Articolo da "La Repubblica " del 22 dicembre 2007


Le polemiche sul primo piano di Hillary Clinton sono la foto di una società dove la vecchiaia è un tabù. Ma solo per le donne

NATALIA ASPESI
Possono un Presidente, un Capo di Stato, un Primo Ministro, avere le rughe, cioè non essendo più giovinetti, mostrare sul volto i segni della saggezza, dell´esperienza, della dedizione, dell´impegno, insomma dell´età? Sino a poco tempo fa la domanda sarebbe apparsa scema, non essendo tra gli obblighi di un essenziale personaggio politico quello di assomigliare a Roberto Bolle e neppure al pur rugoso Richard Gere. Adesso le cose cambiano perché nei paesi dove la cuccagna è data dall´immagine, mettiamo gli Stati Uniti e l´Italia, è capitato che un importante leader settantenne, ansioso di non mostrarsi più vecchio di Pupo, si facesse sforbiciare gli smottamenti facciali per arrivare poi a sembrare un ragazzo di 71 anni. Del resto il Personaggio dell´Anno, per il settimanale "Time", è il presidente russo, fotografato in copertina con ogni ruga di espressione cancellata, tanto da sembrare la marmorea maschera mortuaria di se stesso.
Le polemiche per la sessantenne Hillary Clinton catapultata in prima pagina con gli impietosi segni dell´età, ripropone una domanda. Antica e, purtroppo, modernissima: donne e uomini hanno davvero una situazione di parità nella società ? Il bel fisico in politica è un´arma a doppio taglio: le ragazze carine vengono spesso giudicate come cretine Il periodo più difficile per le signore è tra i 50 e i 70: si ritrovano a chiedere scusa per non essere giovani.
Intanto l´arma politica vincente in una grande nazione democratica, contro la spaventosa eventualità che per la prima volta potrebbe diventare presidente una donna, non è quella di scovare corruzioni, compravendita di voti, illeciti finanziamenti, lobbismo criminale, intercettazioni scandalose, abitudine alla menzogna, uso di droghe pesanti e passato pedofilo, ma di additare al ludibrio popolare il suo viso di sessantenne, le cui rughe sarebbero il principale ostacolo alle sue capacità di guidare il paese. Questi due esempi dimostrano: a) che anche i maschi della politica ma anche di altre professioni che non siano il minatore e lo speleologo, cominciano a essere insicuri del proprio aspetto, e soffrono delle rughe, e si tormentano per le calvizie, e già al secondo rotolo di ciccia sui fianchi (un tempo non lontano ma ormai arcaico detti la maniglia dell´amore), con la scusa del giubbotto antiproiettile, si infilano in bustini stringivita di nefasta durezza. b) che malgrado le più accese battaglie femministe per il raggiungimento di ogni diritto e la presenza di ministre, sempre donne, delle pari opportunità, le opportunità tra uomo e donna restano dispari per quel che riguarda l´età e l´apparenza, il che limita i diritti delle donne discriminandole non per sesso o religione ma per gli anni.
Le rughe insomma sono anticostituzionali, ma anche i massimi sostenitori della costituzione, se maschi, non se ne lamentano. E le più furbe delle nuove donne della politica italiana, non per niente di destra e estrema destra, hanno imparato che prima si comincia meglio è, che la coscia val più di conoscere i Codici, mentre le veterane del ramo a furia di restare belle, dopo un decennio di presenza in Parlamento sono diventate di marmo, con gli occhi spalancati anche quando sugli scranni della Camera o del Senato sonnecchiano sfinite dalla noia. Quella del bel fisico in politica però è un´arma a doppio taglio, almeno da noi: infatti i nostri onorevoli che si sbellicavano villani perché la Bindi non assomiglia alla Carfagna, poi nella loro zucca hanno la certezza che le belle in quanto tali siano cretine, quindi utili in quanto inutili. Ci sono però paesi soprattutto di educazione protestante, anglicana o luterana, in cui se le donne arrivano al comando è perché se lo meritano, non perché si tingono i capelli di rosso: non si conoscono lazzi nordici per il fatto che la presidente finlandese non era Sharon Stone, del resto già dismessa come seduttrice in quanto vicina ai cinquanta; gli inglesi adorarono/odiarono il premier Margareth Tatcher soprattutto per quel tanto di dominatrix che aveva sia coi sindacati che con i suoi tailleur, e il fatto che fosse più dura di un uomo non suscitò alcun sghignazzo antifemminista. Nessuno in Germania (ma visto che è tedesca, quindi straniera, neppure qui) oserebbe pensare che essendo la prima ministra Merkel una signora non paragonabile a Monica Bellucci (che entrata nei quaranta, con tutta quella straordinaria bellezza, sta rischiando grosso), placida e decisa, non sia ciò di cui il suo paese ha bisogno in questo momento: in tutti i casi, non è per un inizio di doppio mento, ma sul piano politico che se mai la contestano, proprio come fosse un uomo! Ma quella delle donne politiche svillaneggiate per la loro età non è, come direbbero i faciloni televisivi, che la punta dell´iceberg: le donne possono invecchiare solo nel ruolo di mamma di anziano, ancor meglio di nonna e bisnonna. Infatti l´età più difficile per le signore è quella tra i 50 e i 70, quando inconsciamente si ritrovano a dover chiedere scusa per non essere giovani e, se molto visibili, perché in carriera o comunque famose, a perdere tempo prezioso con botulino, collagene, restylane, tinture,