Articolo da "La Repubblica" del 21 maggio 2005


il ritorno di melissa P.
Il nuovo libro, che uscirà sabato prossimo, si intitola "L´odore del tuo respiro"
L´effettaccio finale del tentativo di suicidio
Il rapporto con la madre e la ricerca di dolcezza
I "100 colpi di spazzola" hanno venduto due milioni e mezzo di copie e sono diventati a loro modo un caso

LUCIANA SICA
Dopo il celebre "diario" algidamente sporcaccione, intitolato 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, un best seller da due milioni e mezzo di copie, è in programma per sabato prossimo l´uscita del nuovo libro di Melissa P. (ma visto che di questa giovanissima autrice non c´è più nulla di anonimo da tempo, chi sa poi perché non usare il cognome per esteso: Panarello suona male?).

S´intitola L´odore del tuo respiro (pagg. 140, euro 12), e naturalmente è ancora Fazi a pubblicarlo, con una prima tiratura di 250 mila copie, fremendo - s´immagina - per l´esito di questa nuova prova narrativa che concede pochissimo alle scorribande sessuali di una volta, peraltro di segno assai luttuoso, e molto invece all´antico ma sempreverde binomio "sex and love", insomma a un erotismo più casalingo seppure coniugato ai più sublimi palpiti del cuore, e poi anche ai furori di una gelosia malatissima e alla fine a un certo perverso masochismo femminile, di natura decisamente ancestrale piuttosto che generazionale.

A rischio di essere considerati acidi o sentenziosi, incapaci di cogliere il talento di un´autrice che qualcuno ha un po´ frettolosamente catalogato "di culto", mettiamola così: di Melissa, di questa diciannovenne senz´altro provvista di una sua autenticità sofferta e inquieta, piuttosto enigmatica per mescolare sapientemente candori e furbizie, insofferenze e presenzialismi, di questa bella ragazza timida e spregiudicata quello che soprattutto colpisce è l´ipertrofia dell´Io, un egocentrismo (prima umano e poi, quel che conta, letterario) così paradossale da risultare sconcertante.

Melissa ha il difetto, l´immaturità di prendersi terribilmente sul serio: mai una volta che venga sfiorata dalla leggerezza, dall´ironia, dal senso dell´umorismo. Quel che è peggio: tutto il pathos eternamente autoreferenziale che riversa nelle pagine, la sincerità del suo dolore - a tratti credibilissimo - si esprime spesso in forme linguistiche di un´ingenuità imbarazzante.

Quando scrive, ad esempio: «... sono stufa di darmi a pezzi. Ho bisogno di estendermi all´infinito», «Catania è così, una puttana che non parla perché qualcuno la soffoca. Io sono un essere profondamente catanese», «Non mi piace il Colosseo, sembra un maschio ormai maturo che vuole dimostrare a tutti la sua virilità, pur avendola persa. Non lo sopporto. Mi ha stancata», «L´ultima cosa che deve fare un uomo è chiedermi cosa penso di lui. Non penso niente, che c´è da pensare. Se ti amo ti amo, se mi fai schifo mi fai schifo», «Il luccicare delle stelle è un riverbero piatto e monotono, rispetto al luccicare dei suoi occhi»... O anche: «Con i capezzoli eretti, avrei voluto torturarlo», frase di cui Melissa s´innamora a tal punto da ripeterla più volte in pochissime pagine. Una reiterazione che lascia sbigottito chi proprio non ce la fa a cogliere la superbia dell´immagine.

Il plot del breve "romanzo", che continua a somigliare a un diario autobiografico anche se non ne ha la forma consueta, è piuttosto esile: Melissa ha lasciato la provincia di Catania per vivere a Roma, e qui finalmente incontra il vero agognato Principe azzurro abbandonando - s´intende - quella sua lugubre esistenza eternamente a luci rosse che ha provocato tanto scandalo, pruderie, moralismo, ma anche - prevedibilmente - una curiosa forma d´invidia.

Dunque Melissa s´innamora di Thomas (nome del suo noto, attuale compagno) e ne è ricambiata. Peccato che non vivano felici e contenti, essendo lei del tutto refrattaria alla serenità che a torto o a ragione si attribuisce a una relazione stabile, abitata com´è da furori, paure, tormenti e fantasmi persecutori. Sarà il demone della gelosia a spingerla verso una dimensione sempre più ossessiva, fino a una fuga dolorosa e claustrofobica e all´effettaccio finale di un tentativo di suicidio.

Sullo sfondo c´è l´infanzia di Melissa che sembra già così lontana, quel passato maniacale un po´ squallido, ma soprattutto la graduale conquista di un rapporto "nuovo" con la madre, il desiderio di recuperarne l´affettività, di riannodare pienamente i fili della comprensione e della dolcezza. È proprio questa mescolanza di sentimenti e anche di eros per il "ragazzo" adorato, ma non più della madre amatissima, è quest´aspetto un po´ confuso ma in qualche modo seducente a coinvolgere, a stuzzicare le fantasie meno prevedibili: in fondo ogni donna in cerca di un uomo che si prenda cura di lei, più che un amante o un compagno o un padre sta desiderando una madre incestuosa.

Melissa lo dice in questo modo: «... E quando abbiamo fatto l´amore non c´era più lui, ma c´era lui e c´eri anche tu. C´ero io, solo una comparsa. Tu e lui mi avete amata, squarciata e baciata. Vedevo il tuo naso, la sua bocca, le tue orecchie e i suoi occhi. Sentivo battere due cuori anziché uno e quando il mio corpo ha avuto un sussulto ho urlato "Ti amo tanto, tantissimo" e lo stavo dicendo anche a te.

«Tu e lui, custodi della mia anima e del mio corpo. Presuntuosamente affacciati sulla terrazza della mia vita, la osservate e la proteggete come io non vi ho chiesto, come io non pretendo.

«Il suo sudore aveva il sapore del tuo collo e il suo collo aveva il sapore di te. Poi più niente. Le palpebre si sono abbassate come il tendone dopo lo spettacolo e i respiri lievi e soddisfatti si sono intrecciati con gli odori della stanza. E tu sei rimasta».

Sembra che sia il giovane Thomas, attraverso un suo paziente e delicatissimo maternage, a permettere alla fragile e ribelle Melissa la riscoperta tanto emozionante del ruolo di figlia, e forse ad averle consentito di scrivere L´odore del tuo respiro, un libro che - a differenza del primo, e comunque si voglia giudicarlo - non si presenta come un Viagra cartaceo.