Articolo da "Il Corriere.it" del 1 agosto 2005


Berlino, staff di truccatori insegna a copiare lo stile della bambola
Una mostra trasforma le donne in Barbie
L’esposizione ad Alexanderplatz con modelli introvabili dagli anni ’60. La psicoterapeuta: bellezza irraggiungibile che dà frustrazione

Due anni. Sono nati a distanza di due anni, e questo è un fatto. 1959 contro 1961. Per lui, la vita si è fermata il 9 novembre del 1989: nessuno pianse per la sua scomparsa. Lei, invece, è ancora viva. Lottavano - letteralmente - su fronti opposti della barricata, e oggi è lei a posare i piedini delicati sulle sue macerie. Barbie sbarca a Berlino Est, all’ombra della Funkturm, la torre televisiva dell’Alexanderplatz. Tra i simboli della Germania comunista, oltre i resti di quel Muro che per decenni ha fermato le avanguardie dell’ American way of life . I mille volti di Barbie, in mostra nei Rathaus Passagen, dal 30 luglio al 30 settembre. Esemplari introvabili in abitini anni ’60, bamboline estrose dell’era Flower-Power, accessori (mai abbastanza) e fidanzati (ad oggi, solo due). Ma soprattutto, un laboratorio. Un antro da stregoni postmoderni, dove si entra Helga o Brigitte e si esce, magicamente, Barbie.

IDENTIFICARSI CON UN MITO - Parrucchieri, truccatori, fotografi, valanghe di abiti: gli ingredienti dell’incantesimo sono tutti qui. Per due giorni, il 6 agosto e il 10 settembre, i visitatori (anche se è probabile che si tratterà, in larga misura, di visitatrici) potranno trasformarsi nella bambola dei loro sogni. Si parte dal make up, si prosegue con l’acconciatura, si finisce con i vestiti, da scegliere tra le collezioni anni ’60 e ’70. Uno staff ai vostri ordini, come neanche su un set cinematografico. Con tanto di foto ricordo conclusiva. E allora «è come se uno potesse dire, per un attimo, "finalmente è il mio turno, non sono più la bambina grassottella, timida, coi capelli scuri, gli occhi marroni e non celesti... Adesso tocca a me. Mi metto nella sagoma di Barbie e sono lei". È la revanche dell’inadeguatezza». Il pensiero di Anna Salvo, psicoterapeuta, va a quelle donne «che hanno amato Barbie da piccole, e non riescono a mettere via questa identificazione proiettiva». E lei? «A me - ride - non è mai piaciuta: mi sembra un modello irraggiungibile, siderale, fonte di frustrazioni. Insomma, da scartare».

MODELLO VINCENTE - Sarà così. E sarà anche vero che il trono di Barbie è sembrato vacillare più volte: l’ultima spallata l’hanno data le Bratz, ragazzette impertinenti alte un metro e una spanna, zatteroni e ombelico a vista. «Ma non c’è paragone - taglia corto la stilista Lavinia Biagiotti, figlia di uno dei nomi "storici" della moda italiana -, Barbie è una diva evergreen, le altre mi sembrano scontatamente alla moda. È un po’ come per le donne: chi vuol essere all’ultimo grido è banale, meglio uno stile legato alla propria individualità». Certo, nella diatriba lei è dichiaratamente di parte, «ho una collezione di almeno 300 Barbie che adoro. Alle copie in carne ed ossa preferisco l’originale in miniatura: si può diventare Barbie per un giorno, però va fatto con molta ironia». Nessun rischio per le piccole fan? «Ma le bambine - lo vedo alle sfilate di Laura Biagiotti Dolls - vogliono trasformarsi in principesse, non in Barbie... Piuttosto, perché nessuno parla di Ken? Quest’estate in giro ci sono molti suoi imitatori: addominali in vista, sorriso sbiancato, capelli rigidi. Mi pare che il modello-di-plastica abbia contagiato anche gli uomini». E non è detto che il risultato sia strepitoso.

Gabriela Jacomella

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