Articolo da "La Repubblica" del 28 marzo 2008




Il Femminismo e le Twin Towers
anticipazioni / esce in italia il provocatorio saggio di susan faludi
L´attentato visto come un simbolo dell´effeminatezza della nazione
L´11 settembre, sostiene la scrittrice, ha alimentato il maschilismo negli Usa. Che ha addossato molte colpe al movimento delle donne

SUSAN FALUDI
Anticipiamo un brano del libro di "Il sesso del terrore" in uscita per Isbn (pagg.407, euro 23)
Le cronache post 11 settembre erano zeppe di apprensioni riguardanti la mancanza di fermezza maschile dell´America: masse di patiti di BlackBerry senza spina dorsale avevano esposto la nazione all´attacco e non avrebbero avuto le palle per gli scontri che sarebbero seguiti. Correvamo il pericolo di cedere a una «tristezza problematica» e a una «debolezza disdicevole», affermò David Brooks tre settimane dopo l´11 settembre. «Data l´insicurezza che proviamo, reagiamo ai disastri con una sensibilità emotiva che sarebbe stata sconosciuta ai nostri connazionali sessant´anni fa». Il vicepresidente Dick Cheney sostenne che la «debolezza» e l´«esitazione» avevano «incoraggiato persone come Osama bin Laden» a «lanciare vari attacchi contro gli Stati Uniti, contro i nostri connazionali all´estero e in patria, pensando di poterli attuare impunemente» (...).
Un editoriale di opinione il Washington Post, che dichiarava una rinascita post 11 settembre della virilità, si apriva con la domanda speranzosa dell´autore: «Sta tornando il maschio alfa?», prima di lanciarsi in una diatriba petulante contro «quei belloni che si rasano e si fanno la ceretta». (...)
Sfoltiti da alcuni riferimenti moderni ai metrosexual e alla schiuma per capelli, quelle critiche avrebbero benissimo potuto essere state sollevate dai classici postbellici del panico maschile. Eravamo tornati nell´affaticata atmosfera di Radiazioni BX: distribuzione uomo e al mammismo di Philip Wylie, tormentati da visioni di padri in grembiule e di una popolazione maschile privata della «purezza della sua essenza». La «cospirazione comunista internazionale volta a indebolire e a compromettere tutti i nostri preziosi fluidi corporei» che aveva tanto sconvolto il generale Jack Ripper de Il dottor Stranamore trovava una moderna eco nello sconcertante numero di siti web che dopo l´11 settembre riconobbero nel crollo del World Trade Center un simbolo dell´«effeminatezza» della nazione. Le elucubrazioni del direttore di mensaction-net, che era un ex ufficiale dell´esercito, erano particolarmente simili a quelle di Ripper. «Il simbolo fallico dell´America è stato mozzato» scrisse «e sulla sua base è stata collocata una vagina in fiamme, il vero simbolo della cultura americana (...).
Qui c´è un mistero: l´ultima superpotenza rimasta, una nazione attaccata proprio a causa della sua superiorità imperiale, ha reagito fissandosi sulla sua debolezza e sulla sua inefficacia. Ancora più strano è stato lo spostamento di tale ossessione sull´ambito domestico, in una lotta mortale tra mascolinità impoverita e femminilità altezzosa. Quale profonda insicurezza portò alla luce quel mistero? Gli analisti americani hanno sottolineato la «profonda umiliazione» che sembra spingere gli assalitori islamici (...).
Dopo pochi giorno dall´attacco, i media suonarono le campane a morte per il femminismo. Ci fu detto in svariati modi che alla luce della calamità nazionale, il movimento delle donne si era dimostrato «limitato», «frivolo», «un lusso che non ci si può permettere» e che era «giunto alla sua Waterloo». L´attacco terroristico aveva inflitto «un colpo al femminismo» o, come dichiarò un conciso titolo dell´editoriale di opinione dello Houston Chronicle, «No Place for Feminist Victims in Post 9-11 America» (Non c´è posto per le vittime femministe nell´America post 11 settembre).
«Il movimento femminista, già in declino, è divenuto ancora più irrilevante» affermò Cathy Young, giornalista di agenzie di stampa (...). In un articolo intitolato «Hooray for Men» (Urrà per gli uomini), l´editorialista Mona Charen preannunciò la fine del vecchio regno del femminismo: «Forse il nuovo clima di pericolo (pericolo causato da uomini cattivi) calmerà l´agitazione antimaschile che abbiamo sopportato così a lungo». (...)
La cosa che colpì maggiormente, e risultò più strana, fu la modalità con cui i detrattori del femminismo formularono il loro attacco. Nell´autunno e nell´inverno del 2001, il movimento delle donne non fu una semplice seccatura nazionale, fu un nemico nazionale dichiarato, una quinta colonna nella guerra contro il terrorismo. Alla vecchia fedina che registrava i crimini del femminismo (odio verso gli uomini, dogmatismo, mancanza di umorismo) venne aggiunta una nuova imputazione da «tempo di guerra»: il femminismo era un tradimento. Colui che lanciò l´accusa più celebre, e più da cartone animato, fu il reverendo Jerry Falwell. «Punto il dito contro di loro e dico: «Avete contribuito a far sì che tutto questo accadesse»» tuonò Falwell il 9 dicembre su Christian Broadcast Network, rivolgendo il suo j´accuse «ai pagani, agli abortisti, alle femministe, ai gay e alle lesbiche che stanno cercando attivamente di mettere in pratica uno stile di vita alternativo» (...).
Copyright 2007 by Susan Faludi
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