Articolo da "La Repubblica" del 30 luglio 2006


La battaglia lenta e sottotraccia di un paese di figlie e spose

TAHAR BEN JELLOUN
Ditemi come trattate le vostre donne e vi dirò in che situazione sta il vostro Paese! Questo slogan non è una caricatura. L´esame della condizione della donna in una società è il parametro migliore per valutare i progressi o i ritardi di quella società. L´Europa ci ha messo un bel po´ prima di concedere il voto alle donne (in Francia si è dovuto aspettare il 1945!), e poi ha dovuto affrontare e metabolizzare le lotte femministe degli anni Sessanta, e tutto ciò continua ancora oggi.
Con l´eccezione della Tunisia, gli altri paesi del Maghreb hanno un codice della famiglia tra i più retrogradi del mondo arabo e musulmano. Il Marocco, grazie a re Mohammed VI, ha modificato il codice dello statuto personale, migliorando alcuni aspetti riguardanti i diritti della donna. Questa riforma della Mudawana è il risultato di due anni di lavoro di una commissione composta da giuristi ed esponenti della società civile.
L´età del matrimonio è fissata a 18 anni per la donna, contro i 15 della legge precedente. La donna marocchina non ha più necessità di un tutore per agire e viaggiare; gli sposi sono corresponsabili della famiglia, sono uguali sotto il profilo dei diritti e dei doveri. Il ripudio - il marito aveva il diritto di mandare via la moglie senza doverle praticamente nulla - non è più possibile o, per essere più precisi, è stato sostituito dal divorzio giudiziario (la donna può chiedere il divorzio). La poligamia - che è rara - è sottomessa a condizioni tali che si può dire sia stata resa impraticabile. In definitiva, è meglio di prima, ma non è ancora la liberazione della donna.
Rimane la vita quotidiana e il comportamento dell´uomo in generale. Qui bisogna distinguere fra città e campagna. Nelle campagne, la donna da sempre lavora più dell´uomo. Non porta il velo, si occupa sia dei lavori di casa che di quelli dei campi. L´uomo ha il ruolo da protagonista, prende le decisioni, scende nei suq per vendere il raccolto, dà gli ordini, eccetera. Ma la donna contadina non si lascia mettere i piedi in testa, soprattutto se ha un carattere forte. In città le cose sono leggermente diverse. Il rapporto di forze è variabile. L´uomo lavora e la donna anche. L´uomo fa riferimento alla religione quando vuole giustificare la sua supremazia, spingendosi fino a citare versetti del Corano che interpreta come più gli fa comodo.
La nuova Mudawana è stata criticata soprattutto dagli uomini, di tutte le tendenze politiche. Hanno visto minacciato il loro potere, rimesso in discussione il loro ruolo. Le mentalità resistono, perché sono abituate ad avere il diritto dalla loro parte.
L´applicazione di nuove leggi, soprattutto per quello che riguarda il divorzio (la custodia dei figli, il calcolo della pensione, il seguito delle decisioni giudiziarie) non è sempre giusta e rigorosa. Il giudice è libero di valutare quello che bisogna decidere, la donna non può far altro che sottomettervisi. In realtà tutto dipende dal giudice con cui si capita, ma questo succede ovunque, è una questione di sensibilità o addirittura di ideologia.
Il Marocco progredisce lentamente. È obbligato a tenere conto del fatto che più del quaranta per cento dei suoi cittadini sono analfabeti (una gran parte dei quali donne delle campagne), che la gente è sempre più legata alla religione, religione che taluni sfruttano a loro piacimento. Questa riforma non è una rivoluzione, ma un´evoluzione che tiene conto di tutti questi parametri.
La Mudawana non è stata dettata dalla shari´a, cioè dal diritto islamico, ma si ispira alla cultura dell´islam. Per questo nella nuova Mudawana gli articoli relativi all´eredità non sono stati modificati. Non si possono toccare, perché provengono direttamente dal Corano (la Sura delle donne): la sposa ha diritto a un ottavo del patrimonio del marito, e la figlia eredita la metà della parte che spetta al figlio. In Marocco, queste regole continuano ad essere applicate, e chissà se qualcuno avrà mai il coraggio di cambiarle, considerando quanto fanno comodo agli uomini, che tengono al loro privilegio.
Lo stesso vale per l´adozione. È possibile adottare, ma senza dare al bambino il proprio cognome, in modo da evitare problemi di eredità e di incesto. Il versetto 4 della Sura al-Ahzab (Sura delle fazioni alleate) recita: «Dio non ha fatto […] dei vostri figli adottivi dei veri figli». Lo stesso profeta Maometto aveva adottato un ragazzo chiamato Zayd, uno schiavo affrancato, e lo fece sposare con Zaynab. Quando Zayd ripudiò Zaynab, fu il profeta a sposarla, un modo per dimostrare che il figlio adottato non ha lo stesso status del figlio biologico.
Altro problema spinoso: quale status dare ai figli delle ragazze madri? Per la religione e per la tradizione sono dei bastardi, quindi destinati a non essere riconosciuti. Fortunatamente, delle associazioni femminili lottano quotidianamente per trovare delle soluzioni caso per caso a dei bambini che la società non vuole.
La società civile è nelle mani delle marocchine. Sono in prima linea e difendono in tutti i modi le sinistrate della vita e dell´amore. Lottano contro la descolarizzazione delle ragazze nelle campagne, contro il lavoro delle ragazzine che fanno le domestiche in città.
Tutto quello che si fa di positivo è ispirato da donne che restano nell´ombra. Il re lo sa e ne tiene conto. Ci sono donne (non moltissime) in Parlamento, ce ne sono altre che fanno le ambasciatrici, le ministre o le consigliere. Il Marocco nuovo avanza lentamente. Altrettanto lentamente progredisce la mentalità della gente. Malgrado il suo ostentato dinamismo, il Marocco è diventato un Paese di una certa lentezza.
(Traduzione di Fabio Galimberti)

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