Articolo da "La Repubblica" del 6 novembre 2008




"Più part time e asili nido per le donne"

Il ministro Carfagna annuncia provvedimenti

"Solo belle parole" dice Vittoria Franco del Pd. "Fino ad ora iniziative contro"
CATERINA PASOLINI

ROMA - Donne divise. Tra lavoro, figli e genitori anziani. Col tempo che non basta mai, consumato tra cure di casa e familiari tutte sulle loro spalle perché i maschi collaborano poco (23%) e i servizi pubblici sono carenti. Dimenticando quasi di tirare il fiato, con le ore di sonno ridotte al lumicino per avere e poi tenersi quel lavoro conquistato a fatica. Vivono così, in un quotidiano ed estenuante esercizio di equilibrio precario le donne italiane. Cittadine di un paese fanalino di coda in Europa visto che da noi ha un impiego solo il 46 % di loro contro il 50 della Bulgaria e il 73 della Danimarca. Poche, sette milioni sono ancora in cerca di un posto, sotto pagate - spesso addirittura un quarto degli uomini - quasi mai siedono ai posti di comando e responsabilità se come dicono le statistiche è donna solo il 5 per cento dei dirigenti o consiglieri di amministrazione.
Una ricchezza sprecata. «Fare figli in Italia è diventato un atto di eroismo perché sono insufficienti i servizi che aiutano le donne a crescere i propri figli permettendo di trovare anche gratificazione nel lavoro. Eppure, se le donne fossero occupate come gli uomini - il 70 per cento dei maschi ha un lavoro - il pil crescerebbe di 260 miliardi». Parla alla commissione affari costituzionali il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, e dopo aver illustrato il desolante quadro italico annuncia che sta studiando con altri ministeri un pacchetto di provvedimenti perché si possa conciliare il diritto al lavoro e quello alla maternità. Tra promozione del part time, iniziative per favorire l´occupazione femminile nelle piccole e medie imprese e l´aumento degli asili nido.
«Come numero di posti negli asili siamo ai livelli più bassi in Europa, 10 contro i 50 della Danimarca o i 35 della Francia». La chiave di volta per coniugare lavoro e figli sta proprio lì come dimostra il fatto che al sud, dove i servizi all´infanzia sono più carenti il tasso di disoccupazione femminile è più alto di venti punti rispetto al nord (31 contro 55 % di occupate).
Dall´opposizione arrivano critiche e accuse. «Sono solo belle parole visto che in realtà il governo», dice la senatrice Vittoria Franco, ministro Ombra delle Pari Opportunità, «ha preso provvedimenti che colpiscono soprattutto le donne come la detassazione degli straordinari che non fa altro che approfondire il gap retributivo tra uomini e donne mentre niente è stato aggiunto sugli asili nido, neanche un euro di rifinanziamento alle imprese che assumano donne nelle aree svantaggiate, niente sull´imprenditoria femminile».
Imprenditori, dirigenti donne che, raccontano studi recenti, patiscono più degli uomini lo stress da lavoro perché hanno meno riconoscimenti. Donne sull´orlo di una «scogliera di cristallo» come una ricerca dell´università di Exeter ha chiamato una nuova sindrome appena scoperta dopo quei «soffitti di cristallo», forme sottili e invisibili che limitano l´affermazione professionale femminile. Alle donne, dicono gli studiosi, vengono infatti affidati compiti di leadership e organizzativi collegati ad un alto rischio di impopolarità e fallimento, rendendo più difficile il loro lavoro e rinforzando i pregiudizi negativi.