Articolo da "Il Mattino_Online" del 17 ottobre 2003

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CHE COSA SI NASCONDE DIETRO «100 COLPI DI SPAZZOLA PRIMA DI ANDARE A DORMIRE»
Melissa, patetico eros che scala le classifiche
Pietro Treccagnoli
È ancora lunga e accidentata la strada editoriale delle adolescenti italiane, sebbene spesso lastricata di centinaia di migliaia di copie vendute. Melissa P., diciassettenne di successo con 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire (Fazi, pag. 143, euro 9,50), reginetta delle classifiche dall’estate in qua, va rubricata più nell’ufficio dei casi editoriali che non in quello della letteratura e dintorni. È come scoprire l’acqua calda, perché con un minimo di esperienza si sa che a sedici anni o si è Rimbaud o non c’è trippa per gatti. Il libro, che racconta le avventure erotiche di una precoce e libertina ragazzotta di Catania sembra più che altro un filmino porno amatoriale, da far girare tra i concittadini a miracol mostare. Si ha addirittura l’impressione che sia stato scritto da un adulto, perché usa i presunti registri espressivi poveri di una adolescente e qualcuno scherzosamente si è anche autoproclamato autore apocrifo del romanzo. Eppure la ragazza ha fatto anche delle comparsate tv, si è prestata a un servizio fotografico di Oliviero Toscani. Insomma, Melissa c’è. E dalla sua Sicilia, a una dozzina d’anni dal caso Lara Cardella da Licata, riporta sotto i riflettori della sociologia catodica e da rotocalco la vita quotidiana delle giovani donne del Sud. Certo, qualcosa da allora è cambiato: a suo tempo il personaggio della Cardella voleva i pantaloni, ora Melissa è più interessata a quello che c’è dentro, all’altezza della patta, per la precisione. Quanto a ingenuità narrativa stiamo lì: allo stato di scrivente, per scomodare addirittura Barthes (ne valesse la pena). Capacità di scandalizzare: zero. I coetanei di Melissa se vogliono il porno sanno trovare rimedi più efficaci. Meraviglia tanta: perché lo strombazzamento tra giornali e tv e il passaparola sono riusciti a creare ancora una volta una bolla di sapone piena di royalties per la minorenne.
Le scene erotiche sono ridicole. Ce n’è una nella quale Melissa partecipa a un’orgetta con dei giovanotti no global che si producono in esercizi alla «Eyes wide shut» di Kubrick (è il riferimento torna anche più avanti, in un contesto meno stridente, ma siamo comunque al di sotto del livello della citazione). È un susseguirsi di sdolcinature da diario di una ragazza dai sentimenti vintage, scivolate via da un immaginario alla «Bolero» (le labbra sanno di fragola, tanto per dirne qualcuna, e altrove lo sperma è dolcissimo, evidentemente è il prodotto di diabetico in stato precomatoso), il tutto intermezzato da pornografia da bignamino per cinquantenni sbavanti, che guardano le ragazzine per scongiurare l’andropausa. In questo Viagra dei poveri c’è il repertorio delle scene canoniche con i tre sessi variamente disarmonizzati. Siamo al discount delle luci rosse. Annoia più che scandalizzare: tutto prevedibile e previsto. Tutto pronto per far parlare giornalisti e psicologi da talk show in seconda serata. Certi accostamenti di linguaggio (oltre a certe sciatterie di editing) fanno anche sorridere. L’eros e il porno sono un’altra cosa. Lasciamo stare i classici, e anche Almudena Grandes (che è più nelle corde dell’autrice) e persino i libri usa e getta, robaccia dozzinale che si vendeva nelle edicole delle stazioni. Lì la perversione se non è un atto sublime e almeno sublimante: si riusciva a mostrare qualche scarto intellettuale, ché l’eros è questione di cervello, altrimenti è palestra. Qui nulla: melassa più che melissa. Anche questa, a rifletterci, è perversione oltre che il segreto del successo editoriale.
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