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Quei maschi feriti che prendono le armi NATALIA ASPESI Corde, coltelli, mitragliette, semiautomatiche, calibro 38. Gli uomini fragili che come tali devono essere forti hanno bisogno di armi non solo per vendicarsi di torti che pensano di aver subito, ma anche per difendersi dalla propria debolezza, dal sapersi inadeguato a convincere, sedurre, conquistare, intenerire, capire e rispettare le donne. Sono passati troppi anni dal tempo in cui, al capezzale del maschio ferito, gli studiosi avevano decretato che la colpa, tanto per cambiare, era delle donne che, conquistata l´autonomia, gli avevano tolto ogni virile sicurezza. Di tutto questo dolore spaventoso e irragionevole, che i media ingigantiscono e poi immediatamente cancellano - tanto di tragedie ce ne è sempre una nuova e più sanguinolenta e succulenta - arrivano spiegazioni da tutte le parti, dai misteriosi abissi individuali, all´incomunicabilità di coppia, alle catastrofi sempre più incontrollabili della società, fino come sempre alle responsabilità dell´informazione molto splatter. Si può anche azzardare che l´uomo che ha già ferite sue incontrollabili e inguaribili, non accetti il rifiuto e il ripudio anche perché c´è una separazione netta tra le donne reali e quelle inventate e carnali che ci assillano ovunque invadendo ogni spazio dell´immaginazione. Queste ultime sono giovani, bellissime, nude e perciò alla merce del desiderio, sorridono sempre, non parlano mai, oppure sono chiamate a dire sciocchezze, vengono maltrattate e schernite, e non si ribellano mai, da presentatori vestiti che, in quanto maschi, sono detentori dell´intelligenza e del potere su di loro. Non chiedono, non si lamentano, non sgridano, non tengono il muso, non conoscono la delusione, non piantano, sono perfette. Si possono anche umiliare, sui calendari che vanno a ruba, riprendendole in coppia, stupende e nude, sedute sul gabinetto, ridotte a oggetti d´uso. Le altre quelle vere, parlano, esigono, lavorano, sono stanche, amano i figli, non ne possono più, rifiutano di essere maltrattate per amore o disamore, diventano insopportabili, estranee, imprendibili, giudicano, possono fare a meno dell´uomo, non vogliono più quell´uomo. E se lui non sa staccarsi dalla sofferenza e dalla sconfitta, per difendersi le cancella. |
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