Articolo da "La Repubblica" del 8 luglio 2008




Il potere femminile carnale era il solo consentito alle donne intelligenti e libere, altrimenti oscurate dalla società maschile
Le eredi delle grandi star dell´800 sono migliaia di stelline, donne meno preziose e certamente meno costose
L´Italia nell´era della pornopolitica

Lo scandalo delle intercettazioni telefoniche ripropone il tema del rapporto fra i potenti e le donne. Dagli antichi favori "patrimoniali" a quelli attuali di immagine e potere


NATALIA ASPESI
Che fine ha fatto la responsabile di suicidi e duelli tra amanti gelosi, accumulatrice di perle rare e di pariglie di 12 cavalli con carrozza, brillante protagonista di un suo salotto letterario e mondano, musa di grandi scrittori, grandi poeti, grandi pittori e scultori? Secondo gli storici dell´eros mercenario, l´epoca d´oro degli uomini disposti a sacrificare patrimoni e vita per un bacio sul pallido polpaccio di una signora promiscua per professione, e di signore capaci di stordire personaggi potenti facendoli strisciare ai loro piedi previo dono di un palazzo completo di servitù, finì nel 1920 con la morte di Catherine Walters, elegantissima cavallerizza inglese dalla vita di vespa che con il suo frustino aveva domato tra i tanti doviziosi amanti anche il principe di Galles poi diventato re Edoardo VII d´Inghilterra.
Il culmine di questo carnale potere femminile, allora il solo consentito alle donne intelligenti e libere, altrimenti oscurate da una proterva società maschile, coincise con i 18 anni del regno di Napoleone III ed ebbe come sfondo l´apparente opulenza, la dorata volgarità e la diffusa corruzione della Francia del Secondo Impero. Scriveva nel 1852 The Illustrated London News: «Quando si udì parlare per la prima volta di Luigi Napoleone se ne provò poco rispetto e la certezza che non ce l´avrebbe fatta. Cinque anni fa era un reietto e un avventuriero che non poteva neppure calcare il suolo di Francia, del cui destino invece oggi è il padrone. Il suo successo è il grande prodigio dell´attuale mondo politico, che pure è pieno di eventi singolari… Se la Francia può essere tenuta tranquilla con gli show, lo show alla fine può essere più utile del Parlamento. Un Impero teatrale in Francia sarà un divertente spettacolo per il resto d´Europa, ammesso che i francesi siano soddisfatti della rappresentazione di un Imperatore che cerca popolarità e potere solo in vittorie pirotecniche».
Se in qualche modo l´aria della Seconda (o Terza) Repubblica italiana richiama quella del Secondo Impero francese, come mai le star di allora, una decina di travolgenti cortigiane passate alla storia, paiono non avere oggi moderne eredi o epigone, sostituite da migliaia di stelline del ramo, donne meno preziose e certamente meno costose, una folla indiscriminata e paludosa di ragazze cui nessuno potrebbe collegare gli aggettivi Divina, Unica, Leggendaria, o addirittura Epica? Virginia Rounding, nel suo studio Grandes Horizontales (Bloomsbury, pp.337, euro 43.00) descrive la scala dei valori del mercato femminile francese di allora: da quello infimo al suo empireo, dalla "fille soumise" e dalla "fille de maison" passando attraverso la "grisette" e la "lorette", la "cocotte" e la "cocodette", la "femme a parties", la "biche", la "lionne" sino al massimo, la "demi-mondaine", la cortigiana, che aveva anche una sua aristocrazia, chiamata "la garde". Una tal ricchezza di sfumature e categorie facilitavano uno sfaccettato e diffuso commercio sessuale, che era considerato indispensabile e un non del tutto disonorevole pilastro della società e della famiglia: ma nessuna di quelle definizioni può servire a collocare la figura della nuova cortigiana contemporanea, che in cambio della sua giovinezza, avvenenza o disponibilità a ogni maschile ingordigia, ha imparato a richiedere favori diversi dal denaro (oltre al denaro, si intende) a uomini non necessariamente ricchi o magari ricchissimi ma oculati al punto di non superare nei loro omaggi il bilocale periferico o addirittura il gioiellino etnico. Tra il reciproco dare ed avere la transazione oggi avviene su un piano diverso, quello del potere, grande o miserabile: un tempo comunque inaccessibile alle donne e quindi non mercanteggiabile, oggi pieno di scorciatoie attraverso cui le belle ambiziose magari massimamente sapienti ma anche no, riescono ad accedere senza perdere tempo in inutili studi o dispersivi tirocini.
