invece voglio parlare di questo maschile, della sua deriva ridicola, e poi riflettere su che cosa ci dice sul tipo di regime politico che viviamo.
La miseria: un anziano liftato, truccato, coi capelli finti, assai ricco e potente, ridotto a comprare non tanto sesso, ma ammirazione (le povere ragazze costrette a visionare lunghi video dell'anziano suddetto che si accompagna a capi e cape di stato) mi pare una metafora dell'impotenza del maschile odierno (che nemmeno l'aiutino di qualche medicamento miracoloso riesce a dissimulare).
Un maschile riprodotto dalle patetiche figure dei Bondi, dei Ghedini e dei Cicchitto, nonché dei tristi «tra moglie e marito...», o «...noi non facciamo del moralismo» dei Franceschini e simili.
Vincere, l'ultimo film di Bellocchio, mi ha fatto pensare: com'è che oggi ci rendiamo conto perfettamente di quanto ridicoli (oltre che, va da sé, tutto il resto) fossero Mussolini e la sua esibizione di virilità, quella sì machista, e stentiamo invece a riconoscere lo stesso ridicolo in Berlusconi? Certo, ai tempi le donne erano mogli o puttane, ma stavano al loro posto. Anche oggi per molti uomini sono mogli o puttane, ma al loro posto non ci stanno, tanto che sono state proprio le mogli e le puttane a dire che il re è nudo, e queste ultime a sbeffeggiarlo.
Però, non siamo passati dalla tragedia alla farsa. In realtà, non c'è molto da ridere, giacché questo miserando spettacolo si inserisce perfettamente dentro quel populismo autoritario di cui parla, tra gli altri, Jonathan Simon, a proposito dell'America prima di Obama (Il governo della paura, Cortina). Il populismo autoritario governa con e attraverso la paura e utilizza a piene mani un repertorio simbolico maschilista. In Italia, il tipo ideale di questo populismo è la Lega, dove celodurismo e razzismo sono le due facce della stessa medaglia: «noi», i maschi italiani, ci ergiamo a «protettori» (nei vari sensi di questa parola) delle donne italiane contro gli stranieri barbari e stupratori. Ciò che significa, tra le altre orribili cose, togliere voce alle donne stesse, a dimostrazione del fatto che sessismo e razzismo vanno sempre insieme. Del resto, quando si invocano l'identità e le tradizioni, il popolo e la patria, l'implicito (che nelle pulizie etniche diventa esplicito) è il ferreo controllo sulle donne e i loro corpi, giacché depositarie di identità, tradizioni, e così via.
L'ostilità nei confronti delle donne è però molto visibile anche nei comportamenti e nei discorsi del presidente del consiglio. A lui le donne non piacciono. Gli piaceva, non a caso, la sua mamma. Le tollera se corpi senza voce, se mogli e puttane al modo tradizionale, se gli fanno coro ammirato intorno. Io penso che ne abbia paura.
La paura attraverso cui il populismo autoritario governa e si legittima è in primo luogo la paura delle donne e delle loro libertà, anche se questa paura non è detta esplicitamente. Il consenso diffuso a questo regime va rintracciato anche qui. L'immaginario degli anni novanta, dopo il femminismo, è popolato da mostri femminili, donne onnipotenti padrone della vita e della morte, minaccia per i figli e l'ordine sociale, persecutrici di padri separati, potenziali assassine di embrioni, smisurate. È un immaginario diffuso, che certo non risparmia chi votava o vota «a sinistra».
L'insicurezza propria dell'epoca in cui viviamo trova i suoi capri espiatori (in Italia) nei migranti, ma (anche, se non soprattutto) è di noi parla questa favola.
E certo in Italia saremo speciali (ma non lo era anche Mussolini?), però le destre estreme vincitrici in Europa utilizzano un repertorio linguistico e simbolico non tanto diverso da quello della Lega, e i giornali dell'«amico Putin» inneggiano alla virilità dell'anziano scopatore. Per fortuna (del maschile) c'è Obama, tutto un altro modo di interpretare le virtù virili.