DELLE MOGLI PERFETTE
Dal 1962 al 1966 uscì a fascicoli la " Grande Enciclopedia della donna" Incurante del mondo che andava avanti veloce, dava consigli rigorosi alle aspiranti fidanzate, spose e madri sempre devotamente al servizio dell´uomo. Ora ne viene ripubblicato un compendio Per far sorridere sullo "stupidario" di un´epoca ormai preistorica. Ma anche per suscitare un po´ di nostalgia per una società dove tutto aveva una regola
NATALIA ASPESI
Il primo fascicolo dell´infinita Grande Enciclopedia della Donna a dispense settimanali edite dalla Fratelli Fabbri precipitò tra le italiane non più del tutto assopite nel loro lungo Medioevo il 27 ottobre 1962. L´ultimo concluse l´opera ciclopica dello scibile domestico il primo ottobre di quattro anni dopo. I preziosi fascicoli erano in edicola, al prezzo di 150 lire, ogni sabato; il che permetteva all´esausta casalinga (tale anche se lavoratrice) di passare la domenica a istruirsi su come non sgarrare mai, tipo «è consigliabile non mettere tende di plastica alla finestra della cucina», oppure «quando si trova ad avventurarsi nei luoghi pubblici la donna di buon gusto sarà sempre ordinata e terrà un atteggiamento composto». Le duecento dispense di sedici pagine l´una, più sontuosa copertina non rilegabile, diventarono alla fine venti ponderosi volumi, 3.200 pagine che rappresentavano sia la folle dittatura riservata alle donne di un bon ton pio anche se apparentemente laico, sia l´ansia di conformarsi a questa schiavitù per superare, senza mai riuscirci, la loro nota inadeguatezza. Fu un grande successo, si moltiplicarono le ristampe sino alla fine; eravamo all´alba del ‘68 e una folla di italiane si ostinava a rinchiudersi nel ruolo, depressivo, di un angelo del focolare un po´ maniacale e certamente datato.
Prima favolosa dispensa, tra le fondamentali rubriche ecco: Ginecologia, la cicogna, in casa o in clinica? Giardinaggio, bulbi da caraffa. Corso di cucina, il lesso sembra facile ma. Consigli legali, il bacio. Psicologia, bovarismo, un´immaturità psichica. Già da un anno era uscito anche in Italia, con dodici anni di ritardo rispetto alla Francia, lo sconvolgente Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Nella piccola cerchia dei nostri intellettuali fortemente maschilisti il saggio di esemplare e documentata rivolta contro la storia delle donne finora decisa dagli uomini aveva suscitato numerosi borbottii, temperati dal fatto che l´audace signora era comunque la compagna, severa eppure lubrica, del venerato Jean Paul Sartre, con cui formava una invidiata coppia politica, letteraria e adulterina. Per le signore colte e silenziosamente arrabbiate quel libro era stato una dolorosa rivelazione, una specie di folgore liberatoria: il che aveva spinto solo una piccola parte di lunatiche coraggiose a rinunciare alla sottomissione, al mito dell´eroina-vittima, soggetta e lacrimosa, esaltata dai film di Donald Sirk, e a smettere di rincorrere quella perfezione che detestavano ma pareva necessaria al benessere degli uomini e quindi al loro.
Ci sarà una ragione se, quasi mezzo secolo dopo, cioè adesso, non si ripubblica Il secondo sesso ma La Grande Enciclopedia, sia pure condensata: naturalmente per allegria, per farci sorridere sulla meschinità della nostra vita di allora rispetto ad oggi e, come dice il suo curatore Ottavio Di Brizzi, editor dei libri illustrati Rizzoli e direttore editoriale della Bur, «per fare un´operazione ludica senza prenderci sul serio, privilegiando le immagini paradossali e demenziali, con l´idea di suscitare stupore, orrore, e forse in fondo in fondo un po´ di nostalgia». È stato un lavoro profondo di scavo, di ricerca, di sfoltimento: le 3.200 pagine di questa sconfinata bibbia liberticida, il cui sottotitolo era Grande enciclopedia di Nozioni Pratiche e di Cultura Generale per la Donna, sono state compresse dagli esperti archeologi della Rizzoli in un reperto di 224 pagine, che bastano però a dare un´idea, ironica e vellutata, marchiata dal nostro attuale cinismo, dello smarrimento delle donne di allora.