Il dizionario Zanichelli dei sinonimi e contrari separa nettamente la cortigiana dal cortigiano. La prima, brutalmente assimilabile a prostituta, meretrice, puttana o più gentilmente etera. Il secondo, vera vil razza dannata, ad adulatore, incensatore, leccapiedi, ruffiano, accolito. In realtà, le attuali apparenti "pari opportunità" dei generi eliminano le differenze lessicali e di significato, confondono i comportamenti: i cortigiani maschi si prostituiscono, le cortigiane femmine diventano accolite. Le loro richieste, pretese, imposizioni, il loro prezzo, non sono quelli di Cora Pearl o di La Paiva, sterminatrici fine Ottocento di duchi e principi e dei loro averi: è anche vero che non sono più duchi e principi a richiedere o subire i favori delle neocortigiane, ma una moltitudine spesso anonima di funzionari, portaborse, autorità di provincia, politici improvvisati o di carriera, burocrati e faccendieri vari, dal grado più infimo alla carica più prestigiosa. Le stesse ragazze commerciabili a disposizione sono troppe per poter diventare celebrità del ramo e ottenere quotazioni esagerate come quelle delle loro antenate. Le meno ambiziose, le "grisette" o "cocodette" della nuova pornocrazia, si accontentano di cadere in ragnatele secondarie in cambio di comparsate nelle fiction, le più astute e arriviste, le "demi-mondaine" o "grandes horizontales" della confusa attuale Repubblica, brigano per entrare nel cerchio privilegiato dei potenti immaginari o reali in cerca di relax, e allora le mete si fanno più sostanziose: condividere con il protettore più o meno casuale una fetta del suo potere, ottenere in dono un incarico importante e non volatile, politico o altro, che consenta una carriera sia pure soggetta alla riconoscenza verso il distributore di favori, ma che anche assicuri un futuro indipendente e possibilmente dovizioso.
E questa è la grande differenza con le celebri cortigiane del passato, che più denaro ottenevano per le loro prestazioni più precipitavano in vite massimamente dispendiose: tanto che molte di loro una volta invecchiate e sperperato la loro fragile ricchezza, finivano per languire nell´indigenza e nella solitudine. L´altra differenza è che il "demi-monde", mondo parallelo lussuoso e anche intellettuale dove regnavano le cortigiane, non poteva avere accesso al "monde", quello in cui peraltro i loro nobili protettori vivevano la loro vita vera, con la loro famiglia, le loro magioni e le loro relazioni importanti. Oggi il "demi-monde" ha cancellato il vecchio "monde", diventando lui stesso il nuovo "monde" sgangherato, l´immagine popolare del privilegio, del successo, della fortuna, dell´imperio, esibito platealmente, accessibile a chiunque non tema volgarità, sottomissione, superficialità, incultura. Dice lo scrittore Quirino Conti: «La vera cortigiana oggi è l´intrattenitrice televisiva, adulatrice di personaggi inconsistenti, connivente dei luoghi comuni, obbligata ad essere formosa, discinta e anonima per piacere all´audience da cui dipende il suo valore di mercato, la sua mediocre celebrità. Viviamo in un regime genitale basato sull´esaltazione del sesso. Quando di un uomo importante si dice che è potente, da noi si sottintende con compiacimento che lo è anche in senso sessuale. Non per niente da quando si sono diffuse voci sulla possibile incontinenza erotica di personaggi politici di primo piano, il favore verso questo governo è aumentato».