Articolo da "La Repubblica " del 14 dicembre 2005


Troppi pudori tra femministe
Un volume sul movimento degli anni Settanta
Forme di leadership carismatica e soffocante
Quando l´ovvio uccide la curiosità
Il "cattivo" della storia sembra la Libreria delle donne Ma è davvero così?
Fu una rivoluzione ma oggi è luogo di vuoto storiografico e di lutto mancato

ANNA BRAVO
Per Jerry Rubin, leader dei movimenti americani contro la guerra del Vietnam, chi diceva di avere ricordi precisi di quegli anni, probabilmente non li aveva vissuti; era stata un´esperienza così intensa che per lo più se ne conservavano immagini puntiformi, disseminate in un flusso di emozioni (solo per alcuni di natura psichedelica). Visione un po´ romantica e un po´ vera. Tempo qualche anno, è cominciato il tentativo di mettere a frutto quei frammenti, tanto più utili perché nel ´68, e forse ancora all´inizio degli anni Settanta, si scriveva moltissimo e si conservava pochissimo.

Ricreare la propria memoria è una sfida per tutti i movimenti e le esperienze collettive. Memoria come strumento per la storia, e qui ci si affida a metodi collaudati; memoria come oggetto specifico di ricerca, come racconto con la sua cifra, le stilizzazioni, derive, errori, e con la particolare verità che esprimono. Si potrebbero fare molti esempi del modo in cui da un ricordo vago, da una datazione sbagliata, si può risalire a un mondo.

Negli anni Ottanta alcuni metalmeccanici di Terni, intervistati da Alessandro Portelli, gli avevano raccontato che nell´ottobre 1953, durante un ciclo durissimo di lotte per il lavoro, un giovane operaio era stato ucciso dalla polizia. Se non che, il fatto era avvenuto nel 1949, nel corso di una manifestazione contro l´ingresso italiano nella Nato. Slittamento non deliberato ma non incidentale, che rifletteva la spinta a trasformare quella morte, interna a una battaglia perduta, in un potente simbolo della tradizionale combattività ternana. La data era falsa, l´orgoglio operaio era vero. Come sono vere, nella memoria dei deportati, la certezza dell´indicibilità del Lager, e nello stesso tempo il suo opposto, la determinazione a trovare le parole per dirlo.

Memoria, verità, indicibilità mi sono tornate in mente leggendo un libro appena uscito, Il femminismo degli anni Settanta (Viella), dedicato al rapporto con i movimenti coevi. E´ un insieme di saggi nati dal corso 2004 della Scuola Estiva della Società delle Storiche, che riunisce ogni anno intorno a temi diversi donne di più generazioni, docenti e discenti. Come scrivono le curatrici, Anna Scattigno e Teresa Bertilotti, il femminismo è il luogo di un vuoto storiografico, e di un lutto mancato per il suo esaurimento a fine decennio, dopo una rivoluzione incruenta, ma perturbante, specie in Italia.

Bisogna tornare indietro nel tempo e immaginare un paese latino, cattolico, da poco approdato alla piena modernità, in cui le donne, alcune, poi molte, poi una folla, scoprono (e lo dicono): che i comportamenti personali hanno rilevanza politica, che l´infelicità non è una défaillance individuale, ma il prodotto di una società e di una cultura nemiche delle donne; che neppure i movimenti "antagonisti" sono immuni da questo vizio di origine, e dunque a un certo punto diventa necessario separarsene; che al centro di tutto sta la ricerca dell´autodeterminazione nella vita quotidiana, in politica, nella sessualità, nella maternità e nel suo rifiuto, e che al centro del centro sta il corpo. Alcune acquisizioni sono ormai così radicate da sembrare ovvie, e dovranno farci i conti gli attacchi alla legge 194 sulla legalizzazione dell´aborto. Dobbiamo farli anche noi storiche: l´ovvio uccide la curiosità, dunque bisogna risuscitarla con racconti convincenti.

Ricco di stimoli per un pubblico colto non specializzato, Il femminismo degli anni Settanta argomenta con efficacia quanto già sedimentato nel dibattito storiografico, senza introdurre grandi novità o svolte (il che è inevitabile nei testi legati all´insegnamento). Proprio per questo potrebbe essere visto come il manifesto per una "buona storia" del femminismo.

A tutt´oggi ne esistono soltanto spaccati, a volte belli ma circoscritti. Molti i vuoti di memoria, e non c´è da stupirsi. Il problema serissimo nascosto nella boutade di Jerry Rubin per noi è ancora più complicato. All´epoca c´era una intensità emotiva straordinaria, specie nell´autocoscienza, e può esserci anche nell´analizzarla, perché l´identità è chiamata in causa in modo unico: si diventa ex studenti, ex militanti, donne si è sempre. Chi altri, nel nostro bianco occidente, potrebbe vivere il rapporto fra quel che si è e quel che si studia con altrettanta profondità? Che la storia stenti a comunicare tutto questo è quasi scontato, un´emozione non è qualcosa che si racconta, è qualcosa che si suscita. Ma parlare di indicibilità prima di aver sperimentato ogni risorsa narrativa mi sembra rinunciatario.