Commoventi le illustrazioni d´epoca, riprodotte adesso con una grafica più scapigliata, con tante belle signore cotonate e assomiglianti alle allora bellissime Ira Furstemberg o Sylva Koscina o Elsa Martinelli, sempre eleganti, con immancabile filo di perle e spesso guanti all´ascella, mentre offrono il tè con pasticcini («l´impeccabile padrona di casa si distingue perché affronta ogni occasione applicando al meglio le regole dell´arte di ricevere») o fumano («le donne cerchino di fumare bene e in modo educato») o guidano la macchina («se la donna al volante è spesso maldestra, ha però una scusante: essa guida in condizioni psicologiche di inferiorità») o fanno lavori domestici («cravatte sempre nuove: spetta a noi tenerle pulite e in ordine»).
A chi si rivolgeva prima di tutto quella impraticabile montagna di regole e suggerimenti, per altro messi insieme, anonimamente, da una schiera di beffardi (soprattutto beffarde, si immagina) redattori che probabilmente non sapevano neppure cucinare un uovo sodo e forse solo malamente come si facevano i bambini? Alla moltitudine di donne di quel ceto medio che il fascismo aveva promosso e per cui aveva inventato nuovi comportamenti (tra il 1922 e il 1940 furono pubblicati in Italia una cinquantina di galatei, come racconta il prezioso Gente per bene di Gabriella Turnaturi): una moltitudine ancora impigliata, tanti anni dopo, in una serie di regole, proibizioni, diminuzioni, anche leggi, che la legavano a una quantità immane di doveri anche solo teorici.
Sin dalla prima dispensa dell´ottobre 1962 troviamo un capitolo fondamentale dell´ossessione domestica inculcata nelle donne che si sognavano esperte di illusorie e probabilmente irrealizzabili buone maniere. Nella rubrica, magica e tenacemente seguita, dedicata al Galateo, veniva risolto il grave «problema dei posti a tavola». Si apprendeva così che, anche se in cucina e in famiglia non del tutto aristocratica e priva di personale di servizio, il famoso «posto d´onore» è alla destra del padrone di casa e spetta alle signore di maggior riguardo «per età, stato civile, posizione sociale», anche se noiosissime. Se però «tra gli invitati c´è un sacerdote o una personalità politica, il posto d´onore spetta a loro. Se sono invitati entrambi, la precedenza va al sacerdote». Trovandosi il suddetto capitolo anche nel nuovo compendio, si immagina la silenziosa disperazione del padrone di casa, pur forzista, costretto per esempio ad avere alla sua destra la graziosa ma disinformata onorevole Elisabetta Gardini, cui assegnare una particolare toilette tutta sua, o ancor peggio don Baget Bozzo, di cui si temono le passioni apocalittiche.
Trattandosi di un manuale dedicato alla fidanzata e poi alla moglie e madre esemplare, ovviamente l´uomo non appare se non per sbaglio, più che come oggetto occulto d´amore, come soggetto invisibile cui erogare una serie interminabile di servizi e di comportamenti spesso incongrui o inutili. E forse questo modo tacito di cancellare il maschio, era il solo, prefemminista, per rilevarne l´ingombro ancorché la preziosa presenza in veste di marito e padre, e anche di defunto: essendo allora la vedovanza l´unica condizione per tornare libera e stoltamente ritentare con un altro marito. Ecco infatti, nel capitolo «Seconde nozze»: «Le vedove che desiderano risposarsi devono tener presente quanto è imposto dalla Legge. La vedova che convola a nuove nozze indosserà un abito chiaro ma non bianco».
