Articolo da "Il Giornale di Vicenza" del 28 aprile 2004


Incontro con la scrittrice marocchina Fatima Mernissi
La donna: libertà e autonomia in un mondo globalizzato
«Le moderne Sheherazad vincono con il potere della parola»

Una sultana, la mitica Sheherazad, che con la forza della parola vince la crudeltà del sultano: così è apparsa Fatima Mernissi alle socie e simpatizzanti della Società Italiana delle Letterate, riunite nel loro quinto convegno internazionale nelle sale della facoltà di Lettere dell'università di Ferrara. Alta, con un viso regolare, sorridente, gli occhi neri e vivacissimi, il profilo deciso, Mernissi, che è di nazionalità marocchina e insegna sociologia all'Università di Rabat, è diventata famosa anche in Italia con la sua autobiografia, La terrazza proibita , che inizia con una frase che fa scalpore in Occidente: "Sono nata in un harem?".

Ma cos'è un harem? Gli europei sorridono imbarazzati e pensano ad un paradiso di lascivie, con donne giovani, numerose, disponibili e sempre più o meno nude. In realtà, chiarisce Mernissi, un harem è una prigione, le donne sono assolutamente vestite, non sono affatto disponibili, perché prigioniere e quindi irritabili e disposte alla vendetta. E del mito tutto occidentale dell'harem ha scritto in un altro libro di successo, L'harem e l'Occidente .

Ma Fatima Mernissi vede con assoluta lucidità anche i limiti di cui è prigioniera la donna occidentale, che dovrebbe essere libera, ma di fatto è sottomessa ad un costume assurdo, ad una mentalità ancora troppo legata ad alcuni stereotipi. Per esempio l'ossessione della bellezza e della giovinezza: le donne dovrebbero sempre avere 18 anni, portare la taglia 42 e sembrare assolutamente inferiori come intelligenza al loro partner maschile. Ma Sheherazad era colta, intelligente, con una capacità politica eccezionale e per questo ha avuto la meglio sulla violenza misogina del sultano. E Sheherazad è il modello della donna orientale che, anche nell'harem, cerca di usare la sua intelligenza.

L'altro argomento, strettamente connesso al precedente, che Mernissi ha affrontato nel suo discorso al convegno, è stato quello della globalizzazione. Un argomento niente affatto lontano dal problema della libertà e autonomia delle donne. Perché alla base di ambedue, la prigionia delle donne dietro il velo e il rifiuto degli occidentali per gli arabi e degli arabi verso gli occidentali, sta un unico sentimento: la paura del diverso.

" Abbiamo paura dello straniero - dice Mernissi -. Ma perché? Bisogna studiare il passato per avere forza per il futuro. Occidente e Oriente hanno due modelli che si affrontano: il cow-boy che spara allo straniero e Sindbad che va per i mari e conosce lo straniero, parla con lui, affronta la diversità che è un arricchimento, non un pericolo". A proposito: in ottobre esce la traduzione italiana di Sindbad il marocchino , ultimo libro della Mernissi.

Mernissi è ottimista: nel mondo moderno c'è un potere che lavora contro la guerra ed è la comunicazione:

"Ci sono ben 140 Tv arabe e non esiste nei paesi islamici differenza tra Tv pubblica o privata, ma ci sono almeno 40 Berlusconi, ossia proprietari di Tv che si fanno concorrenza con un unico fine: perché il pubblico guardi la Tv bisogna rispettarlo, e il pubblico è per il 50% femminile".

E ancora: "Il satellite sta realizzando la profezia di Alvin Toffler, che scriveva nel 1990: il potere si sposta dalla violenza, la spada, alla comunicazione, la penna, la parola, la conoscenza. Per questo io sono ottimista: Sindbad, l'uomo che usa la comunicazione, sarà il vincitore nella sfida della globalizzazione".

Ma la questione delle donne non è estranea a questo percorso verso un mondo in cui le differenze diventano una ricchezza per tutti: "Gli sceicchi del petrolio hanno bisogno di speakers competitivi per attirare l'audience: così non cercano soltanto competenti Sindbad, ma anche delle Sheherazades, perché il satellite ha distrutto le tradizionali barriere tra pubblico e privato, cioè le barriere dell'harem. Le donne hanno invaso le Tv. In Egitto le notizie sono lette per l'85% da donne. E da noi lo spettatore, ma ancora di più le spettatrici che sono più numerose, governano il mondo con lo zapping".

Poi il discorso torna alla donna mussulmana, sui limiti imposti dal costume, più che dal Corano, sul velo. Ma Mernissi ha una profonda fiducia nell'intelligenza di Sheherazade, nella capacità della parola di vincere la violenza e le donne arabe si sono impadronite del potere rappresentato dalla cultura, dalla conoscenza e del suo veicolo principale, nel mondo moderno, la Rete. In fondo però anche l'harem ha favorito lo scambio di idee e talvolta non la rivalità, ma l'alleanza tra le donne. Le donne arabe infatti indicano la cerimonia che le vede, a certe ore del giorno, radunate intorno alla teiera di peltro lucido che contiene il the di menta, come "il the mentale". Parlare, conversare, pensare: il primo modo per cambiare il mondo.

Paola Azzolini