Articolo da " Il Corriere.it" del 23 aprile 2006


Nei tribunali
Scalate e delitti, l’avvocato è donna
I volti della difesa dal caso Rcs al sequestro Onofri. «Il segreto? Risolute e, a volte, cattive»

Si scrive avvocato, si legge donna. Dal caso Ricucci all’omicidio del piccolo Tommaso, da Angelo Izzo a Giulio Andreotti, dal serial killer Donato Bilancia al criminale nazista Sonntag. E poi le «bestie di Satana », il boss della Mala del Brenta, il presunto attentatore di Londra... La lista è infinita, «abbiamo invaso il campo, come le cavallette», per dirla con l’espressione colorita di Sabrina Convento, legale di Felice Maniero, «faccia d’angelo» che negli anni ’80 regnò con le armi nel Nordest.
Il «campo» invaso è la giustizia penale, le «cavallette» sono le donne- avvocato, professioniste che portano addosso, assieme alla toga, i segni di decenni passati quasi esclusivamente fra le carte dei processi civili perché «il penale, per carità..., era roba da uomini», ricorda Giulia Bongiorno, la donna che ha fatto assolvere Andreotti e che oggi è anche parlamentare di An. Salvo casi rari, s’intende. Grazia Volo, per esempio, che oggi difende Stefano Ricucci. Il suo nome, già a fine anni ’70 e
ra in cima alla lista dei penalisti italiani e lei sul binomio donna/processi penali ha le idee chiare: «Io l’ostilità in quanto donna non l’ho mai vissuta. E poi che tema noioso... Per favore basta con il "fenomeno femminile", proposto in continuazione così destituisce serietà e forza intellettuale ».
Eppure specie negli anni ’70 e ’80 fare i penalisti era roba quasi sempre da uomini, conferma la cronaca. Poi, una decina di anni fa le «cavallette» hanno cominciato a «zampettare» nei processi penali. Era un niente, se visto con gli occhi di oggi, perché adesso capita più spesso il contrario, e cioè che è difficile imbattersi in un caso giudiziario senza «inciampare» nel nome di un’avvocatessa.
È suonata l’ora del riscatto professionale? «Macché... Non si può vederla come un riscatto da parte delle donne, anche se so già che molte mie colleghe penseranno invece di sì». Di questo è convinta Filomena Fusco, alle prese con la difesa di Angelo Izzo, uno dei tre massacratori del Circeo che oggi è imputato per l’omicidio di Maria Carmela Linciano e della figlia quattordicenne, Valentina. E allora? Qual è il motivo di tanto presenzialismo femminile nelle cause penali? «È un dato collegato ai numeri: più avvocati donne, più casi alle donne, semplice. Ma dalla nostra abbiamo anche grande forza di volontà, tenacia e determinazione ».
Eccola la parola chiave: determinazione. Le protagoniste della rimonta ne sono certe, «le donne avvocato sono più vincenti, oggi, perché sono determinate, anche più degli uomini» riflette Patrizia Franco, per anni (ora non più) avvocatessa del «diavolo», Donato Bilancia. «Forse è una reazione per dimostrare agli uomini di essere all’altezza ma credo anche che le donne siano caratterialmente più determinate nelle cose che fanno».
Lo era di sicuro la giovanissima Giulia Bongiorno quando a 23 anni mise piede nel carcere di massima sicurezza di Pianosa. «Stavo in uno studio con dieci maschi e vedevo i clienti terrorizzati guardare verso si me. Pensavano tutti "speriamo di non capitare con quella lì". Adesso sempre più clienti scelgono una donna. In campo penale avere grinta è una cosa che piace e siccome la mia generazione ne ha dovuto dimostrare tanta per essere ritenuta credibile, è chiaro che poi questa cosa paga». E che per favore non si parli di carriere e fama costruite su minigonne e tacchi a spillo: «Io per esempio mi vesto sempre da maschiaccio».
«Sa cos’è che ci ha messo così in vista in questi ultimi anni?» domanda Claudia Pezzoni, l’avvocatessa dei genitori del piccolo Tommaso. «È una questione di resistenza. Le donne mettono più passione in quello che fanno, se sposano un caso lo sposano fino alla fine. I clienti le trovano più affidabili, forti, decise».
«E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che ora siamo tante» dice Franca Uggeri, avvocatessa di Raimondi, uno dei due accusati dell’omicidio di Tommaso. «Il motivo? Forse ci siamo imposte perché siamo risolute, a volte cattive». Decise, come Laura Ferraboschi, la terza donna del caso Parma che difende Alessi, il principale indiziato del delitto.

E che sia chiaro: «La fiducia che oggi ci accordano nei tribunali di tutto il Paese ce la siamo guadagnata col tempo, con la puntualità, la precisione, lo scrupolo» valuta Antonietta Sonnessa, la donna che difende Hamdi Issac, presunto attentatore di Londra arrestato a Roma l’anno scorso. «Certo, la superiorità numerica degli uomini per ora resta schiacciante...». Su quella professionale la partita è aperta.
Giusi Fasano

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