Su quel sesso che ormai in ogni più furibonda variazione invade la comunicazione attuale, manuali compresi (vedi l´ultimo fondamentale, aristocratico Debrett, che consiglia come diventare l´amante di un uomo sposato o regalarsi l´avventura di una notte), la Grande Enciclopedia fa scena muta: non era previsto, per la Vera Signora compressa negli ideali di quei preziosi venti volumi, non solo l´amante, ma neppure il sesso coniugale e, Dio ne scampi, la contraccezione. In questo paradiso femminile contava sapere, per esempio, che: «È proibito chiedere il bis di un liquore. Se siete invitata a un pranzo elegante, non vi togliete il cappello. Mai interrompere il marito che parla. La donna che vive sola deve cercare di dare l´impressione di vivere con sobrietà e parsimonia. Doppio mento a vent´anni? Via il cuscino dal letto».
Poi, da un giorno all´altro, certo per partenogenesi, «la sposina», come viene chiamata nell´enciclopedia e del resto, allora, anche nella cronaca degli uxoricidi, «ha avvistato la cicogna». Primo consiglio, oggi massimamente sbeffeggiato: «Non attirare troppo l´attenzione sul proprio stato». Ragazze madri non contemplate, madri sole (in quanto vedove, per carità) neppure.
Se lo scopo di ripubblicare l´essenziale anoressico dell´obesa vetero-enciclopedia (e certo resta la curiosità di conoscere il contenuto delle restanti 2.976 pagine) è quello di divertire i trendisti, guardate soprattutto il capitolo «Oggetti di gusto per la casa» che suggerisce il caos, con affastellamento di: brocca di Capodimonte, alzatina in peltro, piatti da appendere, nave, portasigari, testine di fanciulli, serie di vasetti in peltro, piatto vassoio di Limoges, barometro dorato, applique, calamaio, brocca di rame e per finire i must, portatelefono, portariviste laccato e, massimo lusso, il bar! Se invece lo scopo è quello di far rizzare i capelli in testa alle ragazze che sognano successi da grandi manager, non tralasciare il capitolo «Una donna in carriera», che suggerisce i seguenti lavori extradomestici: indossatrice, segretaria di redazione, hostess, vetrinista, dattilografa.
Che impressione fa sprofondare in un tempo non poi così lontano, l´epoca in cui le sessantenni agguerrite di oggi avevano fragili vent´anni? A Lella Costa, che firma la bella introduzione di oggi, e che allora non aveva l´età per accedere a una simile valanga di lunatici doveri femminili, suscita tra l´altro nostalgia: «O forse il rimpianto per quella vita probabilmente immaginaria, ma così rassicurante, in cui c´erano regole per tutto e tutti rispettavano le regole. In cui c´era qualcuno che ti diceva cosa fare e dire in ogni situazione immaginabile in casa e fuori, da sola e in compagnia, in famiglia e sul posto di lavoro, con i figli e con la "domestica", persino in automobile (dove ancora oggi, quando tutti i posti sono occupati, la Signora alla guida effettivamente non sa dove mettere la borsetta)».
Prima che la Grande Enciclopedia chiudesse, esausta, alla fine del ‘66, ne erano successe di tutti i colori, tra le signore: Valentina Tereshkova volava nello spazio; le adolescenti svenivano per i Beatles; erano arrivati la minigonna, la liberazione sessuale, lo spinello e i primi segnali di rivolta studentesca. Bernadette Devlin capeggiava i ribelli irlandesi; Christine Keeler obbligava il ministro Profumo a dimettersi; Mina diventava orgogliosamente ragazza madre, e anche Stefania Sandrelli; le ragazze si innamoravano degli esecrati capelloni. Le donne manifestavano per la prima volta per ottenere il divorzio; si formava il primo collettivo femminista, il Gruppo Demistificazione Autoritarismo. E usciva finalmente anche da noi (in ritardo di qualche anno, ovvio) La mistica della femminilità di Betty Friedan, che dagli Stati Uniti spronava alla guerra santa contro tutte quelle meraviglie di domestica sottomissione che per quattro anni, settimana dopo settimana, avevano stordito e angosciato migliaia di donne.