Articolo da " La Repubblica" del 22 dicembre 2007


La sociologa Paola Borgna ha studiato a lungo il corpo
"Le donne obbligate a essere sempre belle"
LAURA LAURENZI

La deperibilità del corpo, il suo invecchiamento, e il doppio binario: le rughe delle donne e quelle degli uomini. Non accettarsi, rappresentarsi come non si è. Paola Borgna, che insegna sociologia all´Università di Torino, ha indagato in modo interdisciplinare i diversi corpi possibili: quello delle tecnologie biomediche e quello della Rete, il corpo dell´anoressia e quello del femminismo, il corpo dell´arte, quello del diritto e quello dell´etica come realtà oggettive. La sua opera si intitola «Sociologia del corpo» (Laterza).
Come giudica l´obbligo per una donna di cancellare i segni del tempo?
««È una forma di controllo da parte della società. Questo meccanismo ha un significato politico. È quello che sostiene anche Naomi Wolf nel suo libro "Il mito della bellezza", un testo di profonda impostazione femminista. Questo culto dell´apparenza fa perno su alcune insicurezze femminili. Accade che le donne interiorizzino certi obblighi e certi condizionamenti facendoli propri: per esempio sottoporsi a diete ferree e a interventi di chirurgia estetica e antiage. È una sorveglianza che noi donne esercitiamo su di noi ma soprattutto contro di noi. E non certo per stupidità o per vanità, ma perché se non obbediamo a certi obblighi veniamo penalizzate. Oltre al discorso politico, poi, c´è quello legato al business: attorno al mito della bellezza ruota un giro d´affari miliardario».
Anche gli uomini corrono dal chirurgo plastico. Guardi i politici.
«Certo, tuttavia non viene usato lo stesso metro. La cultura di un corpo da riprogettare e attraverso cui esprimere la propria identità è, storicamente, molto meno radicata fra gli uomini che fra le donne. Nessuno pensa di controllare l´accesso degli uomini alle professioni attraverso l´aspetto fisico. Una studentessa che si è laureata con me ha citato nella sua tesi le ricerche di alcuni economisti in cui si dimostra che le donne di aspetto gradevole guadagnano di più delle altre e hanno maggiori probabilità di carriera. Certo, affermare che oggi tutte le donne vanno dal chirurgo plastico è un´esagerazione. Però tutte, almeno una volta nella vita, guardandosi allo specchio in ascensore, o rivedendosi in una fotografia venuta male, abbiamo pensato di farlo. È il meccanismo della desiderabilità. Il senso di inadeguatezza rispetto a certi modelli dettati dalla cultura in cui siamo immersi».
Il mito è sempre quello dell´assenza di rughe?
«Non solo. La cosa più impressionante è che a correre dal chirurgo plastico sono sempre più spesso ragazze giovani, anche diciottenni. Non ci si accetta per quello che si è e ci si vuole uniformare a modelli imperanti. Le donne asiatiche e le donne afroamericane si fanno cambiare i connotati per avvicinarsi alla bellezza caucasica. E la ruga è sempre vissuta come un non essere all´altezza. Non hanno mai rughe nel loro mondo perfetto le donne della pubblicità. E non solo loro».