Benvenute allora le domande "inopportune", "anacronistiche", benvenuti gli azzardi. Chi ha detto che prima di mettere in comune le proprie idee bisogna aspettare che siano ben sistemate? E chi avrebbe titolo per dirlo? Questione di autorevolezza culturale e esistenziale, certo, ma anche di ruoli istituzionali, relazioni, assertività personale, poteri, visibilità.

Mi ha colpito in questo libro il discorso di Anna Rossi-Doria sul rapporto femminismo/democrazia, esaminato con uno sguardo che mi sembra possa essere esteso al ´67-68. Ho sempre considerato una conquista l´abbandono dell´idea secondo cui la libertà delle persone dipende esclusivamente dalla loro posizione economica e lavorativa; ma leggendo i rilievi dell´autrice sulla mancata analisi delle differenze di classe e di cultura fra donne, mi chiedo se quella conquista non abbia involontariamente contribuito a eludere la questione. Lo stesso vale per l´informalità nel movimento; abbiamo tutte diffidato delle regole e degli organigrammi, ma il rifiuto di averne, scrive Rossi-Doria, ha incentivato forme di leadership carismatica e una fusionalità soffocante: presupporre una parità che non c´è, è la peggiore caricatura della democrazia.

Anche sul ruolo della psicoanalisi, amata/odiata, smontata e ripensata, la messa a fuoco sui rapporti scelta da Manuela Fraire e Lea Melandri funziona, e così il confronto con altri paesi proposto da Elda Guerra, in un viaggio attraverso le molte origini e i molti inizi del femminismo.

Fra i contributi più corposi, quello di Emma Baeri sulle lotte contro l´installazione di missili Nato a Comiso in risposta agli SS20 sovietici puntati verso l´Europa occidentale. Siamo nei primi anni Ottanta, nel pieno della mobilitazione pacifista internazionale, e in Sicilia nasce un "disarmismo" femminista che stringe rapporti con altri gruppi, soprattutto inglesi, e pratica forme di lotta inedite. Come il blocco dell´aeroporto Magliocco con una rete di fili colorati, a sostegno delle donne che nell´ottobre 1982 accerchiano la base di Greenham, appendendo alla recinzione indumenti, fotografie, pentole, ogni sorta di pacifici oggetti domestici. Forse qualcuno ricorda la grande manifestazione dell´8 marzo 1983 a Comiso. Eppure, l´anno dopo, un intervento della Libreria delle donne si dava per titolo "Inizio di un discorso sulle guerra e sulle donne". Inizio? Evidentemente le donne di Comiso erano diventate invisibili persino alle loro simili, scrive Baeri. Difficile non vedere qui un altro problema di democrazia.

Fra gli aspetti più interessanti, la presenza di giovani ricercatrici: forse è l´età, anche se non solo l´età, che permette a Elena Petricola uno sguardo sereno sulle femministe militanti dei gruppi extraparlamentari, strette fra la diffidenza delle femministe "originarie" e quella dei compagni, rischio comune per chi vuol fare da ponte fra realtà diverse. Come scriveva Alexander Langer nel 1964 a proposito dei due nazionalismi contrapposti in Sud-Tirolo, se si vogliono cercare soluzioni equilibrate e aperte all´altro, «bisogna accettare di essere chiamati traditori».

Altrettanto serenamente Liliana Ellena racconta il movimento dei consultori e il femminismo sindacale, nato a Torino e coprotagonista di molte lotte. Ancora Petricola e Ellena, insieme a Luisa Passerini, presentano un testo in cui la differenza generazionale è misurata su più terreni, in particolare sulla concezione del corpo. Che Passerini dipana poi in una riflessione metodologica personale sui modi (casuali, strutturati, densi di fisicità, disincarnati) in cui le italiane entrano in rapporto prima con il femminismo americano, poi con le francesi. Infine Carmen Leccardi affronta il tema della vita quotidiana con un occhio agli anni Settanta e uno al presente, concludendo che l´incertezza del futuro ha ormai trasformato questo ambito nell´ultima riserva per l´invenzione e la trasformazione.

Non è una guida all´ortodossia femminista, questo libro, poco sentenzioso, su certi aspetti eterogeneo, con saggi che a mio parere indugiano troppo sulle controversie di un tempo e altri più mirati all´oggi, con valutazioni diverse sulle fonti. Eppure trasmette un senso di coesione. Sarà l´interesse a esperienze internazionali e al rapporto con la politica, sarà il largo ricorso alla memoria autobiografica – peccato per il linguaggio, a volte ancora infiltrato di gergalismi e poco accogliente. Sarà il tono un po´ guardingo, quasi un tenersi a distanza di sicurezza da temi ritenuti inappropriati – con qualche motivo, visto che la pluralità delle memorie e delle verità è spesso sboccata nella contrapposizione frontale. Ci mancano, purtroppo, stili di conflitto capaci di non rendere irreversibili le tensioni, di elevare il tasso di democrazia nel confronto fra noi e dentro di noi, capaci insomma di contemplare sempre la tregua.

Ma è anche una questione di sostanza: esplicitamente o meno, il "cattivo" della storia mi sembra la Libreria delle donne di Milano, il gruppo italiano più influente, che spostando l´accento sul simbolico, avrebbe scacciato il corpo, la politica, il pensiero libero, e decretato i criteri della rispettabilità femminista e della legittimità nella ricerca. Quanto sia e sia stato così, è una domanda cui probabilmente le giovani applicano uno sguardo più leggero.

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile