Articolo da "La Gazzetta di Parma" del 24 maggio 2003
«Sesso e temperamento» di Margaret Mead, un classico dell'antropologia riproposto da Il Saggiatore-Net
Io uomo tu donna. Forse
Ruoli maschili e femminili nelle società primitive e in quelle più evolute

«La nostra cultura, se la guardiamo storicamente, si è basata, per creare la ricca e contrastante gamma dei suoi valori, su molte distinzioni artificiali, la più sorprendente delle quali è il sesso. Non basterà semplicemente abolire queste distinzioni perché la società sviluppi dei modelli nuovi, nei quali le doti individuali possano trovare espressione, anziché essere costrette in forme non adatte. Se vogliamo elevarci a una cultura più ricca dobbiamo accertare tutta la gamma delle potenzialità umane, e con essa fabbricare un tessuto sociale meno arbitrario, nel quale ogni diversa dote umana trovi il posto che le conviene».

Era il 1935 quando Margaret Mead, antropologa americana, pubblicò per la prima volta Sesso e temperamento, testo rivoluzionario oggi riproposto dal gruppo il Saggiatore nella prestigiosa, versatile ed economica collana Net (Nuove Edizioni Tascabili); lo studio è corredato da due esaustive introduzioni, redatte dall'antropologa Helen Fisher e dalla figlia della Mead, Mary Catherine Bateson, in occasione del centenario della nascita della studiosa, celebrato nel 2001.

Saggio brillante e affascinante, Sesso e temperamento si focalizza sulle differenze fra tre tribù della Nuova Guinea: i miti Arapesh delle montagne, i crudeli cannibali Mundugumor e i gentili cacciatori di teste Ciambuli.

In queste tre società nessuno si comportava come un occidentale si aspetterebbe: gli Arapesh si comportavano tutti in modo materno e sensibile, cioè come noi ci aspettiamo si comportino le donne, i Mundugumor si comportavano tutti come noi ci aspettiamo si comportino gli uomini, in modo intenso e attivo, mentre tra i Ciambuli gli uomini avevano un contegno femminile, ovvero erano dispettosi, portavano i riccioli e andavano al mercato, quando invece le donne erano energiche, disadorne, e con l'atteggiamento di chi dirige.

In base alle sue osservazioni, la Mead elaborò un'originale tesi: le cosiddette caratteristiche maschili e femminili non sono basate sulle differenze di sesso ma riflettono i condizionamenti culturali di società differenti.

L'antropologa non si limitò a fermare il proprio sguardo sul modo di vivere nelle varie società del mondo, andò oltre, confrontando usi e costumi di popoli lontani con quelli degli Stati Uniti.

Suo grande merito fu quello di aver introdotto nei circoli intellettuali americani la prospettiva transculturale, che fornì all'America nuove intuizioni offrendo validi strumenti per interpretare molte delicate questioni sociali.

L'opera della Mead iniziò, per così dire, al momento giusto, fornendo prove dell'intrinseca identità di uomini e donne appartenenti a gruppi etnici e sociali differenti proprio mentre Hitler stava conquistando il potere e le discriminazioni razziali e sessuali dilagavano; il suo porre la cultura - e non la biologia - come forza principale che plasma la personalità individuale e il ceto, ha dato speranza alle minoranze etniche e alle donne.

Margaret Mead si interessò di razzismo, identità, cultura, giustizia, educazione, salute e nutrizione, psicologia evolutiva, femminismo, emancipazione sociale delle minoranze, spiritualità, sovrappopolazione.

Credeva che fossero gli aspetti culturali e i pregiudizi a portare alle intolleranze e alle guerre. Sosteneva che i membri di una società possono e devono lavorare insieme, per modificarsi e costruire nuove istituzioni; in una società sempre più pessimista riguardo alle capacità di cambiamento dell'essere umano, insisteva sull'importanza di favorire e supportare tale capacità. Secondo la Mead le diversità umane sono una grande risorsa, non un ostacolo, e tutti sono in grado d'insegnare e di imparare gli uni dagli altri. Anche se alcuni aspetti delle sue osservazioni e interpretazioni sono stati criticati e corretti fin nei minimi particolari, questa parte del suo messaggio resta più che mai attuale, e, almeno nella pratica, forse più che mai dimenticata.

Giovanna Bragadini