| I modelli occidentali insistono sulla moda e la provocazione, ma avanzano i prodotti confessionali Barbie, Violet e Razanne le bambole tra Bibbia e chador lGiunture snodabili per inginocchiarsi a pregare, vestiti da Via col Vento I modelli neo-evangelici della linea "Una vita di fede" Vestiti, scarpe e accessori per un proselitismo ormai globalizzato MARIA NOVELLA DE LUCA E se per adesso le bambole con la Bibbia da poche settimane in vendita si trovano soltanto nei grandi toy-store statunitensi, Razanne invece, il cui nome vuol dire "scintillante modestia" viene venduta in tutto il mondo, Italia compresa, e con le sue venti versioni che contemplano anche una Razanne con il burka, è ai primi posti tra quelle acquistate su Internet. Un fenomeno davvero globale se si tiene conto che già Razanne, e adesso le bambole neo-evangeliche (la linea si chiama Una vita di fede) sono la risposta non solo a Barbie, il cui primato è sempreverde ma non più così assoluto, ma anche alle Bratz, amatissime dalle ragazzine italiane, Cloe, Dana, Jade, Sasha e Jasmin, micro teen ager con un look anni ‘70, trucco vistoso, ombelico a vista, zeppe e labbra a canotto. Quanto c´è di meno di più lontano cioè dal concetto di "brava ragazza" che sia le Barbie islamiche della NoorArt, che le creazioni della Mission City Press, cercano di veicolare attraverso le bambole e tutto il loro corollario di libri, oggetti, simboli religiosi che insegnano virtù, fedeltà e sottomissione. In realtà i giocattoli a tema sono sempre esistititi. Basti pensare a quelle bambole di pezza vestite da suore che nel nostro paese fino al secolo scorso venivano regalate alle piccole di cui si voleva forzare la vocazione verso il convento, bambole descritte da Alessandro Manzoni nei "Promessi Sposi", quando racconta quali fossero "gli unici balocchi" concessi alla Monaca di Monza bambina. «Questo ritorno in chiave post-moderna della tradizione mi colpisce molto», spiega Donata Francescato, docente di Psicologia della Comunità all´università la Sapienza, che nel libro "Amore e potere" ha proprio analizzato il concetto di costruzione dell´identità. «In tempi di videogame e playstation per far passare un messaggio si utilizza uno dei giochi più antichi e cioè la bambola, a testimonianza di quando queste siano tutt´ora strumenti di identificazione potentissimi. Qui però non ci troviamo di fronte ad una guerra di religione, non c´è l´Islam contro il Cristianesimo, ma c´è una resistenza alla globalizzazione e il desiderio di ogni gruppo di "formare" le menti dei bambini secondo i propri valori. E non è che la Barbie con il chador o la bambola con la Bibbia siano peggio della Barbie in bikini. Il tentativo di "plagio" in fondo è lo stesso, con la differenza che il bikini e la libertà sessuale appartengono alla nostra cultura e il capo coperto invece no. Nel nostro mondo ci sono migliaia di bambine che a otto o nove anni digiunano per assomigliare a Barbie, sintomo di una dipendenza dai modelli non meno pericolosa che indossare il velo o studiare la Bibbia per sentirsi accettate dalla propria comunità». |
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